Giovedì alle 9.30

Mattarella convoca Giuseppe Conte per comporre il governo 5 Stelle – Pd

Luigi Di Maio rivela che a Mattarella Matteo Salvini aveva suggerito il capo politico dei grillini a leader del Governo pur di ricostituire la coalizione tra Lega e 5 Stelle

Al termine della seconda tornata di consultazioni con i rappresentanti dei partiti, dopo che sia la delegazione del Partito Democratico che quella del Movimento 5 Stelle hanno annunciato di essere pronte a creare un’alleanza per dare una nuova guida all’Italia, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato per giovedì mattina alle 9.30 Giuseppe Conte: a lui affiderà l’incarico di comporre un nuovo Governo.

Poco prima, Luigi Di Maio con una rivelazione “ufficiale” e per sottolineare che non è la sua persona al centro delle trattative, aveva raccontando, uscendo dall’incontro col Capo dello Stato, che proprio a Mattarella l’ex alleato nonché promotore della crisi, Matteo Salvini, aveva suggerito il capo politico dei grillini a leader del Governo pur di ricostituire un esecutivo di coalizione tra Lega e 5 Stelle.

Lo stesso Salvini che solo pochi minuti prima, sempre al termine dell’incontro al Quirinale aveva sparato ad alzo zero sull’intesa tra i due partiti, rivendicando la volontà di andare subito a votare: “La verità vera è che 60 milioni di italiani sono ostaggio di 100 parlamentari che hanno paura di mollare la poltrona. Allora non ci si stupisca se la gente non vota”.

In contemporanea con l’annuncio del Presidente Mattarella Beppe Grillo ha detto la sua. “Questa crisi somiglia sempre di più ad un guasto dell’ascensore: quello che conta è mantenere la calma, non fare puzze e non dimenticare chi siamo.

Non facciamoci distogliere dalle incrostazioni che la realtà ha lasciato sui nostri scudi, è assolutamente normale ed atteso che ogni accenno ad un ministero si trasformi in una perdita di tempo condita da cori di reciproche accuse di attaccamento alla poltrona. Questo perché un po’ di poltronofilia c’è ma, sopratutto, non ci sono i tempi né per un contratto e neppure per chiarirci su ogni aspetto, anche fintamente politico, delle realtà che i ministeri dovranno affrontare.

Oggi è l’occasione di dimostrare a noi stessi ed agli altri che le poltrone non c’entrano nulla: i ministri vanno individuati in un pool di personalità del mondo della competenza, assolutamente al di fuori dalla politica.

Il ruolo politico lo svolgeranno i sottosegretari, ognuno dovrà scegliere secondo verso cui dovrà rispondere nei fatti e sintetizzare, per ogni ministero, l’approccio ottimale e imparare a governare i ‘tecnici’ della burocrazia che li occupano da tempo immemore”.

Uno stop, sembra proprio alle aspirazioni di Luigi Di Maio.

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