BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

“Scirea, fuoriclasse dentro e fuori dal campo”: l’omaggio di Adelio Moro ed Elio Gustinetti

I due ex calciatori bergamaschi ricordano il campione morto tragicamente il 3 settembre del 1989

“Oggi, 3 settembre, sono passati 30 anni dalla morte di Scirea. E domani, 4 settembre, sono 13 anni dalla scomparsa di Facchetti. Io ho avuto la fortuna di conoscerli entrambi: due ragazzi d’oro, sembravano due fratelli”.

Adelio Moro si emoziona ricordando Gaetano Scirea e non può fare a meno di pensare a Giacinto Facchetti: due fuoriclasse che hanno lasciato il segno nel mondo del calcio, nello sport, come persone per la loro correttezza, prima ancora che per il segno indelebile che hanno tracciato nel mondo del calcio. Due persone speciali. “Li ho conosciuti e sono diventato amico di famiglia e, ripeto, erano molto simili anche per come erano cresciuti, Scirea all’Atalanta e Facchetti classico bergamasco di poche parole ma un esempio per tutti”.

Adelio era un paio d’anni più avanti rispetto a Scirea e non ha giocato assieme a lui in prima squadra. Ricorda: “Io ero nella Primavera, lui cominciava a giocare negli Allievi”.

Adelio Moro, 68 anni, originario di Mozzanica
Scirea

Spiega, Adelio Moro: “Allora presidente era Achille Bortolotti che faceva la squadra con Franco Previtali. E il settore giovanile era affidato al dottor Brolis”. Era lui, che scopriva i talenti e li portava a Zingonia.

Sorride, Moro, quando dice. “Scirea era il ‘cocco’ del dottor Brolis, che stravedeva per lui. E aveva ragione…”.

I ragazzi dell’Atalanta allora si allenavano al campo militare e, continua Moro: “Allora c’era la De Martino, siamo andati a fare il Torneo di Viareggio e l’abbiamo vinto. Al Militare giocavamo le partitelle contro le altre squadre giovanili e lì ci sfidavamo con Gaetano che giocava allora mezzala, tecnicamente era molto bravo. Un ragazzo silenzioso, non parlava mai. Ma lo capisci già da ragazzo quando uno è a posto. Poi gli ho giocato contro, ma da avversario, per una decina d’anni, lui era passato alla Juve e, per dire della sua grandezza, era diventato subito un punto di riferimento per Trapattoni, bravissimo a dirigere la difesa dei bianconeri”.

Scirea persona speciale sotto il profilo umano, mentre sul piano tecnico chi lo ricorda è impressionato dalla “facilità con cui ha cambiato e bene passando da mezzala a interpretare il ruolo di libero nella maniera più moderna. Lui era già avanti, come Beckenbauer”, ricorda Elio Gustinetti, “se pensate anche al gol contro la Germania nella finale mondiale del 1982 e come si è inserito in attacco”.

Elio Gustinetti, bergamasco classe 1955
Scirea

Gustinetti si illumina ripensando a quel periodo: “Io ragazzo dell’Excelsior portato all’Atalanta dal dottor Brolis che già aveva scoperto Scirea. Per me arrivare all’Atalanta era come realizzare un sogno. Io ero due anni più giovane, aggregato alla Primavera e per poco non abbiamo vinto il titolo italiano, battuti in finale dalla Roma anche se ho fatto due gol… Con Gaetano ci trovavamo all’allenamento, era un ragazzo molto discreto, di poche parole, ma in campo di grande personalità e capacità, basti pensare alla facilità con cui passò da mezzala a libero, dopo l’infortunio di Savoia e di Belotti, per cui fu lanciato lui in prima squadra. E da lì cominciò una carriera straordinaria. Scirea”, conclude Gustinetti, “aveva l’umiltà, una tranquillità e una serenità incredibili. Non poteva che diventare un campione”.

© Riproduzione riservata

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.