Addio a Vimercati, la Fondazione Comunità Bergamasca: "Difficile immaginarsi senza di lui" - BergamoNews
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Addio a Vimercati, la Fondazione Comunità Bergamasca: “Difficile immaginarsi senza di lui”

Tantissime le persone intervenute al funerale nella Basilica di Sant'Alessandro in Colonna, rappresentanti del Terzo Settore, delle istituzioni, del mondo religioso, insieme alla “gente normale” che il dottor Carlo Vimercati incontrava ogni giorno, ascoltava e cercava di sostenere.

La Fondazione della Comunità Bergamasca desidera esprimere il suo più profondo ringraziamento a tutti coloro che si sono stretti con affetto attorno al nostro dolore per la scomparsa del carissimo Presidente Carlo Vimercati.

Tantissime le persone intervenute al funerale nella Basilica di Sant’Alessandro in Colonna, rappresentanti del Terzo Settore, delle istituzioni, del mondo religioso, insieme alla “gente normale” che il dottor Carlo Vimercati incontrava ogni giorno, ascoltava e cercava di sostenere. La presenza di ciascuno, la vicinanza della comunità, il sostegno del territorio sono per noi anche in questo momento di tristezza un segno forte dei legami profondi che il Presidente ha costruito in questi anni e di cui faremo tesoro, proseguendo l’opera della Fondazione sulla strada da lui tracciata.

“Per ricordare Carlo, serve raccontare un uomo le cui caratteristiche principali erano la voglia di fare, il desiderio di aiutare gli altri, una carica vitale incontenibile e il contagioso entusiasmo con cui guardava al futuro portando avanti tanti progetti contemporaneamente.

La Fondazione, della quale aspettava con ansia di festeggiare il ventennale il prossimo anno, è stata il mezzo tramite cui la sua visione innovativa della vita comunitaria, ha potuto realizzarsi. Presidente sin dall’anno della sua costituzione, l’ha fatta crescere dandole un’impronta talmente personale che è difficile per noi immaginarla in modo differente.

Grazie alla sua grande empatia, alla sua intelligenza, alla sua caparbietà e alla capacità di coinvolgere tantissime persone, ha fatto sì che, nel giro di pochi anni una istituzione nuova diventasse parte integrante del territorio bergamasco, radicandosi tanto fortemente da diventare per molti un riferimento irrinunciabile e il fulcro di tutto il Terzo settore.

Anche in questo il suo stile era del tutto personale: mai formale, mai freddo, Carlo accoglieva chiunque entrasse negli uffici con la stessa cordialità e con la curiosità di capire cosa potesse fare per aiutare a risolvere il problema che gli veniva sottoposto. Il tutto in un clima quasi familiare che tutti noi ricordiamo: la Fondazione era per lui un’altra casa, ed era impossibile non accorgersene.

L’apertura agli altri e la fiducia nel futuro, sono state le caratteristiche del suo modo di affrontare le varie sfide e questo atteggiamento non è mutato nemmeno negli anni della malattia, periodo durante il quale Carlo ha trovato sollievo e sostegno nella sua grande Fede, che era per lui una guida in ogni aspetto della vita: anziché ripiegarsi e arrendersi, ha cercato di raccogliere le energie per essere ancor più presente e vicino a noi nel lavoro quotidiano, preoccupandosi più degli obiettivi della Fondazione che di se stesso.”

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