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Il dramma di Elena, morta bruciata a 19 anni nel letto d'ospedale - BergamoNews
La ricostruzione

Il dramma di Elena, morta bruciata a 19 anni nel letto d’ospedale fotogallery video

La giovane ricoverata in psichiatria: il sospetto di un tragico gesto. Reparto sotto sequestro, aperta un'inchiesta. Settimana prossima l'autopsia

Il sospetto è che si sia trattato di un tragico gesto, ma sono ancora da chiarire le cause che hanno provocato l’incendio divampato martedì mattina, 13 agosto, nel reparto di psichiatria dell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo.

Le fiamme, al terzo piano della torre 7, sarebbero partite dalla stanza dove si trovava ricoverata una giovane paziente: Elena Casetto, residente a Osio Sopra, morta carbonizzata nell’incendio. A ottobre avrebbe compiuto 20 anni.

La paziente, precedentemente in cura in un ospedale psichiatrico del Milanese, era stata trasferita a Bergamo l’8 agosto. Una situazione, la sua, molto delicata: padre italiano, madre sudamericana, avrebbe trascorso buona parte dell’adolescenza in Brasile, prima di stabilirsi a Osio Sopra.

Martedì mattina, l’équipe del reparto di psichiatria – così ricostruisce l’ospedale Papa Giovanni – è intervenuta per calmarla “a causa di un forte stato di agitazione”, durante il quale avrebbe cercato per l’ennesima volta di togliersi la vita. Sarebbe quindi stata sedata e contenuta a letto dal personale medico.

In questo genere di situazioni, il protocollo sanitario impone di effettuare controlli cadenzati, a intervalli regolari: ogni 15 minuti per sorvegliare visivamente il paziente, ogni 30 minuti per verificarne i parametri vitali.

“L’allarme antincendio è scattato alle 10”, ha fatto sapere l’ospedale. Forse, pochi minuti dopo l’ultimo controllo sulla giovane.

Purtroppo, nessuno è riuscito a salvarla. La camera di degenza in cui si trovava è stata completamente invasa dal fumo e dalle fiamme, che in un ambiente relativamente piccolo e chiuso si sono propagate rapidamente nonostante la presenza di materiale ignifugo (che rallenta la combustione), garantiscono fonti ospedaliere.

La squadra antincendio interna, intervenuta con il supporto dei sorveglianti e dei tecnici, si è trovata davanti a un muro di fumo che ha vanificato ogni sforzo, compreso l’uso dell’estintore. I vetri della camera sono andati in frantumi per il calore.

Il rogo all'ospedale Papa Giovanni
I vigili del fuoco in azione

Secondo i Vigili del Fuoco, intervenuti con una ventina di uomini, il fumo ha raggiunto almeno una decina di altre camere, costringendo il personale ad attivare le procedure di evacuazione per i pazienti dei reparti di psichiatria, nefrologia ed oncologia: 80 in totale (nessuno intossicato, sottolineano dall’ospedale). L’intera ala è stata evacuata e si trova ora sotto sequestro per eseguire i rilievi e le perizie del caso. Alle 13, sul posto, sono arrivati gli uomini della Scientifica e il Nucleo investigativo antincendio dei vigili del fuoco.

Del resto, sono ancora tanti i dubbi e i punti oscuri da chiarire. La giovane pare fosse sola in camera quando è scoppiato l’incendio. L’ospedale Papa Giovanni, che ha avviato un’indagine interna, ha fatto sapere che “è stata eseguita anche questa mattina (ieri per chi legge, ndr) la perquisizione personale e della stanza prevista in psichiatria per ritirare oggetti pericolosi”. Nei corridoi dell’ospedale è infatti circolata la voce che la 19enne, nonostante fosse contenuta a letto, sia riuscita ad usare un accendino per appiccare il fuoco. Una voce che alimenta gli interrogativi, al momento non confermata dagli inquirenti che non hanno trovato inneschi e che tengono aperta ogni pista.

In un primo momento la situazione è stata gestita dai carabinieri di Bergamo, ma della tragedia e del rogo si occupa ora la polizia di Stato. Il pubblico ministero di turno, Letizia Ruggeri, ha aperto un fascicolo d’inchiesta per omicidio colposo a carico di ignoti, mentre settimana prossima è in programma l’autopsia sul corpo della 19enne.

LE REAZIONI

“Il nostro personale è molto scosso – commentano dall’ospedale Papa Giovanni -. Vogliamo ringraziarlo per aver fatto tutto il possibile per mettere in salvo i pazienti. La morte di una giovane donna ci addolora profondamente, abbiamo espresso alla famiglia tutta la nostra vicinanza e continueremo a stare vicini a tutti coloro che hanno vissuto questo dramma. Attendiamo l’esito degli accertamenti in corso, ma ora è soprattutto il momento del cordoglio”.

“Ci uniamo al dolore della famiglia di questa ragazza, manifestando ai suoi cari la nostra vicinanza e formulando le più sentite condoglianze a tutti coloro che la conoscevano – l’intervento del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, e dell’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera -. Le risposte a quanto accaduto devono essere quantomai rapide e trasparenti. Abbiamo pertanto chiesto all’Ats di Bergamo, competente per territorio, di istituire una Commissione di verifica, della quale faranno parte anche gli esperti indicati dalla Direzione generale Welfare di Regione Lombardia, al fine di accertare che l’ospedale e il reparto abbiano adottato tutte le procedure organizzative, gestionali e mediche previste per l’incolumità dei pazienti”.

Anche i sindacati si sono espressi sulla vicenda. “In attesa di conoscere i fatti nel dettaglio, non possiamo che ribadire le già denunciate situazioni di criticità riscontrabili nell’area della malattia mentale – puntualizza Roberto Rossi, segretario generale Fp Cgil Bergamo – in particolare in tema di accreditamenti regionali circa la dotazione organica standard di personale e della gestione di questi pazienti, che troppo spesso intasa i reparti ospedalieri per la carenza di strutture territoriali”.

Rossella Buccarello, segretario generale di Uil Fpl di Bergamo, parla invece di una “carenza di personale che si trascina ormai da tempo”. Secondo il sindacato “l’assenza di monitoraggio dei pazienti della Torre 7 si inserisce in una realtà fatta di blocco del turnover e mancanza strutturale di medici, dato che molti vanno in pensione e non vengono sostituiti, oltre all’impossibilità di implementare il personale educativo infermieristico”.

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