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Ubi, sulla semestrale pesa la cessione di 900 milioni lordi di sofferenze - BergamoNews
I dati

Ubi, sulla semestrale pesa la cessione di 900 milioni lordi di sofferenze

Il Consiglio di Amministrazione di Unione di Banche Italiane Spa (UBI Banca) ha approvato nella giornata di venerdì 2 agosto i risultati consolidati del Gruppo per il primo semestre del 2019.

Il semestre si è chiuso con un utile al netto delle poste non ricorrenti a 183,4 milioni, inferiore ai 222,1 milioni del primo semestre 2018, per effetto dell’inclusione dell’impatto negativo di 75 milioni netti derivanti dalla cessione di 900 milioni lordi di sofferenze.

Allo stesso modo, l’utile contabile si è attestato a 130,9 milioni rispetto ai 208,9 milioni del primo semestre 2018, per effetto sia della cessione di cui sopra (-75 milioni) che degli oneri legati all’accordo sindacale del marzo 2019 (-42,6 milioni).

Grazie alla sostanziale stabilità dei proventi operativi a 1.829 milioni (-0,6% vs 1.840,6 milioni nel 1sem2018) e alla significativa riduzione degli oneri operativi, scesi del 2,6% a 1.192,2 milioni (1.224,4 milioni nel 1sem2018), il primo semestre dell’anno ha registrato un risultato della gestione operativa in crescita del 3,3% a 636,8 milioni.

Nell’ambito dei proventi operativi, il margine d’interesse ha mostrato buona resilienza, attestandosi a 886,2 milioni nonostante la riduzione dei volumi di impiego, grazie all’efficacia della politica di salvaguardia degli spread.

Il leggero decremento registrato rispetto al primo semestre 2018 (-10,2 milioni) è totalmente spiegato da una componente una tantum di -7,4 milioni contabilizzata nel 2trim2019 e dall’impatto di -4,2 milioni derivante dall’introduzione dell’IRFS nel 2019.

Nel dettaglio:
– il margine derivante dall’attività di intermediazione creditizia con la clientela si è attestato a 808,6 milioni (influenzato da una componente una tantum di -7,4 milioni e da -4,2 milioni relativi all’introduzione dell’IFRS16) rispetto agli 814,1 milioni del 1sem2018, nonostante minori volumi medi di impiego. Al netto delle due componenti, il margine dell’attività di intermediazione con
la clientela del 2019 risulterebbe superiore a quello del 2018.

La strategia di salvaguardia degli spread posta in atto a partire dal secondo semestre 2018 ha dispiegato i suoi effetti nel corso del 2019. La forbice clientela di Gruppo è risultata pari a 177 punti base nel primo semestre dell’anno, rispetto ai 173 punti base del semestre di raffronto.

– il contributo delle attività finanziarie si è attestato a 92,8 milioni, in crescita rispetto agli 81,9 del 1sem2018;
– il risultato dell’attività sull’interbancario, che comprende tra l’altro il beneficio del TLTRO2, ammonta a -15,2 milioni nel 1sem2019 rispetto ai +0,38 milioni del 1sem2018, con una variazione negativa che riflette la maggior attività in pronti contro termine con controparti istituzionali ma anche il costo degli accresciuti depositi di liquidità mantenuti presso la BCE.

Prosegue il buon andamento delle commissioni nette, cresciute dello 0,6% a 812,9 milioni dagli 808 del 1sem2018, nonostante gli oltre 23 milioni di minori commissioni up-front e di performance su prodotti di risparmio e assicurativi nel 2019.

L’incremento delle commissioni nette è da attribuirsi ai seguenti andamenti:
– il contributo dei servizi legati all’attività in titoli è rimasto stabile a 456,3 milioni rispetto ai 458,3 del 2018, nonostante includa minori commissioni up front e di perfomance su prodotti gestiti e assicurativi per 23,2 milioni. Al netto delle commissioni di performance e up front legate a fondi, Sicav e prodotti assicurativi, il contributo caratteristico dei servizi legati all’attività in titoli sale a circa 346,5 milioni dai 325,4 del 1sem2018 (+6,5%).

