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Vincere un oro olimpico senza saperlo: la storia di Enrico Brusoni e del successo a Parigi 1900

Nuova puntata della rubrica domenicale di BGY che fa tappa a Bergamo

Vincere un oro olimpico è il sogno di ogni atleta.

Lo sanno bene Sofia Goggia e Michela Moioli che nel 2018 sono riuscite a centrare l’impresa.

Ne era probabilmente consapevole anche Enrico Brusoni che, benché sia stato primo bergamasco a conquistare un successo alle Olimpiadi, non ebbe mai modo di festeggiarlo.

Nato nel 1878 ad Arezzo dove il padre svolgeva il compito di ingegnere delle Ferrovie, Brusoni si trasferì giovanissimo a Bergamo dove trascorse tutto il resto della vita.

Fra i fondatori del “Velo Club Orobia”, Brusoni iniziò a mettersi in luce sia nell’attività su pista che in quella su strada, vincendo nel 1898 la Coppa del Re.

Dopo aver stabilito l’anno successivo il record italiano dell’ora dietro motori e aver partecipato nel 1900 ai Campionati del Mondo dilettanti di velocità, il giovane ciclista si trasferì a Parigi per partecipare alla seconda edizione dei Giochi Olimpici.

Eliminato ai quarti di finale nella velocità, il 15 settembre 1900 l’azzurro si cimentò a quel punto nella cosiddetta “course des primes”, una prova lunga 10 giri che vedeva gli atleti contendersi ad ogni passaggio sul traguardo i punti a disposizione.

Capace di imporsi in metà degli sprint in programma, Brusoni trionfò al velodromo di Vincennes davanti a Karl Duill e Louis Trousselier (vincitore nel 1905 della Parigi-Roubaix e del Tour de France), cogliendo così la terza affermazione tricolore nella storia delle Olimpiadi.

Dopo l’esperienza transalpina, Enrico Brusoni ritornò in Italia dove si aggiudicò il titolo nazionale della velocità nel 1901 e, una volta passato professionista, la massacrante “Gran Fondo” nel 1902 e nel 1904, una gara lunga quasi 600 chilometri.

Nonostante il risultato raggiunto nella capitale francese, il ciclista orobico non ebbe mai la possibilità di festeggiare in quanto la “course des primes” non venne considerata alla stregua di una prova olimpica.

Scomparso nel 1949, la prestazione dell’atleta italiano venne riabilitata soltanto cinquant’anni grazie a Bill Mallon, presidente dell’Associazione internazionale degli storici olimpici, che, grazie ad alcuni suoi studi, ricostruì la storia dei primi Giochi.

Tutto ciò portò al riconoscimento del CONI, ma non a quello del CIO; motivo per cui, a oltre un secolo di distanza, la medaglia di Brusoni non ha ancora trovato pace.

Fonti

Dario Ricci, Carlo Santi,; Oro azzuro: da Atene 1896 a Rio 2016, tutta l’Italia che ha vinto alle Olimpiadi Estive; Formigine, Infinito Edizioni, 2016

Roberto Condio; Cinque cerchi: storia degli ori olimpici italiani; Milano; Baldini & Castoldi, 2016

 

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