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Carlo Vimercati si è spento a 63 anni: “Nelle Fondazioni per aiutare i più bisognosi”

È l'avvocato Lidia Redaelli a ricordare per Bergamonews il cugino Carlo con cui ha condiviso non solo l'infanzia, ma tante scelte e passioni.  

Il Meeting di Rimini quest’anno non lo vedrà tra i suoi protagonisti, quelli da sempre attivi nell’ambito del volontariato. Si è spento a Bergamo Carlo Vimercati, nato a Veduggio (Monza) nel 1956, laureato in Lettere e Filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, tra le tante cose fondatore e presidente della Fondazione della Comunità bergamasca.

Per anni nel board della Fondazione Cariplo, Carlo Vimercati ha fatto dell’organizzazione del volontariato il suo punto di forza e più volte ha guidato la Consulta Nazionale dei Comitati di gestione dei fondi speciali per il volontariato.

Tre anni fa la malattia, un tumore che l’ha messo ko per un lungo periodo e ha fatto temere il peggio. Ma la tempra del dottor Vimercati si è dimostrata forte e dopo qualche mese di riposo forzato, tra ospedale e casa, si è ripreso e ha ricominciato a lavorare per i progetti sostenuti dalle donazioni, dai lasciti testamentari, dalla generosità della gente.

Nei giorni scorsi, domenica, un arresto cardiaco, creato da una embolia polmonare e il ricovero in rianimazione all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo dove si è spento martedì 13 agosto.

È l’avvocato Lidia Redaelli a ricordare per Bergamonews il cugino Carlo con cui ha condiviso non solo l’infanzia, ma tante scelte e passioni. 

da sinistra Peter Assembergs, Lidia Redaelli e Carlo Vimercati
Carlo Vimercati Lidia Radaelli peter assemberg

Carlo, per tutti Charly, era nato e cresciuto a Veduggio, vicino alla Chiesa. Ci teneva a sottolineare questo particolare perché era un convinto cattolico, peri tradizione familiare e per scelta libera, sia per il fatto che la Chiesa, dipinta anche in alcune opere del Segantini, trovandosi geograficamente nel punto più alto, domina il paese. Chi l’ha conosciuto bene sa che queste due caratteristiche erano a lui connaturali: un cattolicesimo che, con tutti i limiti umani, si traduceva nella difesa e nell’aiuto agli ultimi anche attraverso la ricerca di quegli strumenti di “potere” che lo rendevano protagonista dominante nel “poter” fare per gli altri.

La sua è stata una vita itinerante: lascia Veduggio per venire a vivere a Presezzo con la famiglia, dove il padre aveva avviato una attività produttiva, ritorna in Brianza per frequentare le scuole medie nel Collegio dei Camilliani a Villa Visconta, poi il liceo Cairoli a Varese per terminare con gli studi universitari in lettere e filosofia alla Università Cattolica di Milano.

Al liceo incontra l’esperienza di Gioventù Studentesca, il movimento giovanile liceale di Comunione e Liberazione al quale rimarrà sempre legato anche grazie all’incontro personale con Don Beniamino e Don Luigi Giussani, fondatore.

La sua carriera professionale è nota a tutti perché Carlo si esprimeva soprattutto con fatti e opere.

Molto riservato e “segreto” fin da bambino, come di lui diceva nostra nonna, era sempre di conforto umano. Lapidario nei giudizi, grande lottatore, sapeva sopportare senza lamentarsi troppo tutto ciò che il destino gli dava grazie alla fiducia che sempre riponeva nella Provvidenza. Sapeva essere tremendo, ma al contempo poteva emozionarsi fino alle lacrime ogniqualvolta si imbatteva in un bisogno umano, al punto di trasformare questa sensibilità in un giudizio ed in una azione precisa di aiuto all’altro.

Mi piace ricordarlo così:

Man mano che maturiamo siamo spettacolo a noi stessi e, a Dio piacendo, anche agli altri. Spettacolo, cioè, di limite e di tradimento, e perciò di umiliazione, e nello stesso tempo di sicurezza inesauribile nella grazia che ci viene donata è rinnovata ogni mattino. Da qui ci viene quella baldanza ingenua che ci caratterizza, per la quale ogni giorno della nostra vita è concepito come una offerta a Dio, perché la Chiesa esista dentro i nostri corpi e le nostre anime, attraverso la materialità della nostra esistenza” (Don Luigi Giussani, Servo di Dio, in occasione dei quarantennale del movimento Ecclesiale di Comunione e Liberazione.

Perché la Chiesa esista!

Questo il movente più segreto ed amato da Carlo, che sorpassava in larghezza altezza e profondità persino la sua ambizione, il suo desiderio di potere, di soldi e di pubblica gloria.

Quando ha seguito questi idoli, come a tutti noi accade, non ha mai avuto un impatto vero sulla realtà ed essendo molto intelligente se ne rendeva conto.

Gli ho voluto e gli voglio un bene immenso.

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