– le commissioni relative all’attività bancaria tradizionale sono state pari a 356,6 milioni, in crescita del 2% rispetto al 1sem2018, beneficiando anche del positivo risultato delle azioni di repricing.

Il risultato della finanza ha totalizzato +55,1 milioni, risultando in linea con i 56,1 milioni del 1sem2018, quale sintesi degli andamenti seguenti:
– il risultato da cessione/riacquisto di attività e passività finanziarie si è attestato a +20,7 milioni (+37,4 nel 1sem2018);
– il risultato netto dell’attività di negoziazione ha totalizzato +1,1 milioni (+35,4 milioni nel 1sem2018)
– il risultato netto dell’attività di copertura è pari a -8 milioni (-4,2 milioni nel 1sem2018)

Adeguamento, per il periodo di sospensione, dei tassi sui finanziamenti “imprese”, oggetto di moratoria a seguito del sisma del 2016 in Centro Italia (Marche/Abruzzo), che fa seguito agli adeguamenti già effettuati progressivamente in precedenza per la clientela “privati”. Impatto negativo (rinuncia a interessi attivi), una tantum, per complessivi 7,4 milioni sul margine d’interesse.

Inclusi gli impatti IFRS9 sul margine d’interesse. In dettaglio, nel 1sem2019 +66,7 milioni (+61,5 nel 1sem2018) relativi a interessi
su crediti (time reversal), -10,4 milioni (-22,1 milioni nel 1sem2018) relativi a modifiche contrattuali che non determinano una cancellazione del credito.

– il risultato netto delle attività/passività valutate al fair value è stato positivo per +41,4 milioni (-12,5 nel 1sem2018), corrispondenti alla plusvalenza netta da valutazione di titoli di capitale tra cui NEXI per +21,2 milioni.
Il continuo controllo dei costi si è di nuovo riflesso positivamente sugli oneri operativi (che includono i contributi al Fondo di Risoluzione).
Gli oneri operativi hanno infatti registrato una diminuzione del 2,6% totalizzando 1.192,2 milioni rispetto ai 1.224,4 del 1sem2018, nonostante l’incremento dei contributi al Fondo di Risoluzione nel 2019, passati a 60 milioni dai circa 42 del 1sem2018. Al netto dei contributi al Fondo di Risoluzione, gli oneri operativi scendono del 4,2%.

Nel dettaglio, le spese per il personale ammontano nel 1sem2019 a 720,4 milioni, in riduzione del 3,9% rispetto al 1sem2018. Il miglioramento è da attribuirsi principalmente alla riduzione di organico – pari a 883 risorse rispetto a fine giugno 2018 – derivante anche dalle adesioni volontarie ai piani di esodo definiti nel periodo.

Si rammenta che nei risultati del 1sem2019, sono stati contabilizzati oneri per 63,7 milioni lordi (42,6 netti), evidenziati separatamente tra gli “Oneri per piano di incentivi all’esodo” nel conto economico, al netto di imposte e terzi.

Si informa che, sempre in esecuzione del Piano Industriale vigente, è stata deliberata l’esternalizzazione di alcuni rami d’azienda di UBISS – soggetta alle necessarie autorizzazioni – che comporterà il distacco di 95 risorse e l’uscita di 102 risorse verso i nuovi fornitori, da attuarsi entro fine anno.
le altre spese amministrative evidenziano una contrazione significativa, attestandosi a 361,2 milioni rispetto ai 392,6 del 1sem2018. Nel raffronto, si evidenzia quanto segue: il 1sem2019 è stato interessato da una maggiore contribuzione al Fondo Unico di Risoluzione (60 milioni di euro di cui 18 straordinari) rispetto ai 42 del 1sem2018; sempre nel 1sem2019, l’applicazione dell’IFRS16 alle operazioni di leasing ha comportato la contestuale riduzione di circa 26,5 milioni soprattutto della voce “fitti passivi” e l’incremento per un importo sostanzialmente analogo della voce “rettifiche di valore su attività materiali e immateriali”.

