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Perché al varo di una nave si rompe una bottiglia di vino

Luca Stroppa per il blog Wineshop.it spiega perché al varo di una nave si rompe una bottiglia di vino.

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Luca Stroppa per il blog Wineshop.it spiega perché al varo di una nave si rompe una bottiglia di vino.

Il varo di una nuova imbarcazione prevede come rito benaugurante la rottura di una bottiglia di vino. Questo rituale è ben noto ma c’è una domanda che affligge noi winelover: perché proprio il vino? Non è facile per noi vedere andare in frantumi tanto ben di Dio. Per questo abbiamo deciso di approfondire la questione e scoprire le ragioni che si nascondo dietro questa usanza.

Il varo è quell’evento con cui una nuova imbarcazione entra per la prima volta in mare, pronta per accogliere marinai e ospiti. Solitamente questa cerimonia è accompagnata da una sorta di battesimo in cui viene annunciato il nome della nave. Per concludere si infrange una bottiglia di vino contro la prua.

Si tratta di una tradizione antichissima che però, nel corso dei secoli, ha subito importanti variazioni. Originariamente, infatti, il rito prevedeva che venisse sacrificato un animale e il suo sangue sparso sulla prua. Un sacrificio in onore degli dei che, in questo modo, avrebbero protetto la nave e il suo equipaggio dalle intemperie e dalle difficoltà che avrebbero potuto incontrare durante il viaggio. Addirittura, i Romani, oltre al sacrificio dell’animale, erano soliti spargere lungo le loro imbarcazioni occhi di cinghiali, cigni o delfini come dono alla barca. Il significato risiede ancora una volta nelle possibili difficoltà incontrate durante la navigazione: dotare la nave di occhi era un tentativo di garantire maggiore sicurezza, soprattutto quando la visibilità era scarsa e il marinaio non era in grado di riconoscere la rotta. In questi casi, si credeva che gli “occhi della nave” avrebbero permesso di intraprendere il tragitto corretto.

Col tempo si affermò anche una versione che possiamo definire “cristiana” di questa cerimonia: alti prelati venivano invitati a benedire e a “battezzare” la nave, con l’imposizione del nome per sancire il suo riconoscimento e il suo ingresso nel mondo marino.

Solo nel XIX secolo si cominciò a ricorrere al vino, solitamente rosso. Le bottiglie di vino rosso venivano infrante sulla prua della nave in una sorta di riproposizione metaforica delle cerimonie originarie: il vino rosso, sparso a causa della rottura della bottiglia, rappresentava il sangue dell’animale sacrificato. Attenzione, se la bottiglia, per i più svariati motivi, non si fosse rotta era considerato un segnale negativo, tanto che diverse imbarcazioni non si misero in navigazione per evitare eventi sfortunati. La rottura della bottiglia era invece interpretata come una benedizione e un segnale di protezione divina.

Oggi questo rituale ha assunto connotati sempre più “spettacolari”. Spesso le navi sono inaugurate da personaggi dello spettacolo, dello sport e del mondo del cinema. In questa “spettacolarizzazione” del rituale del varo anche la bottiglia di vino da infrangere è stata sostituita: dal vino rosso si è passati alle più festose e “spettacolari” bollicine, in particolare allo champagne.

Si è conservata comunque l’idea che la rottura o meno della bottiglia sia un presagio circa l’esito del viaggio: se la bottiglia si rompe non ci saranno problemi, altrimenti …

Una credenza spesso rafforzata da alcuni episodi di cronaca. Ad esempio, pare che nel 1912 al momento del varo del Titanic qualcosa andò storto e la bottiglia di vino non si ruppe. Quello che successe qualche giorno dopo è ben noto a tutti, tanto che anche all’epoca provocò forti tensioni nell’opinione pubblica.

Se hai assistito al varo di un’imbarcazione, dopo aver letto questo articolo, potrai sicuramente avere un’idea più chiara della cerimonia a cui hai partecipato.

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