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“L’alcol tra i giovani è in calo, ma tra i ragazzini è di moda il binge drinking”

Emilio Maino, Unità Prevenzione dipendenze Ats Bergamo: "Se molti bevono, pochi eccedono. Generalizzare aumenta il rischio emulazione"

Il tema è sempre d’attualità. D’altronde la cronaca, ogni fine settimana o quasi, riporta di incidenti o corse in ospedale conseguenti l’abuso di alcol. Protagonisti in negativo, il più delle volte, sono proprio giovanissimi o giovani adulti. A volte con estreme conseguenze: basti pensare a quanto successo il 17 giugno a Terno d’Isola, dove un 34enne – al volante in stato di ebrezza – ha investito e ucciso il carabiniere Emanuele Anzini, appuntato del Nucleo radiomobile di Zogno. O alla tragedia di sabato notte, quella che ad Azzano San Paolo è costata la vita a Luca Carissimi (21 anni) e all’amico Matteo Ferrari (18). Entrambi erano sulla Vespa speronata dalla Mini Cooper di M.S., 33enne di Curno incensurato, risultato positivo all’alcol test e accusato di omicidio volontario. Un gesto folle dopo una lite in discoteca, non riconducibile al semplice consumo di alcol, il cui abuso è comunque alla base di numerosi episodi di violenza: risse e aggressioni. Nel mezzo una sfilza di episodi non così gravi, ma senz’altro indicativi del problema: nella notte del 30 luglio, ad esempio, 6 ragazzi sono finiti in ospedale per intossicazione etilica tra Spinone al Lago, Antegnate e Zanica. Maschi e femmine tra i 16 e i 20 anni.

“L’attenzione è sempre alta soprattutto per quanto riguarda quest’ultima fascia d’età, esposta a pratiche rischiose come quella del binge drinking (bere uno dopo l’altro almeno 5 bicchieri di alcolici, ndr) – osserva Emilio Maino, dell’Unità Prevenzione delle dipendenze di Ats Bergamo -. In particolare modo le ragazze, vista la maggior difficoltà nel tollerare gli effetti dell’alcol”.

Il consumo delle bevande alcoliche non è più circostanziato ai pasti. “Ma fuori, in maniera meno frequente con l’assunzione di maggiori quantità – spiega -. Nei casi di binge drinking si parla di cinque, sei o più bicchieri nell’arco della stessa serata”. Cocktail spesso zuccherati, che in qualche modo ‘nascondono’ il sapore dell’alcol. Non i suoi effetti: “Tra i rischi immediati ci sono intossicazione da alcol e coma etilico” ricorda Maino. Condizioni che, in casi estremi, possono anche portare al decesso.

Senza tralasciare la sfera dei possibili ‘effetti collaterali’ derivanti dall’uso smodato di alcol, incidenti stradali compresi: “Minore autocontrollo, maggiore aggressività e difficoltà nel contenere rabbia”, elenca l’esperto dell’Ats. In alcuni soggetti, già predisposti, l’alcol può fungere da miccia. “È un po’ come gettare della benzina sul fuoco” commenta Maino, che ci tiene però a sottolineare un aspetto: “La tendenza al bere tra i giovani, al contrario di quanto si pensa, sta pian piano diminuendo”.

Secondo uno studio promosso da Ats Bergamo, il consumo di alcol è in leggero calo tra i 15-19 anni (dall’82% del 2011 al 79%). Al contrario – come anticipato – aumenta il consumo fuori dai pasti e occasionale, anche tra minorenni (il primo bicchiere, in rari casi, si prova a 11 o 12 anni). Solo il 4,5% degli studenti ha riferito di avere fatto frequentemente uso di alcol (20 o più volte in un anno) mentre il 42,5% ha detto di avere bevuto almeno una volta fino a ubriacarsi.

La bevuta in compagnia, del resto, è diventata una sorta di rito sociale al quale è difficile sottrarsi. “Il tema esiste, ma diffondere visioni stereotipate del fenomeno rischia di produrre un effetto contrario a quello desiderato – osserva Maino -. Se molti giovani bevono, solo una minima parte eccede. Qualche episodio grave si verificherà sempre, ma se ai ragazzi diamo una percezione distorta del fenomeno, dove tutti alzano il gomito, allora questi sono più esposti al rischio emulazione. Al contrario, se capiscono che le cose non stanno così, per loro diventa più facile astenersi e acquisire una certa indipendenza dal branco, perché si matura la convinzione di far parte di una maggioranza, non di una minoranza”.

Alla base, però, c’è sempre il lavoro pedagogico. Quello di scuole e famiglie chiamate a mettere in guardia sui possibili rischi. “Vale anche per locali notturni e bar, che possono offrire alternative attrattive al bere alcolico, o decidere di non somministrare alcolici in determinate fasce orarie. Scelte etiche che vanno premiate”. Un’iniziativa interessante – sottolinea Maino – è quella che Ats Bergamo, ospedale Papa Giovanni, Safe Driver e Comune di Bergamo hanno promosso il 19 luglio nei locali estivi della movida (Spalti di Sant’Agostino, Goisis, Fabric, Trucca, San Michele) con cocktail analcolici a prezzi calmierati, e informazioni sui rischi collegati all’assunzione di bevande alcoliche, in particolare in relazione alla guida. Stesso obiettivo del progetto “Notti Sicure”, attivo da più tempo, mirato a prevenire gli incidenti stradali facendo prevenzione nei luoghi del divertimento con la speranza di aumentare il numero di guidatori con alcolemia zero.

E poi ci sono le regole, diventate man mano più stringenti: “Quella che vieta di bere alcolici ai neopatentati, ad esempio, si sta rivelando azzeccata – conclude Maino -. La ricetta magica non esiste, ma costanza e attenzione sul tema, alla lunga, possono fare la differenza”. Certo, il lavoro da fare è ancora lungo.

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