BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

“Locali chiusi? Scorretto criminalizzare chi ci lavora ma le regole vanno rispettate”

L'opinione di Luca Viscardi, direttore di Radio Number One con una lunga esperienza professionale nei locali notturni.

Più informazioni su

In cinque mesi la Questura di Bergamo ha già disposto la chiusura di sette locali, prevalentemente operanti nel mondo del divertimento: somministrazione di alcol a minorenni oppure oltre l’orario consentito, litigi e risse, o ancora musica sparata a tutto volume dopo gli orari stabiliti sono state le motivazioni che hanno accompagnato i provvedimenti.

Sulla situazione interviene Luca Viscardi, direttore bergamasco di Radio Number One con un lungo trascorso professionale nel settore dei locali notturni.

“Cercare una risposta al tema che emerge in questi giorni a Bergamo è difficile, complicato e richiede un esercizio di equilibrio degno di un acrobata professionista.

Le ragioni sono molte: invochiamo spesso il rigore della legge, ma poi lo vogliamo davvero solo per ciò che non ci coinvolge personalmente.

Alziamo gli scudi se il questore chiude i locali, ma ci indigniamo e ci chiediamo perché nessuno fosse intervenuto prima, quando ci sono eventi drammatici come quello di Corinaldo di qualche mese fa.

Però allo stesso tempo non è corretto criminalizzare gli imprenditori della notte ed è difficile capire quanto sia giusto che le colpe dei clienti ricadano sui gestori, sopratutto quando ci sono eventi in cui esplode la violenza tra gli avventori fuori dai locali o quando i residenti di alcune aree sono disturbati dagli schiamazzi di chi un locale l’ha già lasciato.

È un tema che vive di mille sfumature, di tanti ‘se’ e ancor più ‘ma’; probabilmente valutando ogni singolo caso troveremmo condizioni molto diverse tra loro e ragioni che partono da presupposti totalmente differenti.

Un bar che fa la discoteca va chiuso o no? Secondo me sì. A tutela di chi lo frequenta, perché le disposizioni di sicurezza sono diverse, ma anche a tutela di chi svolge un lavoro con le necessarie autorizzazioni.

Se i clienti si azzuffano in strada dopo aver lasciato un locale, è corretto che la colpa ricada su chi lo gestisce? In questo caso, l’unica risposta ammissibile è dal mio punto di vista un ‘dipende’.

E in questo modo si aprono mille altre considerazioni: c’è una corretta somministrazione degli alcolici? Viene evitata la circolazione di sostanze stupefacenti? Si può contare sulla qualità dei servizi di sicurezza?

Ho lavorato per 25 anni nelle discoteche di tutta Italia e ho visto le condizioni più disparate: dai locali gestiti come se fossero un’azienda con una precisione e un’attenzione quasi maniacali alle baracche fatiscenti super affollate dove bisognava sperare che tutto andasse bene.

Il mondo della notte ha bisogno di collaborazione, non contrapposizione, i ragazzi che frequentano i locali di persuasione, non di repressione, ma arriva un momento in cui le regole vanno semplicemente applicate.

Non so se la scelta del questore sia corretta oppure no, ma sono felice di non essere al suo posto e di non trovarmi davanti al dubbio della scelta. Ho la certezza che non ne sarei all’altezza”.

© Riproduzione riservata

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.