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Via Quintino Basso alla scoperta della Conca Fiorita: tra il Morla e il Tremana

La Conca Fiorita, quando ancora nessuno si era sognato di costruire stadi e opifici, villette e palazzoni, dobbiamo immaginarci un vasto terreno prativo extraurbano, attraversato da due torrenti, il Morla e il Tremana

Il passato e il presente: un rapporto che, nel caso dell’urbanistica, difficilmente si mantiene proficuamente dialettico.

Spesso, i posteri tendono a catalogare tutto quanto provenga dal passato come vecchiume, da adibire al rusco, senza pietà. Bergamo è stata sovente vittima di certe foghe innovatrici, che ne hanno, se non decisamente peggiorato, perlomeno stravolto l’aspetto originario, sacrificato sull’altare della modernità, di volta in volta variamente intesa.

L’ampio bacino che sta ai piedi della Maresana, e che è stato via via occupato da edifici pubblici e privati, nel XX corso, è, in qualche modo, il paradigma di questo fenomeno: anche se va detto che, in questo caso, non sempre si è trattato di cambiamenti catastrofici e, anzi, qualche volta la comunità ne ha tratto obbiettivo giovamento.

Inizieremo a parlare, perciò, in questa puntata della nostra peregrinazione per le strade e i quartieri, di quella cospicua area della Bergamo settentrionale che si trova tra il monte e il Morla, e che è divisa tra il quartiere di Monterosso, di cui abbiamo appena scritto e quello della Conca Fiorita, di cui ci accingiamo a scrivere. Un territorio in cui, in tempi lontani, ma non lontanissimi, sono state riunite importanti aziende e strutture di interesse comunale, ma che ha anche visto prati e sottobosco soccombere, per lasciare spazio a condomini e, soprattutto, villette e palazzine.

Diciamo, innanzitutto, delle aziende: due nomi che, negli anni Sessanta e Settanta significavano progresso e leadership, come la Sace di via Baioni e la Ismes di viale Giulio Cesare e che, oggi, hanno cambiato proprietà, ragione sociale e obbiettivi. Anche geograficamente, queste due floride realtà delimitavano, a nordest e a sudovest questa parte della città. Nei loro pressi sorgevano, quasi a mitigarne la presenza, i più importanti impianti sportivi all’aperto della Bergamo prebellica: lo stadio “Brumana”, inaugurato nel 1928, con l’adiacente piscina e il campo sportivo militare.

Oggi, il “Brumana”, intitolato a un eroe fascista, dopo aver già cambiato nome in “Stadio Atleti Azzurri d’Italia”, ha assunto, in onore di questi tempi di anglolatria, la nuova denominazione di “Gewiss Stadium“, mentre il campo militare è stato intitolato al generale Utili, comandante del Corpo Italiano di Liberazione, durante la seconda guerra mondiale. Le intitolazioni marcano i tempi: sono il segnale della mutevolezza delle cose umane e, in definitiva, ci insegnano la caducità della gloria. Ed è un bene che sia così. In mezzo, nel secondo dopoguerra, sono sorte civili abitazioni, divise abbastanza equamente tra condomini e villette mono-bi-plurifamiliari, che hanno determinato lo spirito e l’aspetto del quartiere: e con esse scuole, chiese, negozi. Le arterie principali di questa conca, che si volle chiamare “fiorita”, dato il presumibile aspetto che le era proprio prima dell’exploit immobiliare, sono, oltre alla già citata via Baioni e al viale Giulio Cesare, via Crescenzi, via Marzabotto, via Pescaria.

Se proviamo a ripetere il giochino e ad immaginarci, chiudendo gli occhi, come potesse essere la Conca Fiorita, quando ancora nessuno si era sognato di costruire stadi e opifici, villette e palazzoni, dobbiamo immaginarci un vasto terreno prativo extraurbano, attraversato da due torrenti, il Morla e il Tremana, intorno ai quali, presumibilmente, crescevano alberi a formare bei boschetti e sorgevano piccole attività legate allo scorrere delle acque (quelle del Tremana, per la verità, piuttosto, indisciplinate).

Unici grandi edifici, a caratterizzare il territorio, erano il monastero dei Celestini, su cui ci siamo già soffermati e il Lazzaretto. Il vasto ospedale, voluto dai Veneziani all’inizio del XVI secolo è la dimostrazione palmare di come, un tempo, quella zona di Bergamo extra moenia fosse considerata decisamente distante dalla città.

Il Lazzaretto, infatti, fu creato per raccogliere gli ammalati di peste, che, com’è ovvio, dovevano restare isolati dalla comunità sana. Trasformato in campo sportivo e in sede di uffici pubblici e di associazioni, come vedremo, il Lazzaretto rappresenta ancora uno dei punti di maggior interesse del quartiere. Dunque, scendiamo dal Monterosso nella Conca Fiorita e, per farlo, scegliamo la via più indiretta e amena: via Quintino Basso. Alla prossima.

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