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La Rocca di Urgnano: un viaggio nel Rinascimento fra intrighi e ospiti illustri

Nuova puntata della rubrica domenicale di BGY che fa tappa nella Bassa Bergamasca

Un viaggio nel Rinascimento accompagnati da nobili e cardinali.

E’ questa l’esperienza che possono vivere coloro che accedono alla Rocca di Urgnano, imponente fortificazione posta al centro della pianura orobica.

Realizzato interamente in cotto, il castello possiede una pianta quadrata ai cui angoli sorgevano quattro torri, a cui ne vanno aggiunte altre due posizionate sopra le porte d’accesso.

Edificato all’incrocio fra le Strade Francesca e Cremasca, la presenza di un luogo fortificato viene già citata in documento del 1016, un richiamo che potrebbe far riferimento all’edificio attuale, rafforzato e ampliato dalla famiglia Visconti a partire dal 1354.

A testimoniare tutto ciò è una lettera scritta da Giovanni Visconti e indirizzata al Consiglio dei Dieci di Bergamo nel quale si chiedeva l’avvio dell’intervento.

Passato nel XV secolo sotto l’egida di Bartolomeo Colleoni, l’opera transitò prima nelle mani della famiglia Longhi e poi in quelle degli Albani che la mantenne sino alla fine dell’Ottocento.

Fra i numerosi ospiti che transitarono per il fortilizio spicca senza dubbio il nome di fra’ Antonio Michele Ghisleri, papa dal 1566 al 1572.

Giunto in Bergamasca con il compito di reprimere lo scisma creato dall’avvento del luteranesimo e dal calvinismo, l’inquisitore rischiò di morire nella notte del 5 dicembre 1550 quando alcuni eretici rischiarono di ucciderlo.

In fuga dal capoluogo, il futuro pontefice trovò rifugio nella dimora di Gian Gerolamo Albani che, come attestato da una lapide, avrebbe soggiornato in una stanza nella torre nord.

Il rapporto fra il nobile e il prelato si rafforzò qualche anno dopo quando l’esponente del casato venne coinvolto nell’omicidio di Achille Brembati avvenuto il primo aprile 1563 nella Basilica di Santa Maria Maggiore.

Giunto in Città Alta con l’intenzione di pacificarsi con i rappresentanti della famiglia rivale, il conte venne ucciso durante la messa da un sicario degli Albani.

Accusato assieme ai figli di aver progettato il delitto, Gian Gerolamo venne arrestato e condannato a cinque anni di esilio sull’Isola di Lesina.

Grazie all’elezione al soglio pontificio di Ghisleri, il signore di Urgnano venne nominato protonotario apostolico e governatore della Marca Anconitana, titoli che portarono all’annullamento delle condanne a suo carico.

Durante il periodo di dominio degli Albani la rocca subì diverse modifiche come quella operata a cavallo fra la metà del Seicento e l’inizio del Settecento e che comportò la trasformazione della struttura in dimora signorile.

Fra le costruzioni introdotte in quella fase vi sono da una parte il cosiddetto “corpo a c” che caratterizza il cortile interno, dall’altra il giardino pensile adiacente.

Quest’ultimo ospita una serie di grottesche nane che, poste accanto al vialetto che porta alla fontana rinascimentale, rappresentano i vizi dell’uomo.

Su volontà di Venceslao Albani, il castello subì un nuovo restauro nel 1842 che portò alla creazione di orto botanico e al rifacimento delle merlature, tuttavia il legame fra la famiglia orobica e la roccaforte terminò pochi anni dopo.

Nonostante siano passati diversi secoli dalla sua fondazione, il forte conserva intatto il suo fascino, come dimostra lo splendore offerto da alcune sue stanze.

Fra gli spazi che colpiscono maggiormente i turisti si segnalano la Sala dei Satiri, utilizzata come camera ardente in caso di decesso di un familiare; la Sala Rossa, accompagnata da un pregevole soffitto ligneo e da un monumentale camino settecentesco; e la Sala delle Grottesche, contraddistinta da diversi cicli di affreschi che riproducono immagini di divinità greche e alcune delle “fatiche di Ercole”.

In conclusione, ciò che colpisce coloro che giungono ad Urgnano sono alcuni misteri che aleggiano sulla fortezza, fra i quali quello riguardante Leonardo Da Vinci.

Salendo lungo lo scalone d’ingresso (dove è collocata la statua di Giandomenico Albani), è possibile osservare un bassorilievo raffigurante una conversazione fra due uomini, identificati in Ludovico Sforza e nell’architetto della rocca.

Dietro loro, in secondo piano, si può notare la figura di un uomo canuto che, come sottolineato da Sergio Pagiaro nel volume “Urgnano, arte e spiritualità”, si potrebbe ricondurre a quella del genio toscano che avrebbe visitato la fortificazione nel 1483.

Benchè siano state avanzate diverse ipotesi, quella leonardesca rimane fra le più accreditate e ancora oggi accende la curiosità dei visitatori.

Fonti

Graziella Colmuto Zanella e Flavio Conti (a cura di), Castra Bergomensia: castelli e architetture fortificate di Bergamo e provincia; Bergamo, Provincia di Bergamo, 2004

Alessandro Gavazzi, Ricercando sulla Rocca di Urgnano, Urgnano, A.P.U. Associazione PromoUrgnano, 1996

Alessandro Gavazzi, Urgnano: il castello; storia e personaggi, Centro Turistico Giovanile, Urgnano, Urgnano Oggi, 1984

Sergio Pagiaro, Urgnano, arte e spiritualità, Brescia, Edizioni del Moretto, 1984

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