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Il testamento politico di Roberto Bruni: “Cambiare con saggezza” fotogallery

Un ritratto dell'avvocato a più mani. Pubblichiamo i testi integrali degli interventi alla commemorazione del sindaco socialista

funerali Bruni

La città gli ha riservato un lungo e commosso applauso. A piangerlo sono i colleghi avvocati, i politici e gli amministratori che negli anni ne hanno apprezzato le doti, umane e professionali. Ma anche i cittadini comuni, che non hanno dimenticato il suo amore per Bergamo. Un amore corrisposto, perché giovedì pomeriggio, 12 settembre, in centinaia hanno affollato il cortile di Palazzo Frizzoni per dare l’ultimo saluto all’avvocato ed ex sindaco Roberto Bruni, scomparso martedì all’età di 70 anni dopo una lunga malattia.

Una partecipazione che è “segno di affetto e della stima trasversale per Roberto” ha detto il sindaco Giorgio Gori aprendo la commemorazione civile, durante la quale – davanti alla moglie Maria Teresa e alle figlie Barbara e Federica – sono intervenute alcune delle persone più vicine a Bruni.

Abbiamo raccolto alcuni di questi interventi. A cominciare dall’amico e collega Carlo Salvioni, presidente del Comitato Antifascista. “Non me ne vogliano i colleghi, ma Roberto – ha detto Salvioni – è stato il miglior avvocato penalista della sua generazione”.

Poi l’affettuoso ritratto di Giorgio Gori (“con lui mi sentivo sicuro, ad ogni dubbio ho chiesto un suo consiglio”), dell’assessore alla cultura Nadia Ghisalberti e le parole dell’europarlamentare Pia Locatelli e della deputata Elena Carnevali, compagne di mille e più battaglie politiche. Tutti, uno dopo l’altro, hanno voluto rendere omaggio a quell’uomo “autorevole ma non autoritario”, “mite ma rigoroso”, “fedele ai suoi ideali di libertà e giustizia sociale”, “perché ad ognuno – a prescindere dal genere, dalla provenienza, dalla condizione sociale, dal credo politico e religioso – siano assicurati lo stesso rispetto e le stesse opportunità”.

Un lungo e commosso saluto, accompagnato nel finale dalle nostalgiche note di John Lennon e della sua ‘Imagine’. Scelta tutt’altro che casuale.

L'intervento di Carlo Salvioni
Salvioni ai funerali di Bruni

SALVIONI: “BRUNI, IL MIGLIORE AVVOCATO PENALISTA DELLA SUA GENERAZIONE”

“Quasi un anno fa Roberto Bruni, con un memorabile discorso, ricordava l’amico e il compagno di vita Paolo Crivelli, che ci aveva lasciati. Oggi il difficile compito di ricordare Roberto alle sue esequie è stato affidato a me e ringrazio Maria Teresa, Barbara e Chicca, nonché Giorgio Gori, per l’onore che mi è stato concesso. Non so se sarò all’altezza, ma spero che mi ascolterete con benevolenza.

In questi giorni che sono seguiti alla sua scomparsa, i media cittadini e non solo hanno dedicato alla sua figura e alla vicenda della sua vita un’attenzione pienamente giustificata dall’importanza che Roberto ha avuto nelle vicende della nostra comunità a partire dalla metà degli anni Settanta fino ad oggi. Non starò quindi a ripetere quello che avete già letto e sentito, ma cercherò di ricordare qualche episodio meno noto e soprattutto porre alla vostra attenzione il significato e l’importanza del suo esempio e del suo lascito a tutti noi in tempi non proprio edificanti della vicenda del nostro amato e deprecato paese.

