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Metalmeccanici, anche Bergamo paga Brexit e dazi; Fim Cisl: “Preoccupati per il futuro”

“La sola ripresa è quella delle Casse”. Nieri: “abbiamo grandi preoccupazioni per il futuro”

“Dopo un 2018 caratterizzato da una significativa riduzione di casse e strumenti affini, nel primo semestre di quest’anno registriamo una ripresa dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali, riuscendo così, purtroppo, a concretizzare le nostre peggiori preoccupazioni”.

Luca Nieri, segretario generale di Fim Cisl Bergamo, riassume così la ponderosa relazione che la segreteria regionale dei metalmeccanici Cisl ha presentato nella mattina di lunedì 9 settembre in conferenza stampa a Milano e relativa all’andamento del mercato occupazionale del settore.

Secondo la ricerca, nel 1° semestre 2019 sono state colpite dalla crisi 375 aziende (259 nel semestre precedente) e 16.502 lavoratori (9.647 nel periodo precedente).
Aumenta anche il numero delle imprese coinvolte dalla cassa integrazione ordinaria, 316 aziende rispetto alle 221 del semestre precedente e aumenta il numero di lavoratori coinvolti (12.656 contro i 7.698 del semestre precedente). Sale il totale delle aziende con ricorso alla cassa integrazione straordinaria, che viene utilizzata da 25 aziende (22 nel semestre precedente) e cresce significativamente il numero dei lavoratori coinvolti che sale a quota 2.620 (1.526 nel semestre precedente).
È pesante anche il ricorso alla mobilità che sale a quota 34 aziende (18 nel semestre precedente) con un impatto fortemente negativo sul numero dei licenziamenti che si attesta a 1.226 (423 nel semestre precedente).

“I dati – si legge nella nota regionale – dimostrano che diverse imprese non sono riuscite a consolidare i precedenti segnali di ripresa, assestandosi su livelli di attività inferiori che non consentono quella crescita occupazionale di cui, invece, avremmo bisogno per riassorbire le troppe persone rimaste senza lavoro in questi ultimi anni. La nuova impennata del ricorso a cigo, cigs e mobilita, dopo il rallentamento dello scorso semestre, e un segnale preoccupante per la prospettiva industriale e occupazionale, anche considerando che in diverse situazioni si sta arrivando al termine della disponibilità degli ammortizzatori sociali conservativi”.

A livello regionale, i territori maggiormente coinvolti nel semestre sono quelli di Milano (41,91%), Lecco (13,30%), Brianza (12,90%) e Brescia (10,11%).
Seguono Varese, Lodi, Bergamo e Como con il 4% circa e poi gli altri territori con sospensioni minori.

Pur se “toccata” meno che in altre provincie, Bergamo, registra un peggioramento della produzione metalmeccanica sul primo trimestre del 2018 del – 2,1% e un grado di utilizzo degli impianti in riduzione del – 1,9% ( dal 79,2% al 77,3%).

“La flessione dei volumi produttivi – dice ancora Nieri – è dovuta principalmente al rallentamento di alcuni settori specifici (auto-motive e elettrodomestici in particolare, ricordiamo che il settore auto era stato la locomotiva della ripresa), alla contrazione della crescita mondiale, ad una Germania in frenata (dove noi esportiamo circa il 14% dei prodotti manifatturieri metalmeccanici), a politiche commerciali legate ai dazi tra Usa e Cina, alla Brexit, tutti elementi che pesano in maniera rilevante su aziende che hanno un fatturato orientato all’export. Per contro oggi i consumi interni sono ancora ai minimi storici e non sono in grado di sopperire al rallentamento dell’export”.

Uno scenario più volte denunciato, “che ha visto la miopia del mondo politico, facendo venir meno un clima di fiducia che ha visto con il rallentamento dell’export rallentare anche investimenti e scorte, interrompendo una fase di transizione che stava portando la nostra manifattura tradizionale e livelli di eccellenza, transizione fondamentale per una maggior competitività sui mercati internazionali e percorso da non interrompere”.

“Il secondo semestre – conclude il segretario Fim Cisl bergamasco – rischia di riscontrare segnali di ulteriore peggioramento”.

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