Al netto dei due impatti, le altre spese amministrative mostrano una contrazione di oltre 20 milioni rispetto al 1sem2018.
Nel primo semestre dell’anno sono state iscritte rettifiche di valore nette per deterioramento crediti verso la clientela per 391,6 milioni di euro, impattate dalla contabilizzazione di 112,110 milioni in relazione alla vendita di posizioni leasing factoring in sofferenza (di cui 102,4 nel 2trim2019).

Il costo del credito, anche a seguito della diminuzione degli impieghi registrata nel primo semestre dell’anno, si è attestato a 78 punti base annualizzati, e, rettificato per escludere l’impatto delle cessioni di cui sopra, a 65 pb annualizzati.
Peraltro, si segnala nel semestre il forte incremento delle coperture dei crediti deteriorati, passate al 40,99% dal 38,5% di inizio anno (+250 punti base circa); tale incremento ha interessato tutte le categorie di crediti deteriorati. Si rammenta che l’incidenza delle posizioni garantite è significativamente più elevata della media del sistema.

Infine, le imposte sul reddito dell’operatività corrente stimate per il 1sem2019 sono risultate pari a 60 milioni, definendo un tax rate del 24,3% essenzialmente per effetto della rilevazione della rivalutazione della partecipazione NEXI in regime di “participation exemption” e del ri-allineamento dei valori fiscali ai maggiori valori contabili delle attività materiali e immateriali sorte in seguito alle operazioni di riorganizzazione aziendale avvenute negli ultimi 2 esercizi (incorporazione di 10 banche rete in UBI) che ha comportato il pagamento di un’imposta sostitutiva e il rilascio di attività fiscali differite, con effetto netto positivo a conto economico per circa 16 milioni di euro.

I risultati del 2 trimestre 2019 rispetto al 1 trimestre 2019 (e al 2 trimestre 2018) Il secondo trimestre dell’anno ha fatto registrare un utile al netto delle poste non ricorrenti pari a 58,5 milioni dai 124,9 milioni nel primo trimestre 2019 e un utile netto contabile a 48,7 milioni di euro dagli 82,2 milioni nel primo trimestre 2019, entrambi inferiori ai risultati del primo trimestre dell’anno per
effetto dell’inclusione dell’impatto negativo di 70 milioni netti derivanti dalla cessione di 900 milioni lordi di sofferenze.

Peraltro nel secondo trimestre dell’anno il risultato della gestione operativa è salito a 321 milioni, in crescita rispetto ai 315,9 milioni del 1trim2019 (e ai 313,9 del 2trim2018).

I proventi operativi si sono attestati a 908,4 milioni, in riduzione rispetto ai 920,6 del 1trim2019 (e ai 915,3 del 2trim2018), ma con ricavi “core” (margine d’interesse + commissioni nette) in crescita a 852,6 milioni nel 2trim2019 rispetto ai 846,5 del 1trim 2019 (859,2 milioni nel 2trim2018).

Nel dettaglio, il margine d’interesse si è attestato a 440,6 milioni, impattato da una componente una tantum negativa per 7,4 milioni14 e da un maggior costo del funding per circa 4 milioni, mostrando buona resilienza rispetto ai 445,6 milioni nel 1trim2019 nonostante la riduzione degli impieghi, grazie all’efficacia della politica di salvaguardia degli spread:
– il margine derivante dall’attività di intermediazione creditizia con la clientela15 si è attestato a 399,5 milioni – influenzato da una componente una tantum negativa per -7,4 milioni16 e da un maggior costo del funding per -4 milioni – rispetto ai 409,1 milioni circa del 1trim2019 (416,9 nel 2trim2018).

La strategia di salvaguardia degli spread posta in atto a partire dal secondo semestre 2018 ha continuato ad avere effetti positivi. Il mark up del gruppo è risultato in crescita anche nel 2trim2019, ed è riuscito a più che compensare il leggero peggioramento del mark down sul costo del funding, legato alle emissioni sui mercati istituzionali effettuate anticipando il piano di funding; la forbice clientela è quindi salita a 177 punti base, il livello più elevato da inizio 2018.

– il contributo delle attività finanziarie si è attestato a 48,4 milioni, in crescita rispetto ai 44,4 milioni del 1trim2019 (42,7 nel 2trim2018) per effetto della leggera crescita dei volumi medi del portafoglio e della strategia di diversificazione degli investimenti.

