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Bergamo piange il professor Mirandola: “Uomo per bene tra tradizioni e cultura”

Giovanni Cappelluzzo, che l’aveva voluto al suo fianco nella giunta provinciale, lo ricorda

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È morto a 75 anni il professor Giorgio Mirandola.

Nato a Vigevano nel 1944, si è laureato in Lettere presso l’Università di Torino, dove è stato allievo di Giovanni Getto e di Franco Simone.

Professore incaricato a Bergamo nel 1972, assistente di ruolo a Torino nel 1974, ha vinto il concorso a cattedra nel 1976. Ha insegnato per un anno a Trieste, trasferendosi poi definitivamente presso l’Università di Bergamo nel 1977.

Professore ordinario di Letteratura Francese, e Decano della Facoltà di Lingue.

È stato Presidente del Corso di Laurea in Lingue dal 1983 al 1986 e Direttore di Dipartimento dal 1989 al 1996.

Dal 1995 al 1999 è stato Assessore provinciale con delega a Cultura, Turismo e Spettacolo nella giunta guidata da Giovanni Cappelluzzo.

È stato membro del Consiglio d’amministrazione dell’Accademia Carrara di Bergamo, della Fondazione Bagatti-Valsecchi di Milano e del Museo del Cinema di Milano.

Nel 2017 il sindaco Giorgio Gori gli aveva consegnato la benemerenza civica.

Giovanni Cappelluzzo, che l’aveva voluto al suo fianco nell’esecutivo provinciale, lo ricorda: “Giorgio Mirandola era per me, innanzitutto, un amico. Nella nostra esperienza di amministrazione ci eravamo impegnati nella valorizzazione dell’identità culturale della nostra Comunità, con grande attenzione alle tradizioni del territorio. Da appassionato bibliofilo, Giorgio aveva dato nuovo impulso all’attività editoriale della Provincia, con la riedizione di preziosi testi ‘classici’, quale la ‘Gerusalemme liberata’ in bergamasco, curata da Carlo Azzonica nel 1642, e l’edizione di ‘guide tascabili’, di alto profilo scientifico, sulle cose del nostro territorio. E poi, l’ideazione e la realizzazione del primo, e unico, teatro provinciale in Borgo Santa Caterina, oggi aula magna del liceo “Mascheroni”, o l’attivazione del sistema unico di catalogazione e di prestito delle biblioteche degli allora duecentoquarantatre Comuni della provincia (eccetto Bergamo)”.

Negli ultimi tempi, prosegue, “aveva tenuto cicli di conferenze sui volumi più preziosi custoditi nella biblioteca ‘Angelo Mai’. Sono queste alcune cose, le prime, che mi vengono in mente del lavoro fatto con Giorgio, in questo momento di grande commozione e dolore”.

E conclude: “Era persona per bene, appassionata e capace. Aveva accettato, pur lui  ‘a digiuno’ (come me..!) di esperienza politica, la mia proposta di avventura amministrativa, proprio per l’entusiasmo di poter fare qualche cosa di bene, e di giusto, per la nostra Comunità”.

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