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Gasp: “Scirea, un normale rivoluzionario, tecnica straordinaria. E mai una polemica”

L'allenatore dell'Atalanta ricorda l'ex atalantino e juventino alla presentazione del libro di Darwin Pastorin, giornalista-amico: "Quando lo intervistavo era lui a dire grazie"

Chi era Gaetano Scirea? “Il gentiluomo”, così lo definisce Darwin Pastorin nel sottotitolo del suo libro, “Un rivoluzionario”, aggiunge Gian Piero Gasperini, che così sintetizza la grandezza di un giocatore “come oggi non se ne vedono più. Se pensiamo che prima il ruolo veniva interpretato in maniera esclusivamente difensiva, penso a Cera o a Picchi. E forse, dopo di lui, in Italia solo Franco Baresi è stato a quei livelli. Scirea” aggiunge Gasperini “era un precursore, era assolutamente moderno, avanti per quei tempi e sarebbe anche oggi un grandissimo giocatore. Non avrebbe nessun problema nel calcio di oggi, lui che era nato come centrocampista. All’epoca i difensori pensavano solo a difendere, a non far giocare l’avversario, non a costruire il gioco. Gaetano ha stravolto il ruolo del libero, con molta intelligenza. Ed è stata una grande forza per la Juve, per la Nazionale, basti ricordare la finale mondiale del 1982 e il gol di Tardelli ne è un esempio, determinante la sua partecipazione all’azione”.

L’incontro al Liceo Secco Suardo di via Maj a Bergamo, con i professori Angelo Mapelli e Olimpo Talarico a fare da padroni di casa, prende spunto dalla ricorrenza dei 30 anni dalla morte di Gaetano Scirea, a cui Darwin Pastorin dedica il suo libro di pensieri, aneddoti, ricordi, scritti più dall’amico che dal giornalista visto che “allora tra calciatori e giornalisti c’erano meno filtri, a fine allenamento avvicinavi quello che volevi intervistare e si creavano rapporti di amicizia che duravano nel tempo. Oggi invece è tutto molto più complicato…”.

In cattedra la palla, cioè il microfono, passa subito a Gasperini, che arriva accompagnato dalla moglie Cristina ed è un po’ (assieme a Scirea) il protagonista della serata. Ricorda Gasp: “Io giocavo nella Primavera e allora le rose delle squadre erano di 16-17 giocatori, c’erano solo due sostituzioni e io spesso ero tra i fortunati che si allenavano con la prima squadra, con quella Juve che era mezza Nazionale nel 1982 e ancora prima nel 1978, una squadra ancora più bella, sempre con Bearzot, di quella campione del mondo. E alla Juve Trapattoni era all’inizio della sua avventura, c’era anche una grande rivalità con il Torino di Radice. Io partecipai a qualche partita di Coppa Italia, la Juve vinse il campionato e ricordo che negli allenamenti una volta per sbaglio feci un tunnel a Furino, un gesto che mi costò tante di quelle scarpate…giocavi con gente che non ci stava a perdere mai. Scirea e Cabrini venivano dall’Atalanta e devo dire che Scirea mi ha sempre aiutato e sostenuto, è quello che gli riconoscono tutti: la sua grandezza a livello umano. E perciò il suo ricordo rimane forte anche oggi. Era un giocatore completo”, continua Gasp ” e giocava sempre per la squadra, se un compagno sbagliava lui andava e cercava di rimediare. Mai una polemica e questo è un valore grandissimo. Scirea era sempre propositivo, vedete nell’azione del gol alla Germania nella finale mondiale, quando passa la palla a Tardelli: aveva una capacità speciale di ribaltare l’azione, dalla fase difensiva a quella offensiva. Un giocatore così… faccio fatica oggi a trovarne uno così straordinario, con quella tecnica. Eppure era sempre una persona normale, cordiale con tutti”.

Interviene Tullio Gritti, il vice di Gasperini all’Atalanta: “Posso solo dire che Scirea è stato un grande, certo quando affrontavo la Juve…io come attaccante venivo marcato da Brio, da Favero. Quante botte ho preso…”.

Pastorin, brasiliano di nascita poi trasferito in Italia a Torino, fin dal liceo con la passione del giornalismo sportivo, cita Luis Sepulveda per fotografare l’amico Gaetano Scirea: “Era il pane in tavola, il bene più prezioso da condividere. Gaetano nella sua grandezza era una persona molto semplice. Allora la Juve era fatta da quattro persone, da Boniperti all’addetto stampa. Scirea rispondeva a tutti e quando lo intervistavamo alla fine era lui a dire grazie. Come dice Ivano Fossati in una delle sue canzoni, c’è un tempo perfetto per fare silenzio: ecco, Scirea non aveva bisogno di urlare, di andare sui social o parlare attraverso la moglie procuratore. Gaetano parlava con la forza del suo silenzio e allora altri due personaggi erano molto simili a lui, Dino Zoff e Enzo Bearzot. Il citì che alla fine riuscii comunque a intervistare anche se il Guerin Sportivo gli era contro. Grande Bearzot, quando lo cercai al telefono rispose: A uno che si chiama Darwin non posso dire di no”…

Pastorin ripassa poi la palla a Gasp. O meglio, spiega, collegandolo a Scirea: “Gian Piero Gasperini è un orgoglio per il nostro calcio, anche lui non ama i proclami”.

La conclusione è, naturalmente, con uno sguardo alla Champions, sogno ormai fra pochi giorni realtà che tutta Bergamo sta vivendo stretta attorno alla squadra e al suo allenatore, che lunedì in Comune riceverà dal sindaco Gori la cittadinanza onoraria di Bergamo.

Gasperini raccoglie la palla: “Adesso c’è un clima di attesa, tanti giocatori sono impegnati con le nazionali, ci alleniamo in pochi. Entreremo fra breve in un frullatore di partite che aspettiamo da tempo. C’è un entusiasmo incredibile in città, da parte nostra la voglia di essere protagonisti, di fare bene. Dalla prossima settimana non ci sarà più tempo per pensare, però siamo pronti, i ragazzi sono attenti e concentrati”.

Applauso e caccia all’autografo.

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