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Mario a Roma come Emanuele a Terno, carabinieri uccisi da ragazzi sbandati

Il delitto di Trastevere ha riportato alla mente quello avvenuto, più o meno alla stessa ora, un mese e mezzo fa lungo una strada bergamasca

Accoltellato con un undici fendenti durante una perquisizione nel centro di Roma uno, travolto da un’auto mentre era impegnato in un posto di blocco sulla Provinciale a Terno d’Isola l’altro. Sono diverse le similitudini tra l’omicidio di Mario Cerciello Rega e quello di Emanuele Anzini, due carabinieri uccisi in servizio da ragazzi sbandati.

Il delitto di giovedì notte a Trastevere ha riportato alla mente quello avvenuto, più o meno alla stessa ora, su una strada della Bergamasca un mese e mezzo fa, domenica 16 giugno.

Vittime Mario ed Emanuele, 35 e 41 anni, due persone benvolute da tutti e ricordate con affetto. Due uomini dello Stato molto legati alla divisa che avevano sognato di indossare fin da bambini e che li ha accompagnati fino alla morte.

Anzini aveva intimato l’alt, in via padre Albisetti, a un’Audi con a bordo Matteo Colombi Manzi, cuoco 34enne di Sotto il Monte, che stava tornando a casa dopo una serata in cui aveva alzato un po’ troppo il gomito. L’investitore, che aveva riavuto la patente da soli tre mesi, non ha nemmeno rallentato quando ha visto la paletta alzata. Ha proseguito la sua corsa e ha travolto l’appuntato, proprio il giorno prima in cui avrebbe festeggiato 42 anni. In lacrime la figlia al funerale nella sua città Natale, Sulmona, durante il quale aveva letto un toccante messaggio: “Ciao papà, io ti aspetto perché un giorno ci rivedremo – le sue parole – . Nel frattempo tu proteggimi e guardami da lassù. A partire da domani, quando inizierò gli esami di Maturità. E poi quando entrerò nell’esercito, perché ho deciso di seguire le tue orme”.

Stesso tragico epilogo per Mario Cerciello Rega, vicebrigadiere di Somma Vesuviana, ucciso a 35 anni con undici coltellate da uno studente americano di vent’anni, assuntore di droga. Il militare è stato ferito a morte giovedì notte mentre insieme a un collega stava bloccando due giovani sospettati di essere gli autori di un “cavallo di ritorno”, ovvero la richiesta di denaro – in questo caso cento euro – per restituire alla vittima del furto il bottino. I due americani erano andati a Trastevere in cerca di droga. Quando si sono accorti che la sostanza acquistata era Aspirina, hanno rubato la borsa del pusher, con dentro il cellulare, nel tentativo di recuperare i soldi.

L’uomo ha quindi contattato i due chiamando il suo numero di telefono per riaverla indietro e anche i carabinieri per comunicare che era stato scippato e che si era accordato con i giovani americani per la restituzione. All’orario stabilito i due carabinieri, in borghese, si sono recati in via Pietro Cossa. Lì hanno incontrato i ragazzi con i quali è scoppiata una violenta colluttazione, in cui il vicebrigadiere è stato ammazzato.

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