Il caso

Fiera, respinto il ricorso del commercialista Bagini: rimane sospeso dalla professione

L'ex presidente del collegio sindacale di Promoberg aveva fatto appello contro la decisione del Gip ma il Riesame ha confermato che non potrà esercitare per un anno la professione di commercialista.

“L’impugnazione non merita accoglimento”: è la decisione del Tribunale del Riesame di Brescia sull’appello presentato lo scorso 19 luglio da Mauro Bagini, ex presidente del collegio dei sindaci di Promoberg, contro la sospensione dalla professione di commercialista per dodici mesi.

Con ordinanza dell’1 luglio, infatti, il Gip del Tribunale di Bergamo aveva emesso l’ordinanza che disponeva la misura interdittiva in relazione al reato di favoreggiamento commesso in favore dei coindagati Stefano Cristini, Diego Locatelli e Luigi Trigona, accusati di peculato in concorso.

Al commercialista bergamasco, 81 anni, veniva contestato un ruolo chiave, quello di aver aiutato gli altri indagati ad eludere l’attività investigativa, prestando consapevolmente e personalmente il proprio aiuto nell’alterare le risultanze contabili dell’ente, in modo da far apparire giustificati i prelievi di contanti.

Il Gip, sulla base delle intercettazioni, aveva evidenziato come ai suoi danni ci fossero gravi indizi di colpevolezza in quanto invece di adottare misure atte a contrastare la mala gestione della Fiera, “si era attivato in prima persona per occultare le tracce di reato, accomodando le risultanze contabili ed elaborando con gli indagati la versione fornita in sede di consiglio di amministrazione”.

Le esigenze cautelari emesse non erano venute meno nemmeno dopo l’interrogatorio di garanzia e le dimissioni, essendo correlate all’esercizio della professione di commercialista e non solo all’incarico di presidente del collegio sindacale di Promoberg: il Gip aveva così rigettato una prima istanza di revoca della misura.

Tutte motivazioni che il tribunale di Brescia ha giudicato adeguate, arrivando alla seconda conferma di quanto stabilito dal Gip: il 27 luglio, infatti, era già stata ritenuta congrua la misura cautelare dei domiciliari per il direttore Stefano Cristini.

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