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Tensione all’Edoné: Giorgio Canali insulta un padre, poi battibecco social

Il rocker durante il suo concerto ha ripreso poco gentilmente un padre per aver tenuto le bambine troppo vicine agli amplificatori: la diatriba si è poi spostata su Facebook.

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Che Giorgio Canali sia un personaggio fuori dagli schemi è fatto noto: ma venerdì sera, durante il concerto all’Edoné di Bergamo con i Rossofuoco, è riuscito a farsi notare per un’aspra diatriba con uno spettatore.

O meglio, un padre, rimproverato “poco gentilmente” (come lo stesso rocker ha ammesso) per aver tenuto le sue bambine troppo vicine al palco dove erano posizionati potenti amplificatori.

La denuncia, oltre che dai presenti alla serata, è poi corsa in rete, resa nota da Franz Barcella, uno dei soci fondatori dello spazio giovani di Via Gemelli: “Che uomo piccolo piccolo – ha scritto chiamando in causa direttamente il musicista – Insultare ripetutamente dal palco un padre che aveva portato la famiglia a vederti, urlargli ripetutamente, davanti alle sue tre bambine in lacrime di impiccarsi. Che rimorso averti fissato una data in Edoné, mi scusi con tutti i presenti per lo squallido spettacolo”.

A spiegare ancora meglio quanto successo è stata poi la mamma delle bimbe: “Ha detto testualmente ‘Chi è la testa di… padre di questi bambini? Domani saranno sordi. Gli imbecilli non dovrebbero diventare genitori ma il mondo è pieno di imbecilli’. Le mie bambine sono rientrate a casa impaurite da un signore che ha attaccato senza motivo e violentemente il padre”.

Tra una valanga di commenti, anche la versione dell’artista: “Mettere dei bambini su un palco con un volume devastante come il nostro è una roba da deficienti – ha scritto – Mi fa incazzare moltissimo ogni volta che li vedo senza protezione messi davanti ad amplificazioni importanti e ogni volta che i genitori non capiscono al volo il problema ci litigo e continuerò a farlo. Quando, forse poco gentilmente, ho detto di tirare giù quei c**** di bambini la risposta è stata ‘fai il fenomeno’. Mi dispiace ma un atteggiamento del genere farebbe girare i c******* a chiunque. Non credo di aver esagerato dicendogli che gli dovrebbero togliere la patria potestà”.

Il papà protagonista ci scrive e precisa.

Le mie bambine non erano in libertà sul palco e tanto meno fuori controllo, eravamo solamente nella parte estrema del palco (destra per chi guardava, sinistra per la band) dietro l’impianto di amplificazione principale ed in una posizione in qualche modo riparata, le bambine erano ferme e guardate a vista. Posso garantire che il volume non era insostenibile perché riuscivamo a parlare tranquillamente e forse è proprio questo fatto che ci ha colto in fallo: solitamente, all’inizio dei concerti, dopo le prime note ci portiamo in posizione riparata o di lato o vicino alla zona del Service, questa volta non sentendo la necessità di un volume insostenibile siamo rimasti a vedere qualche pezzo da vicino mostrando le bambine interesse e, a nostro parere, era una cosa bella farle respirare l’atmosfera del palco e dei musicisti. Anche altri ragazzi vicino a noi, che durante il diverbio ci hanno in qualche modo sostenuto ritenendo l’exploit eccessivo, hanno confermato.

Ci saremmo spostati di lì a poco, anche perché le nostre serate finiscono spesso alle 23 circa, per ovvi motivi. Non abbiamo avvertito una situazione di pericolo, saremmo stati i primi a prendere i provvedimenti necessari.

Quindi vanno a cadere le scusanti di pericolo sul palco e di volume insostenibile.

Ammesso e non concesso che la nostra condotta non fosse quella riportata nei “manuali dei genitori dell’anno”, il punto è un’altro.

Sentirsi apostrofare in un evento pubblico, da un palco scenico come: testa di c., cogli., spero che ti tolgano la patria potestà, imbecille, idiota in modo ripetuto ed in condizione di superiorità con un atteggiamento minaccioso fino a far intendere di esser pronto a scendere dal palco per regolare la questione, di fronte alle proprie figlie e alla propria compagna ha una notevole risonanza. Per la verità, ho avuto la prontezza di ribattere in qualche modo agli insulti, in modo educato e cercando di non perdere la calma oltre il necessario (da lì il mio “vola basso fenomeno”).

Questo non giustifica il comportamento di Canali, in nessun caso, senza se e senza ma. Sarebbe bastata una battuta, un richiamo anche forte (avrebbe ottenuto lo stesso effetto Rocker che probabilmente andava cercando) ci saremmo spostati senza problemi. Non era nei nostri piani stare a sentire la sua musica tutta la sera, anzi.

Ed è questo il punto della questione: è giustificabile umiliare e vessare una persona che si trova coinvolta in un episodio di dominio pubblico suo malgrado? Solo perché si è l'”artista” e si dispone di un palco ed un microfono? È tollerabile sentirsi in dovere di giudicare situazioni di cui non si conoscono i particolari intaccando la tranquillità di persone che danno, giorno per giorno, tutto quello che possono per cercare di garantire il massimo alle proprie figlie?

La foto è di Giada Arioldi

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