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Gori: “Nuovo governo corregga i decreti sicurezza ma l’immigrazione va governata”

Il sindaco di Bergamo analizza uno dei punti cardine sul quale si troverebbe a lavorare un eventuale governo Pd-5Stelle: "Ci abbiamo già perso diverse elezioni, non facciamo gli stessi errori del passato".

“Una drastica correzione delle attuali politiche sull’immigrazione è necessaria ma non facciamo l’errore di pensare che non sia un tema importante per gli italiani”: con un lungo post sulla propria pagina Facebook, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori analizza uno dei punti cruciali sui quali si troverebbe a lavorare un eventuale nuovo governo targato PD-5Stelle, ovvero i provvedimenti da adottare riguardo i decreti sicurezza.

“Collidono a vari livelli con la Costituzione e tradiscono la disumanità e la malafede con cui Salvini ha affrontato la questione – ha scritto -: indifferenza per la crescente quota di naufragi e morti tra i migranti in fuga dalla Libia, criminalizzazione delle ONG (quando non c’è alcuna evidenza che leghi i flussi via mare alla presenza di ONG nel Mediterraneo – come ripetutamente documentato da ISPI), precisa volontà di acutizzare il problema degli irregolari (aumentati di 18mila unità in 9 mesi grazie alla cancellazione del permesso umanitario). Si aggiunga il clamoroso flop sul fronte dei rimpatri – in calo rispetto alla stagione di Minniti – e si avrà il quadro completo dell’operato di Salvini sul fronte dell’immigrazione. L’unico evidente intento è stato quello di massimizzare il proprio rendimento elettorale, trasformando il Viminale in un avamposto sovranista e xenofobo”.

Ma nonostante l’attacco al leader leghista il primo cittadino bergamasco ribadisce l’importanza del tema, spingendo anche il proprio partito all’autocritica: “Ci abbiamo già perso diverse elezioni, vanno riviste le scelte che hanno caratterizzato i governi di centrosinistra a partire dal 2013 che hanno impresso nella mente degli italiani l’idea che l’immigrazione fosse un fenomeno fuori controllo, sia in mare che a terra; che i flussi fossero inarrestabili – e non lo erano, come ha dimostrato Minniti – e che l’accoglienza dei richiedenti asilo potesse tradursi in un lungo limbo di inoperosità a spese dello Stato, spesso e volentieri affidata ad organizzazioni non qualificate o addirittura dedite al malaffare. Questo abbiamo fatto, in parte per incapacità e in parte per mancanza di coraggio (Minniti, arrivato tardi al Viminale, soprattutto per mancanza di tempo). Abbiamo consentito che nelle periferie più degradate montasse la guerra tra gli esclusi, che nell’assenza di regole e nel diffondersi della povertà si formasse l’humus ideale per l’affermazione di quel “Prima gli italiani” su cui Salvini ha costruito il suo primato. La correzione dev’essere quindi ben più ampia, e non può fermarsi ai recenti decreti sicurezza”.

Gori esplica chiaramente la propria visione, sottolineando come i naufraghi in mare vadano salvati “ma dev’essere altrettanto chiaro che il controllo dei confini va assicurato, altrimenti non esiste sovranità nazionale (che nulla a che vedere col sovranismo). La soluzione va trovata a livello europeo, insieme alla modifica del Trattato di Dublino, alla ripresa del Migration Compact e all’implementazione di accordi sui rimpatri con i Paesi d’origine dei migranti. Vanno riaperti i canali di ingresso legali, selezionati e collegati alle necessità del mercato del lavoro, anche per svuotare i canali di ingresso gestiti dai trafficanti di uomini. Abbiamo bisogno di lavoratori stranieri regolari e qualificati, che versino i contributi e paghino le tasse. Persino l’Ungheria di Orbàn ne accoglie molti più di noi”.

“In questo modo gli ingressi spontanei verranno drasticamente ridotti, ma non eliminati – ha continuato -. Servirà quindi, comunque, investire in politiche di formazione linguistica, culturale e professionale degli immigrati, subordinando il permesso di soggiorno (per lavoro) all’effettiva capacità/volontà di integrazione. Su questo punto #Bergamo può mettere a disposizione dell’Italia l’esperienza preziosa dell’Accademia per l’integrazione realizzata da Comune, Diocesi e Confindustria, che vede oggi tutti i 35 richiedenti asilo del primo “corso” impiegati presso aziende del territorio”.

Poi il nodo irregolari, “600mila fantasmi”, per i quali il sindaco di Bergamo propone il progetto di legge “Ero straniero” che ne prevede la regolarizzazione su base individuale subordinata alla comprovata volontà di integrazione: “Chi non vuole lavorare o non rispetta le regole va comunque rimpatriato”.

“C’è dunque una strada per tenere insieme principi umanitari, legalità, sicurezza e interessi economico-demografici del nostro Paese – ha concluso – È complessa, difficile da realizzare, ma esiste. Richiede volontà politica e competenza. Prevede che non tutti gli immigrati possano essere accolti, ma solo quelli che si è in grado di integrare utilmente, con la condizione che si attivino – come mai è stato fatto in questi anni in Italia – potenti politiche finalizzate a favorire un’integrazione fondata sul lavoro. Ne saremo capaci? Per il (possibile) nuovo governo si tratta di un banco di prova decisivo”.

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