Giallo dell'auto nel lago d'Iseo: il cadavere è sdraiato sui sedili anteriori - BergamoNews
Le indagini

Giallo dell’auto nel lago d’Iseo: il cadavere è sdraiato sui sedili anteriori

Lunedì mattina l'ispezione dei sommozzatori della Marina di Genova che hanno ripreso la Ford Fiesta di Rosario Tilotta

Il cadavere nella Ford Fiesta inabissata a ottanta metri di profondità nel lago d’Iseo è sdraiato sui sedili anteriori. È quanto emerge al termine dell’ispezione da parte del nucleo della Marina Militare di La Spezia nelle acque di Tavernola Bergamasca.

La vettura appartiene a Rosario Tilotta, nato in Tunisia con origini siciliane, incensurato e che oggi avrebbe avuto 72 anni. L’uomo risulta scomparso dal 2004, quando a denunciarne l’irreperibilità fu la moglie, una donna albanese che oggi di anni ne ha 44 e che con lui si era trasferita a Scanzorosciate. Non è chiaro se il cadavere sia il suo, anche se tutti gli elementi fanno propendere per questa ipotesi.

Nel corso della mattinata di lunedì il robot della Marina ligure, in collaborazione con i carabinieri del comando provinciale di Bergamo, è stato immerso e ha ripreso con apposite telecamere la zona in cui si trova la vettura. Un passaggio necessario per capire la posizione del mezzo e della salma al suo interno, in modo da predisporre poi le attrezzature necessarie per il recupero che avverrà nei prossimi giorni.

Dai filmati è emerso che il corpo è adagiato sui sedili anteriori. Il cadavere in stato di saponificazione, una forma decomposizione che si verifica quando la pelle, a causa della prolungata permanenza in acqua, viene ricoperta da una sostanza biancastra simile al sapone.

È stato inoltre possibile visionare i danni e le ammaccature presenti sul veicolo, tra cui una grossa ammaccatura sulla capote. Ancora prematuro, in ogni caso, stabilire se siano dovuti all’impatto con il fondale o se fossero già presenti prima della caduta nel Sebino.

Al momento restano aperte tutte le ipotesi, dall’incidente all’omicidio, fino al suicidio. Il pubblico ministero Giancarlo Mancusi ha aperto un fascicolo modello 45, ossia senza ipotesi di reato e indagati. Si tratta solo di un’indagine esplorativa, per ora.

Nel frattempo proseguono le ricerche della moglie di Tilotta, Elva Kurti, albanese, che all’epoca dei fatti aveva 28 anni meno dell’uomo. La donna risulta non essere più in Italia dal 2007. Consolato e forze di polizia albanesi hanno comunicato ai militari di Bergamo che la donna non è più in Albania, non è chiaro da quanto tempo. Per arrivare a lei sono state analizzate anche le banche dati Inps, in quanto Kurti dovrebbe ancora ricevere la pensione del marito.

Il fratello di Tilotta, Diego, nel corso dell’interrogatorio di domenica ha spiegato che aveva interrotto da tempo i contatti con Rosario. Ha poi aggiunto che spendeva molti soldi, e che i suoi parenti non sapevano che vita facesse ma che avevano il timore che fosse finito in un brutto giro.

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