BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Franchising, a Bergamo 20 catene: più punti vendita, ma meno occupati

Il direttore Oscar Fusini: “Il settore mantiene i numeri ma soffre un alto turnover. Per affiliarsi alle catene servono capacità imprenditoriali”

A Bergamo le imprese che fanno franchising rimangono costanti, aumentano i loro punti vendita e diminuiscono gli addetti occupati. Mentre il “fenomeno franchising” continua a crescere nel nostro Paese, come mostra il Rapporto di Assofranchising Italia, l’associazione nazionale aderente a Confcommercio), Bergamo presenta dati in chiaroscuro.

Nel 2018 le catene con sede legale in provincia sono rimaste 20, mentre i punti vendita sono cresciuti del 2,21% rispetto al 2017 passando da 725 a 741 e il numero di addetti si è assottigliato del 2,20% scendendo da 2.125 a 2.088.

Nel dettaglio, è interessante rilevare che: dei 741 punti vendita 56 sono all’estero; e delle 20 catene bergamasche 7 riguardano l’abbigliamento (il 35% con un giro d’affari del 39,4%del totale), 4 la ristorazione (20% con il 15,5% del giro d’affari), 3 la bellezza e benessere (15% con il 17,5% del giro d’affari), 3 i servizi (5% con il 12%) e le 3 rimanenti altri settori (15% con il 15,6%).

Spiega Oscar Fusini, direttore di Ascom Bergamo: “La formula del franchising si dimostra positiva ma richiede a chi sceglie questo modello di sviluppo investimenti importanti in termini di tempo e di risorse economiche. Le difficoltà molto spesso non sono legate al reperire negozi, personale o capitale, ma al reclutare profili imprenditoriali con caratteristiche adeguate. La platea interessata ad aprire un’attività in franchising è infatti quasi sempre costituita da persone senza esperienza e la mancanza di capacità imprenditoriali si fa sentire ed è alla base del forte turnover che si registra tra i punti vendita”.

Il trend Nazionale: più insegne, più occupati e fatturato sempre in crescita
La realtà bergamasca si discosta dal trend nazionale. Il Rapporto Assofranchising Italia 2019, presentato da Assofranchising e Istituto Piepoli, fotografa un settore in continua espansione in Italia e all’estero con tutti i dati positivi: rispetto al 2017, + 3,4% di insegne, più 4,5% di punti vendita, più 3,8% di occupati e più 2% di fatturato.
Dal 2014 ad oggi gli occupati sono cresciuti del 10,9%, i punti vendita l’8,3% e il giro d’affari del 7,8%. Negli ultimi dieci anni c’è stato un aumento del giro d’affari del 17% e delle imprese estere che hanno deciso di investire nel nostro paese addirittura del 35,8%. In Italia nel 2018 il franchising ha generato un giro di affari di oltre 25 miliardi di euro e ha dato lavoro a più di 200mila persone.

Il sondaggio ha preso in esame 961 insegne: ben 861 sono italiane e di queste, 174 sono presenti anche all’estero. A livello regionale, la Lombardia si riconferma l’area in cui sono presenti più insegne (268), seguita dal Lazio con 107 e del Veneto con 90.

Punti vendita italiani all’estero in franchising
Il franchising italiano vince anche all’estero. Nel 2018 sono aumentati del 7,6% i punti vendita italiani delle catene che da tempo si sono consolidate al di fuori del territorio nazionale e che oggi superano i 10.800 negozi.

Occupazione
Quasi il 90% dei franchisee presenti in Italia ha un’età compresa tra i 25 e i 45 anni. Il 34,3% degli investimenti non supera i 20mila euro, mentre il 50% si attesta nella fascia fra 20 e 100mila euro.

“Il franchising si conferma un settore sempre più in crescita e appetibile anche per i più giovani che si affacciano per la prima volta al mondo del lavoro – dichiara Augusto Bandera, Segretario Generale di Assofranchising –. La crescente richiesta e la nascita di nuovi format sono sintomo di un sistema che funziona e che ispira fiducia grazie al ridotto rischio di impresa. Seppur il settore sia composto per la maggior parte da giovani imprenditori, significative sono anche le richieste da parte degli over 45, che rappresentano l’11% dei franchisee. Spesso, si tratta di persone che a un certo punto della propria carriera decidono di mettersi in proprio, di imparare un nuovo mestiere e diventare imprenditori di sé stessi”.

Categorie merceologiche
Chi sale
A gonfie vele il settore della ristorazione, in particolar modo dei bar, delle gelaterie, dei pub e delle pasticcerie che segna un +20% sull’anno precedente. Il giro di affari per il 2018 è stato di oltre 447 milioni di euro e gli occupati più di 5.500. In forte crescita anche l’alimentare specializzato che con la nascita sempre più frequente di negozi dedicati a diete ed esigenze alimentari particolari, ha visto incrementare il proprio fatturato del 23,3% superando i 227 milioni di euro. Stabile e sempre ben posizionato il comparto delle palestre e dei centri estetici.
Chi scende
In calo le librerie e le profumerie in franchising, che perdono rispettivamente il 19,2 e il 15,5%. Ma il dato più significativo è registrato dal settore energia, che comprende i negozi specializzati nella vendita di offerte per l’energia domestica e nell’assistenza, ormai sempre più affidata in outsourcing a contact center dedicati. Una lieve flessione viene registrata anche dal settore della GDO Food con -2,0%, che mantiene in ogni caso un fatturato superiore ai 7 miliardi di euro e che incide per il 30,9% sul totale del giro di affari del franchising.

© Riproduzione riservata

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.