Ho conosciuto Roberto nel 1970, quando venne, insieme ad un amico, ad iscriversi al PSI. Ero allora il segretario della sezione Bergamo-Centro “Carlo Zilocchi”, e quindi il segretario cittadino del partito, e fui ben contento che due giovani universitari volessero impegnarsi in politica proprio all’indomani di elezioni regionali e amministrative i cui esiti erano stati molto deludenti per il PSI. Capii che avevo a che fare con dei giovani particolarmente preparati e quindi chiesi loro di impegnarsi subito nella militanza attiva affidando ad entrambi un compito piuttosto gravoso. Quello di preparare uno studio sui risultati elettorali in città confrontandoli con quelli delle precedenti elezioni. Dopo qualche tempo Roberto tornò e mi portò il lavoro commissionatogli. Non c’è bisogno di dire che era stato svolto egregiamente. Questo è sempre stato Roberto.

Quando negli anni successivi ebbi l’occasione di collaborare con lui e suo padre Eugenio nelle difese degli imputati nei processi di terrorismo, fui sempre impressionato dalla sua profonda conoscenza dei fascicoli processuali. Ne conosceva anche le virgole! Quell’impegno, penso al processo per l’omicidio dell’appuntato dei carabinieri Guerrieri (il fatto più grave avvenuto a Bergamo) o al cosiddetto “processone” con decine di imputati, celebrato nell’aula bunker del carcere di via Gleno, creò fra di noi una conoscenza più approfondita e un’amicizia che le vicende della comune militanza socialista resero più profonda.

Roberto era entrato in Consiglio comunale nel 1981 con Albero Galli a seguito delle dimissioni di Andrea Tosi e Silvana Tacchio. In quella amministrazione il PSI era all’opposizione di una Giunta DC-PRI, ma il sindaco Giorgio Zaccarelli non aveva fatto mistero del suo desiderio di allargare la maggioranza ai socialisti. Fu quindi un quinquennio di preparazione alla ripresa della collaborazione tra PSI e DC che si era bruscamente interrotta nel 1969 dopo l’approvazione del piano Astegno e la nuova scissione socialdemocratica.

Salvioni ai funerali di Bruni

Bisognava stare all’opposizione ma nello stesso tempo mostrarsi forza di governo. Roberto, con il suo equilibrio e la sua sempre accurata conoscenza dei dossier, diede una grossa mano all’elaborazione e attuazione di quella linea politica. Così come nel quinquennio successivo, quando tornammo al governo della città, Roberto, dai banchi del Consiglio, si segnalò per la leale collaborazione e il pieno sostegno della maggioranza senza rinunciare ad iniziative e stimoli nei confronti della Giunta. Nel 1990 ci ritrovammo insieme nella Giunta Galizzi, lui al Personale e io alla Cultura.

Fu un quinquennio molto difficile, segnato dalla stagione di ‘Mani Pulite’. Il PSI, come gli alti partiti che avevano fatto Resistenza e la Repubblica, era scomparso, cento anni dopo la sua nascita. E ci ritrovammo soli, minacciati tutti i giorni dalle visite in Comune di Polizia, Guardia di Finanza e Carabinieri, che sequestravano verbali, fascicoli, perché i cittadini, per qualsiasi problema o contenzioso con l’amministrazione, si rivolgevano alla Procura e non al tribunale civile o amministrativo. Le opposizioni di destra e sinistra chiedevano ogni giorno le nostre dimissioni, in quanto, a seguito di quel che stava accadendo nel Paese, non saremmo più stati legittimati.

Erano giorni drammatici e il sindaco Galizzi convocò una riunione di tutta la maggioranza per decidere se continuare fino alla fine del mandato o lasciare. C’erano molti dubbi tra i gruppi consiliari e anche Roberto con la sua grande sensibilità politica e morale ne manifestò qualcuno. Poi, alla fine, la decisione fu di continuare. E fu un bene. Del resto, nessuno di noi aveva ricevuto avvisi di garanzia né risultavano istruttorie in corso né tantomeno rinvii a giudizio. Dico che fu un bene, perché alle elezioni successive fu eletto sindaco Guido Vicentini alla testa di una coalizione di centrosinistra. Non c’è dubbio che questa  vicenda, che avevamo condiviso anche con Paolo Crivelli, Pia Locatelli, Pinuccio Ricucci e poi anche Fabio Castellozzi e Valeria Bettoni, rafforzò ulteriormente i nostri legami di amicizia e solidarietà.

