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Con Gasperini è Bergamo ancora più alta: caro mister, facci divertire ancora

Gasp è il primo allenatore a portare l'Atalanta in Europa per tre volte consecutive. E Palazzo Frizzoni gli conferisce la cittadinanza onoraria

La cittadinanza onoraria di Bergamo a Gian Piero Gasperini? Un po’ come le Mura diventate, due anni fa, patrimonio Unesco…

Certo, loro, le Mura venete, hanno impiegato più di cinquecento anni per meritarsi il titolo di patrimonio dell’umanità, ma sono da sempre un simbolo di Bergamo. Inconfondibile. Una firma unica, il vero marchio di fabbrica nello skyline di Città Alta, che senza le Mura perderebbe molto del suo fascino.

E Gasp cosa c’entra? Non è un’eresia affermare che l’allenatore dell’Atalanta, di questa Atalanta, è ormai diventato un patrimonio della città. Perciò, tifosi atalantini o no, il Consiglio comunale di Bergamo ha preso al volo l’assist del sindaco Giorgio Gori e deciso all’unanimità di conferirgli la cittadinanza onoraria: lunedì 9 settembre a Palazzo Frizzoni la cerimonia, fischio d’inizio alle 18,30.

Con Gasp è Bergamo Alta, anzi Altissima come l’Atalanta non era mai stata in 112 anni (li compirà il prossimo 17 ottobre) di storia della società nerazzurra, con quel terzo posto forse irripetibile, chissà. Ma non è proprio casuale, visto che due anni fa la Dea era arrivata quarta in Serie A, appena sotto il podio delle grandi.

Gian Piero Gasperini è il primo allenatore che per tre anni consecutivi porta l’Atalanta in Europa. Non è proprio una passeggiata, eppure… Ricordate il coro dei tifosi al ritorno di Percassi alla guida della società nerazzurra: “Portaci, portaci in Europa, oh Percassi portaci in Europa”.
Mentre il presidente ripeteva (e scandisce ancora a chiare lettere, a chi lo intervista ieri, oggi e domani) il suo slogan preferito: “Europa? Pensiamo a salvarci”. Detto, fatto. L’Atalanta spesso e volentieri a Natale è già salva e il suo mister, che al debutto sulla panchina nerazzurra dopo tre sconfitte nelle prime quattro partite rischiava di non mangiare il panettone, ogni anno alza l’asticella. Altro che Europa, come chiedevano i tifosi, qui si fa la Champions…

Per Gasp è intanto una piccola rivincita, lui che nel 2011 aveva assaporato per una sola partita il clima Champions, quando l’Inter aveva affrontato il Trabzonspor. Un’esperienza sicuramente dimenticabile e archiviata. Gasperini a Milano tornerà, otto anni dopo, stessi colori ma storia un po’ diversa. La squadra non è un’eredità di Mourinho ma è tutta plasmata da lui, per il più bel calcio visto finora a Bergamo.

Ora prova a esportarlo al “Meazza” (il grande Giuseppe Meazza, ex giocatore di Inter, Milan ma anche Atalanta, che ha pure allenato nel 1945-46), cioè alla Scala del calcio. Dove per la verità ultimamente il pubblico non è gratificato da spettacoli eccelsi: un motivo in più per provare a stupire ancora, anche nella coppa più difficile, in quella Champions che rispetto alla Serie A, come sostengono molti e lo stesso Gasp, è proprio un altro calcio.

Comunque l’Atalanta si presenta alla sua prima Champions innanzitutto confermando più o meno in blocco la squadra che se l’è conquistata.

E, soprattutto, in sella c’è sempre Gian Piero Gasperini: al quarto anno a Bergamo, il suo primo record stagionale è la permanenza qui, per continuare e cavalcare il sogno Champions. Perché, se è vero che la campagna trasferimenti non si è chiusa con il botto, però il primo colpo era stato appunto la ripartenza (si dice così, no?) dal Gasp 4°. Tutt’altro che semplice, nella stagione in cui Juve, Inter, Roma, Milan hanno cambiato la guida tecnica e avrebbero potuto portarcelo via.

Restiamo pure in Serie A, come chiede il presidente. Però, caro GaspBergamo, facci divertire ancora. Con l’inno della Champions sarà un’emozione speciale.

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