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Filosofia, musica, poesia: sogni e passioni di Elena, morta a 19 anni nel rogo in ospedale

Le parole di un amico di famiglia della giovane riportate dall'Agi

Sognava di studiare filosofia, magari in una capitale europea. E coltivare la passione per la musica e la poesia. Alcuni suoi versi hanno anche vinto un premio: “Le nostre strada sono sconnesse/ i nostri figli ridotti in schiavitù / I nostri cuori senza amore/ Ho paura di restare”. ‘Terra de bandidos’, il titolo che aveva scelto.

Lo racconta all’Agi un amico intimo della famiglia di Elena Casetto, la 19enne morta carbonizzata in un letto dell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo.

Qualcosa, sul passato della ragazza, comincia ad emergere. Elena era tornata in Brasile qualche anno fa, dopo la morte del padre, originario di Wetzikon (Svizzera) nel 2012. “Ha vissuto per sette anni a Salvador de Bahia da sola, studiava ed era autonoma – rivela l’amico all’Agi -. Non mi risulta abbia mai tentato di suicidarsi quando era lì, come è invece stato scritto dai giornali, anche se soffriva molto forte di ansia”.

Nei mesi scorsi la madre aveva convinto Elena a raggiungerla in Italia, in un appartamento preso in affitto a Osio Sopra. L’8 agosto, quando è stata ricoverata in ospedale, avrebbe minacciato di gettarsi da un ponte prima di essere fermata dai carabinieri. Forse un modo per attirare l’attenzione dopo un banale diverbio con la madre – spiega lei stessa a Bergamonews – alla quale avrebbe chiesto di portare a casa un gatto trovato per strada. “Aveva l’abitudine di portare a casa tutti quelli che trovava per strada” per accudirli e dargli da mangiare.

“Quando è andata a trovarla, la mamma l’ha trovata in sedia a rotelle e imbottita di farmaci e ha chiesto ai medici di poterla portare via da lì” prosegue l’amico raccontando la sua versione all’Agi. L’11 agosto “aveva implorato la madre di essere portata a casa, dicendole di non essere pazza”.

La mattina del 13 agosto, Elena avrebbe provato di nuovo a togliersi la vita, stringendosi un lenzuolo al collo. Salvata dal personale sanitario, sarebbe stata sedata e contenuta a letto.

Il protocollo, in situazioni di questo genere, prevede di sorvegliare visivamente il paziente ogni 15 minuti, ogni 30 minuti controllare i parametri vitali. Poco dopo l’ultimo controllo, verso le 10 – è stata la ricostruzione dell’ospedale – dalla camera da letto sarebbero divampate le fiamme.

“La morte di una giovane donna ci addolora profondamente” hanno fatto sapere dal Papa Giovanni, esprimendo vicinanza alla famiglia della giovane.

La procura ha intanto aperto un fascicolo per omicidio colposo, allo stato attuale contro ignoti. L’indagine, condotta dal pubblico ministero Letizia Ruggeri, tra le altre cose dovrà chiarire se ci siano stati deficit da parte del personale sanitario o se qualcosa sia andato storto nella prevenzione e nella gestione dell’incendio.

Nel frattempo, dall’autopsia effettuata ieri sul corpo della giovane, sono emerse tracce di un accendino bruciato che la 19enne potrebbe aver nascosto e utilizzato per appiccare le fiamme. Resta da chiarire come sia stato possibile, visto che quel giorno sarebbe stata sedata e appunto contenuta a letto.

Altro punto di domanda riguarda i materiali presenti nella stanza, acquistati per essere ignifughi e rallentare le fiamme, che si sarebbero invece propagate nel giro di pochi minuti.

Insomma, una situazione ancora da chiarire. La mamma di Elena, raggiunta da Bergamonews, ha chiesto “pace e verità” per sua figlia. “Quel giorno – è la sua convinzione – Elena era agitata perché voleva tornare a casa da me”.

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