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Il Ponte della Regina, un viadotto sospeso fra storia e leggenda

Nuova puntata della rubrica domenicale di BGY che fa tappa lungo le rive del fiume Brembo

Un ponte sospeso fra storia e leggenda: basterebbero queste poche parole per descrivere il Ponte della Regina, imponente struttura un tempo in grado di collegare Almenno San Salvatore con Almè.

Realizzato con buona probabilità in epoca romana, il viadotto erano degli snodi principali dell’area in quanto, posto lungo una strada militare, permetteva a coloro che provenivano da Bergamo di raggiungere agevolmente la Rezia.

Benchè non vi sia certezza su quali fossero le sue reali dimensioni, l’infrastruttura avrebbe avuto una lunghezza complessiva di 124 metri divisa su otto arcate, un’altezza di 24 e una larghezza di 6,5, come riportato da Elia Fornoni nel suo volume “L’antica corte di Lemine-Il ponte sul Brembo”.

Indicato nei documenti di epoca medievale come “ponte de Lemine” o “pontis de Brembo”, la storia della struttura iniziò a intrecciarsi con quella dei Longobardi a partire dal 1493 quando una piena distrusse buona parte di essa.

La presenza di rovine del ponte colpì particolarmente l’immaginazione popolare e fece sorgere fra gli abitanti della zona diversi miti riguardanti esso, legate secondo alcuni alla regina Teodolinda, secondo altri a Teutperga.

Quest’ultima, una volta ripudiata dall’imperatore Lotario II, si sarebbe rifugiata a Pontida per poi trasferirsi a Fontanella dove, secondo la leggenda, avrebbe fondato la celebre abbazia e dove sarebbe ancora sepolta.

Nonostante la forza distruttiva del corso d’acqua, tre degli otto archi complessivi riuscirono a superare la piena, rimanendo in piedi per quasi altri tre secoli.

A porre fine alla loro esistenza ci pensò ancora una volta il Brembo che, come riportato da Bortolo Belotti in “Storia di Bergamo e dei Bergamaschi”, ne portò con sé uno nel 1783 e altri due dieci anni dopo.

Il capitolo conclusivo della storia del collegamento venne scritto nel 1892 quando la ditta Ceriani, proprietaria del “Linificio e Canapificio Nazionale” di Villa d’Almè, fece richiesta al prefetto di Bergamo di demolire anche gli ultimi resti, lasciando così integra soltanto la base di alcuni piloni, visibili tutt’ora.

Fonti 

Bortolo Belotti, Storia di Bergamo e dei Bergamaschi, Bergamo, Edizioni Bolis, 1989

Paolo Manzoni, Lemine dalle origini al XVII secolo, Bergamo, Comune di Almenno San Salvatore, Comune di Almenno San Bartolomeo, 1988

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