– il risultato dell’attività sull’interbancario ammonta a -7,3 milioni, e risulta sostanzialmente allineato ai -7,9 milioni registrati nel 1trim2019 (e in riduzione rispetto ai -1,3 milioni nel 2trim2018 per effetto di una maggior attività in pronti contro termine con controparti istituzionali e di maggiori costi legati agli accresciuti depositi di liquidità mantenuti presso la BCE).

Le commissioni nette hanno segnato il miglior risultato di sempre, crescendo a 412 milioni nel 2trim2019, e segnando un incremento del 2,8% rispetto ai 400,9 milioni del 1trim2019 (e ai 400,6 milioni del 2trim2018).
Il risultato è da attribuirsi al buon andamento registrato da ambedue le componenti di seguito menzionate.
Nel trimestre è infatti salito il contributo dei servizi legati all’attività in titoli a 230,7 milioni di euro dai 225,5 milioni del 1trim2019, in presenza dello stesso apporto di commissioni di performance e up front su prodotti gestiti e assicurativi (il contributo ammontava a 227,8 milioni nel 2trim2018, con commissioni di performance e up front più elevate per 5,3 milioni).

Al netto delle commissioni di performance e up front relative a fondi, Sicav e prodotti assicurativi, il contributo dei servizi legati
all’attività in titoli sale a 175,3 milioni nel 2trim2019 dai 171,3 del 1trim2019 e dai 164,5 del 2trim2018.
Sale inoltre l’apporto delle commissioni relative all’attività bancaria tradizionale, in crescita del 3,4% a 181,3 milioni rispetto ai 175,4 del 1trim2019 (e del 4,9% rispetto ai 172,8 milioni del 2trim2018), grazie a maggiori commissioni di tenuta e gestione conto corrente e su incassi e pagamenti.

Il risultato della finanza è stato positivo per +17,6 milioni (+37,4 milioni nel 1trim2019 e +22,1 milioni nel 2trim2018), quale sintesi degli andamenti seguenti:
– il risultato da cessione/riacquisto di attività e passività finanziarie si è attestato a +8,5 milioni (+12,2 milioni nel 1trim2019 e +14,9 nel 2trim2018) e deriva dall’attività di compravendita di titoli di stato italiani ed esteri per +12,7 milioni;
– il risultato netto dell’attività di negoziazione è stato negativo per -2,5 milioni (+3,6 milioni nel 1trim2019 e +22,5 nel 2trim2018)
– il risultato netto dell’attività di copertura è pari a -3,1 milioni (-4,9 milioni nel 1trim2019 e -2,7 nel 2trim2018)
– il risultato netto delle attività/passività valutate al fair value è stato positivo per +14,9 milioni, essenzialmente a seguito della rivalutazione di alcuni titoli di capitale (tra cui NEXI per ulteriori 3,5 milioni) rispetto ai +26,5 milioni registrati nel 1trim2019 (di cui 17,7 milioni attribuibili alla rivalutazione di NEXI) e ai -12,6 registrati nel 2trim2018.
Il continuo controllo dei costi si è di nuovo riflesso positivamente sugli oneri operativi (inclusi i contributi sistemici), che totalizzano 587,4 milioni, da raffrontarsi con i 604,8 del 1trim2019 e con i 601,4 del 2trim2018.

Nel dettaglio, le spese per il personale si sono attestate a 356 milioni, in calo del 2,3% rispetto ai 364,4 del 1trim2019 (e del 4,9% rispetto ai 374,3 del 2trim2018), con un decremento attribuibile essenzialmente alla voce “Salari e stipendi”, in contrazione a seguito dell’uscita di 144 risorse rispetto a fine marzo 2019 e di 883 risorse rispetto a giugno 2018.

Si informa che, sempre in esecuzione del Piano Industriale vigente, è stata deliberata l’esternalizzazione di alcuni rami d’azienda di UBISS – soggetta alle necessarie autorizzazioni – che comporterà il distacco di 95 risorse e l’uscita di 102 risorse verso i nuovi fornitori, da attuarsi entro fine anno.

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