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Atalanta, la Champions? Bella ma dura, la storia insegna: vanno avanti solo le grandi

Parma e Udinese due volte eliminate nei preliminari. I friulani poi in Europa League nel 2012 hanno vinto ad Anfield contro il Liverpool di Skrtl

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Un sogno. Affascinante, come essere in un’altra dimensione. Ma anche molto, molto difficile. Signori, questa è la Champions. Bellissima, quanta invidia si tiene dentro chi non può partecipare e quanta emozione, invece, per chi può essere protagonista in quello spettacolo, come accadrà per l’Atalanta, nel palcoscenico di San Siro dal 17 settembre.

Mercoledì 29 agosto conosceremo le avversarie dei nerazzurri nel girone di qualificazione. Si dovrebbe dire che è già un successo poter partecipare, però non è vero neanche quello: ricordiamo la risposta di Gasperini, quando gli chiesero se comunque vada…prima della finale di Coppa Italia o prima della volata Champions. “Eh no, io voglio giocarmela e voglio il massimo”, aveva fatto capire Gasp. Impossibile, quindi, accontentarsi anche del terzo posto, per guadagnare l’accesso ai gironi di Europa League.

Resta il fatto che, lo dice la storia della Coppa dei Campioni e della Champions, le squadre medio-piccole quasi mai hanno superato il turno e sono arrivate alla fase finale. Ci riuscisse l’Atalanta, sarebbe un’impresa memorabile, come è stata la stessa qualificazione alla Champions.

Vediamo perché. Parliamo naturalmente delle squadre italiane. Escludiamo Juventus, Milan e Inter che hanno un numero di partecipazioni quasi…abitudinario nella Coppa dalle grandi orecchie. Più staccata la Roma, con quattro partecipazioni.

Poi c’è la Fiorentina, che più di sessant’anni fa è arrivata in finale (1956-57), persa 2-0 con il Real Madrid e nel 1969-70 ai quarti di finale. Più vicina nel tempo, ma neanche tanto, la Sampdoria, che nel 1991-92 si è giocata la finale di Coppa dei Campioni: la Samp di Vialli, Mancini e Vierchowod, allenata da Boskov, battuta 1-0 (gol di Koeman) dal Barcellona di Crujiff. Ma queste sono eccezioni, casi rarissimi.

Per le italiane non è mai stato un percorso semplice. Sei volte su tredici la quarta classificata in Serie A è stata poi eliminata nei preliminari di Champions ed è passata in Europa League.
Tocchiamo ferro per i due casi più sfortunati (per non dire di peggio) del Chievo 2006-2007, eliminato dal Levski Sofia e della Sampdoria 2010-2011, battuta dal Werder Brema. E poi entrambe, Chievo e Samp, retrocesse in B.

Ma si può parlare dell’Udinese di Guidolin, uscita due volte consecutive ai preliminari di Champions e poi protagonista in Europa League: nel 2011, eliminata dall’Arsenal, è però poi arrivata fino agli ottavi in Europa League. E nel 2012-2013, eliminata dallo Sporting Braga, scende in Europa League e vince nientemeno che a Liverpool, il 4 ottobre 2012: 3-2, con Lazzari in campo, i gol di Di Natale, autorete di Coates e gol di Pasquale. E Skrtl (oggi atalantino) in panchina. Una grande impresa, anche se poi l’Udinese finisce ultima nel girone e viene eliminata dall’Europa League.

Altra piccola, il Parma, eliminato nei preliminari di Champions nel 1999 dai Rangers e nel 2001 dal Lilla.

La statistica è impietosa: dal 2010 al 2017 sei volte su sette le italiane sono state eliminate nei preliminari di Champions. C’è anche l’Inter nel 2000 eliminata dall’Helsingborg, il Napoli nel 2014 eliminato dall’Atletico Bilbao, la Lazio dal Bayer Leverkusen nel 2015, la Roma nel 2016 dal Porto.

Certo, il riferimento vale relativamente perché dal 2018-2019 le squadre delle federazioni che occupano i primi quattro posti nella classifica del coefficiente Uefa vanno direttamente ai gironi di Champions League. L’Atalanta, in base a questa regola, ci sarebbe arrivata anche due anni fa, con il quarto posto del 2017.

La storia del cammino delle italiane serve comunque per capire quanto è stato e sarà difficile: la Champions è una gara ad eliminazione tanto affascinante quanto crudele e non ammette errori. Bisogna essere molto competitivi, per continuare a sognare.

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