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Elena, morta a 19 anni nel rogo in psichiatria: "Troppi stereotipi sui media" - BergamoNews
L'intervento

Elena, morta a 19 anni nel rogo in psichiatria: “Troppi stereotipi sui media”

L'associazione 'Il Tavolo Salute' di Bergamo: "Tragedia che colpisce sia per la giovane età della ragazza sia per le circostanze del decesso, una contenzione 'temporanea' i cui contorni non sono chiari

Nel giorno del test che proverà a ricostruire l’incendio in ospedale in cui è morta Elena Casetto pubblichiamo la lettera che l’associazione ‘Il Tavolo Salute’* ha inviato alla nostra redazione.

“Diciannove anni, con il male di vivere nel cuore”. Comincia così l’articolo pubblicato da un quotidiano locale a proposito di Elena, legata a un letto e sedata perché “in forte stato di agitazione”, riportano i giornali. E conclude: “La ragazza con il male di vivere era diversa da quella descritta in Facebook dalla mamma India (…) e dalla giovane raccontata all’AGI (Agenzia Giornalistica Italiana) da un amico di famiglia brasiliano, Gege Silva”.

Con questa conclusione, a nostro avviso, l’articolista insinua sottilmente che le “descrizioni” della mamma Indy Axé Bahia Souza Venet (chiamata affettuosamente “mamma India” dalla figlia) e dall’amico di famiglia Gege Silva potrebbero essere dettate da motivi d’affetto mentre la sostanza sarebbe che Elena aveva “il male di vivere nel cuore” (e implicitamente che sia, quindi, comprensibile che possa aver cercato in ogni modo di morire, anche se legata a un letto in stato di sedazione).

Ma che cosa si sa, attraverso le diverse fonti, della ragazza Elena, di origini brasiliane? A 12 anni restò orfana di padre e andò a vivere da sola a Salvador de Bahia per studiare. Sognava di dedicarsi alla filosofia, a Londra o ad Amsterdam. Coltivava una vocazione poetica. Aveva anche vinto un premio con un componimento intitolato “Terra de bandidos”. (testimonianza di Gege Silva), di cui riportiamo alcuni versi: “Le nostre strada sono sconnesse/ i nostri figli ridotti in schiavitù / I nostri cuori senza amore/ Ho paura di restare”. Probabilmente preoccupata per la situazione politico-sociale del Brasile, aveva accettato l’invito della madre di raggiungerla in Italia (dove vive un altro figlio di Indy) nell’appartamentino preso in affitto a Osio Sopra lo scorso giugno.

Qui cominciano le nebbie e i punti di domanda. Secondo un’altra testata locale l’8 agosto Elena avrebbe tentato di lanciarsi da un ponte ma fu bloccata dai carabinieri. “Venne ricoverata prima a Brescia e poi a Bergamo. L’11 agosto supplica la mamma perché la riporti a casa. Il messaggio è rimasto nel cellulare, sequestrato dopo la sua morte. La mattina del 13 agosto cerca nuovamente di togliersi la vita, stringendosi al collo un lenzuolo. La salvano due infermieri. Viene sedata e contenuta. L’allarme anti-incendio scatta attorno alle 10. I vigili del fuoco trovano Elena Casetto carbonizzata nel suo letto.” (di contenzione, se non si fosse capito).

“Quando la mamma è andata a trovarla, l’ha trovata in sedia a rotelle e imbottita di farmaci e ha chiesto ai medici di poterla portare via da lì. Per spiegare com’era Elena, un giorno ha domandato alla madre di portarle da casa i trucchi perché voleva sistemare le altre pazienti. L’11 agosto, Elena aveva implorato la madre di essere portata a casa dicendole di non essere pazza e che si sentiva trattata male. Questo messaggio si trova nel cellulare della ragazza, sequestrato dopo la sua morte”. (dichiarazione di Gege Silva all’AGI, 23 agosto).

I promotori della campagna nazionale “E tu slegalo subito” hanno scritto una lettera alle autorità regionali e governative chiamate a vigilare sulla salute in cui riconoscono “le difficoltà nelle quali versano gli operatori dei servizi, che lavorano spesso in condizioni di carenza di organico” ma sottolineano che “se la giovane Elena non fosse stata legata non avrebbe trovato quell’orribile morte”.

Il Tavolo Salute di Bergamo, come molti cittadini, attende con apprensione gli esiti definitivi della autopsia di Elena, i risultati del test di incendio effettuato martedì 27 in una stanza di psichiatria del Papa Giovanni XXIII e i risultati finali delle analisi sui materiali della stanza dove è morta Elena, effettuate dal consulente tecnico nominato dal PM Letizia Ruggeri.

Ci associamo alla richiesta della madre: “Verità e pace per Elena”.

COS’È IL TAVOLO DELLA SALUTE?

* Il Tavolo Salute è una associazione di fatto di cittadini interessati al diritto alla salute sancito dall’art. 32 della Costituzione e alla difesa e al potenziamento del Servizio Sanitario nazionale (che, secondo la Organizzazione Mondiale della Sanità, è uno dei migliori al mondo per il suo carattere universalistico e per l’efficienza nel trattamento di varie patologie).

In questa chiave, il Tavolo, che è nato l’anno scorso, si è sinora occupato di:

contrasto del progetto regionale del gestore privato delle cronicità (che vuol dire spostare risorse economiche dal SSN ai grandi operatori privati);

abbattimento dei tempi delle liste di attesa per esami e visite specialistiche in conformità alle leggi nazionali e agli accordi applicativi tra Stato e Regioni.

A settembre apriremo uno sportello informativo su questi temi in un paio di quartieri di Bergamo (stiamo prendendo accordi per questo obiettivo).

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