Per me la politica nelle istituzioni elettiva era finita, ma a Roberto, invece, molto più giovane, la vita riservava gli incarichi più importanti. È inutile che vi ricordi, quindi, la sua candidatura al Parlamento nel 2001l, la sua elezione a sindaco, il primo socialista nella storia di Bergamo, nel 2004 e poi a Consigliere regionale nel 2013. Di questo hanno parlato i giornali e gli altri media diffusamente.

Avevo detto che avrei parlato del lascito di Roberto alla nostra comunità. Vorrei dire subito che, non me ne vogliano i colleghi, Roberto è stato il miglior avvocato penalista della sua generazione. Ha difeso sempre tutti quelli che gli hanno chiesto la sua opera con la medesima applicazione. Indipendentemente dalle loro possibilità economiche. E lasciatemelo dire, questo è già tanto. Ma, figlio di una borghesia delle professioni di segno progressista, si è speso per gli altri impegnandosi nella cosa pubblica fino all’ultimo, con l’incarico di Presidente della SACBO, dimostrando così che non è vero o meglio non è stato così vero che la politica sia appannaggio solo di fannulloni o incapaci, ma è un altissimo servizio da rendere alla collettività. E anche questo non è poco. Ha operato, nell’azione politica e amministrativa, sempre con grande coerenza, fedele ai valori di libertà e giustizia sociale, trasmessagli dalla sua famiglia a corredo del profondo sentimento antifascista testimoniato anche dalla sua appartenenza all’ANPI.

Salvioni ai funerali di Bruni

La sua fierezza di essere parte della storia del socialismo democratico e liberale ci fa comprendere come il suo riformismo non fosse mai opportunismo o cedimento, ma radicalità, che però doveva affermarsi con il necessario gradualismo e con la conquista del consenso. Ed è anche questo è una lezione per tutti coloro che desiderano fregiarsi di quel titolo. Si è anche detto che Roberto era un mite. Ed è vero, ma solo in parte. Sapeva anche indignarsi ed esprimere una forte collera per comportamenti che riteneva prevaricatori e intollerabili. Ci sono stati episodi nella sua vita in questo senso a cui mi è capitato di assistere.

E permettetemi di concludere questo mio intervento ricordando un viaggio a Montevideo che feci con Roberto e Maria Teresa e altri amici, organizzato dall’istituto Fernando Santi, in occasione del bicentenario della nascita di Garibaldi.

Era l’incontro tra due città garibaldine, Bergamo e Montevideo. Roberto era commosso per l’accoglienza che fecero al sindaco di Bergamo le nostre comunità di emigranti e indignato quando il sindaco di Montevideo raccontò delle incarcerazioni senza processo e delle torture subite dagli oppositori durante il regime della dittatura militare coeva a quella Argentina. Anche quello fu un momento indimenticabile di condivisione di amicizia con Roberto e Maria Teresa.

Caro Roberto, la tua dipartita ci lascia più soli e non è vuota retorica. Dopo Giuliano Mazzoleni e Paolo Crivelli in rapida sequenza il destino ha voluto che fosse venuto anche il tuo momento. È tutta una generazione di socialisti che chiude la sua avventura umana e politica. Non credo proprio che questi amici e compagni abbiano demeritato. Anzi, a te Roberto, come a loro, va il mio ringraziamento per quello che hai fatto, per tutto quello che avete fatto, con la certezza che la memoria di ciò che è stato compiuto non andrà perduta, così come la responsabilità che con coraggio in tanti momenti vi siete assunta.

Diceva José Saramago che ‘noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere'”.

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