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Sette locali chiusi in 5 mesi, il questore: “Lo faccio anche per il bene dei ragazzi”

Maurizio Auriemma: "Non sono un bacchettone, le regole vanno rispettate"

Da quando è arrivato a Bergamo cinque mesi fa ha già disposto la chiusura, per diversi periodi di tempo, di sette locali tra Bergamo e provincia. Una sorta di record di cui il questore Maurizio Auriemma non si vanta: “Spiace quando si arriva a decisioni di questo tipo, ma ci sono regole che troppo spesso non vengono rispettate”.

Pizza Hot di Bergamo per due volte, Sirah di Pianico, Setai di Orio al Serio, Costez di Telgate, Mundo Latino di Bergamo e Cubo Cafè sempre in città: questi gli esercizi finiti nel mirino del numero uno di via Noli dallo scorso 25 marzo, giorno del suo insediamento. Tutti colpiti da un provvedimento di sospensione dell’attività che va da un minimo di un weekend fino a un massimo di tre mesi (nel caso del Setai, dopo la tragedia di Azzano).

I motivi sono sempre gli stessi: somministrazione di alcol a minorenni oppure oltre l’orario consentito, litigi e risse, o ancora musica sparata a tutto volume dopo gli orari stabiliti.

Partiamo dall’ultimo, come mai si è arrivati alla chiusura del Cubo Cafè di via Oprandi?

“Nella serata di venerdì scorso siamo intervenuti per un controllo con una nostra pattuglia e non erano state riscontrate irregolarità. Poi, verso le 3 di notte, alcuni residenti ci hanno chiamato e siamo dovuti tornare. Questa volta per una rissa, e tra i coinvolti c’era un vocalist del locale stesso. Inoltre i miei uomini hanno visto giovanissimi già ubriachi, che continuavano comunque ad acquistare tranquillamente bevande alcoliche. Poi la musica, ancora accesa dopo le tre e mezza, l’orario limite secondo l’accordo con il Comune. Un po’ troppo, direi”.

Quante volte siete stati in questo locale? 

“Da marzo 2018 a fine agosto siamo dovuti intervenire ben undici volte per situazioni simili a quella dell’altra sera. Quindi i problemi all’interno di quella struttura non sono affatto una novità e la decisione di chiuderla arriva appunto al termine di un percorso piuttosto complicato”.

In cinque mesi ha fatto chiudere sette attività tra città e provincia. C’è chi la definisce un po’ bacchettone… 

“Assolutamente no. Non è mai un piacere prendere questo tipo di provvedimenti, perchè vanno a interrompere un’attività lavorativa e di divertimento per i ragazzi. Però ci sono regole che vanno rispettate e noi abbiamo il compito di controllare che ciò avvenga. Preciso che la questura di Bergamo è da sempre attenta a queste situazioni. Magari ora le chiusure fanno più clamore perchè ci sono stati due ragazzini deceduti ad Azzano”.

I controlli di polizia sono più frequenti rispetto al passato?

“Questo non lo so. Comunque li eseguiamo anche per il bene dei clienti, spesso giovanissimi. Il dato incoraggiante è che nella maggior parte dei casi danno esito negativo. Lo scorso fine settimana, per esempio, siamo stati in sette locali serali e solo il Cubo Cafè è stato chiuso. In un pub abbiamo individuato un soggetto colpito da provvedimento di cattura che abbiamo portato in carcere, ma in questo caso l’esercizio non è stato sanzionato poiché il titolare non può conoscere ognuno dei presenti”.

Cosa risponde a chi lavora in questi locali e con i provvedimenti di chiusura si ritrova senza stipendio? 

“Come ho detto non fa mai piacere optare per queste decisioni, ma non vengono prese a caso. Capisco che i gestori debbano fare cassa, ma non possono farlo mettendo in pericolo la vita dei loro avventori. Non è tollerabile, per esempio, che alle 4 di mattina si dia ancora da bere a ragazzini già ubriachi”.

L’alcol è sempre più diffuso tra giovani e giovanissimi, è un problema sociale? 

“Questo non spetta a me dirlo, ma i dati non sono positivi. L’età della prima sbronza purtroppo si è abbassata rispetto a qualche anno fa e i ragazzi crescendo continuano a bere come se nulla fosse. Dobbiamo far passare il messaggio che essere ubriachi e fare confusione non è la normalità”.

I ragazzi bergamaschi quindi non si sanno divertire in modo “sano”?

“No, questo non è vero. Basta girare la città, alta e bassa, per incontrare giovani perbene che trascorrono le serate in allegria senza necessariamente sballarsi o infrangere le regole”.

Sa che per schernirla è stata creata una pagina Facebook dal titolo Il questore di Bergamo che chiude cose

“No, non la conosco ma per curiosità andrò a informarmi. Bisogna sempre essere aggiornati. In ogni caso, per fortuna il mio operato non viene giudicato dal consenso popolare”.

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