Chiuso dal questore

Il Cubo Cafè: “Chiediamo collaborazione, si apra un tavolo con le forze dell’ordine”

"Alcol e liti", 30 giorni di stop. I gestori del locale: "Serve un confronto, così difficile lavorare". In un anno e mezzo undici interventi della polizia

Si sentono “presi di mira” e considerati “imprenditori di serie b” i gestori del Cubo Café. Tra venerdì e sabato notte, la Questura di Bergamo ha chiuso ancora una volta il locale di via Oprandi, tra i più frequentati dai giovani: per trenta giorni niente musica e niente drink.

Un provvedimento “esagerato”, lo definiscono: “La nostra clientela viene per divertirsi, ma noi siamo qui per lavorare. Le forze dell’ordine devono far rispettare le regole e tutelare i cittadini, ma anche noi rientriamo in questa categoria. Abbiamo spese da sostenere e venti dipendenti da pagare a fine mese”.

La polizia è entrata nel locale a mezzanotte e mezza per una serie di controlli amministrativi, trovando tutto a posto. “I dipendenti sono assunti regolarmente, abbiamo esposta della cartellonistica che vieta l’ingresso ai minorenni e la vendita di alcolici dopo le 3 di notte, cosa che ribadiamo durante la serata al microfono”, sottolineano i titolari.

Gli accertamenti sono poi proseguiti in altri pub della città, ma nel corso della nottata, a seguito di alcune segnalazioni per liti e aggressioni, le volanti della Polizia di Stato sono tornate sul posto. In uno di questi interventi – hanno fatto sapere le forze dell’ordine – oltre alla presenza di giovani alterati dall’alcol sono state riscontrate infrazioni in materia di somministrazione di alcolici dopo l’orario consentito, e la prosecuzione dell’evento organizzato dal locale oltre le 3.30, violando le prescrizioni imposte dal Comune di Bergamo.

Cubo Cafè chiuso
nella foto: il Cubo Cafè di via Oprandi

I titolari del Cubo Café la pensano diversamente. Dicono di avere sforato “al massimo dieci minuti” nell’orario di chiusura, ma perché stavano parlando con gli agenti. Si difendono mostrando le conversazioni sul telefono con alcuni clienti, pronti a giurare che non sarebbero stati venduti alcolici dopo le 3. Ammettono le tensioni, ma parlano di un semplice battibecco tra giovani, forse a causa di una ragazza. In pratica, uno avrebbe rifilato uno schiaffo all’altro. Allontanato, l’avrebbe poi atteso all’esterno del locale per continuare la lite. Un copione che mette i brividi, pensando a quanto successo poco tempo fa fuori dalla discoteca Setai di Orio al Serio.

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Il questore Maurizio Auriemma, in un’intervista rilasciata a Bergamonews, parla invece di una “rissa” che avrebbe visto coinvolto anche il vocalist del locale. Considerate le segnalazioni ricevute in passato (“da marzo 2018 a fine agosto siamo intervenuti undici volte per situazioni simili a quella di venerdì”) ha optato per la sospensione temporanea della licenza.

Da quando si è insediato lo scorso marzo, sono già sette i locali della provincia colpiti dal provvedimento: Pizza Hot di Bergamo, due volte, Sirah di Pianico, Setai di Orio al Serio, Costez di Telgate, Mundo Latino di Bergamo e il Cubo Cafè. Si va da una semplice weekend fino a tre mesi di interdizione. I motivi? Quasi sempre gli stessi. In particolare smodata somministrazione di bevande alcoliche a soggetti in condizioni fisiche già precarie, fonte di possibili dissidi. “Spiace quando si arriva a decisioni di questo tipo, ma ci sono regole che troppo spesso non vengono rispettate”, taglia corto Auriemma. “Come possiamo star dietro a tutti quelli che escono e si mettono a fare casino nei parcheggi?” replicano i titolari.

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Il pugno duro, secondo alcuni addetti ai lavori, potrebbe anche indurre i gestori dei locali a non avvertire la polizia in situazioni di potenziale pericolo. “Il rischio è questo – avverte il legale del Cubo Cafè Stefano Massimiliano Rovetta, che in mattinata incontrerà i suoi assistiti -. Quel che auspicano è l’apertura di un tavolo con le forze dell’ordine e i colleghi interessati per venirsi incontro, trovare delle modalità d’intervento e affrontare seriamente il tema”. Complesso, ma non certo secondario quando di mezzo c’è la sicurezza.

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