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“Indagine perfetta” incastra e fa arrestare lo stupratore seriale

Tre donne hanno riconosciuto in un 29enne senegalese, che agiva tra Osio Sotto, Verdellino e Ciserano, il loro aggressore

È la sera del 7 giugno scorso, un venerdì sera. La commessa di un negozio di Osio Sotto, 27 anni, si ferma per terminare gli ultimi preparativi di un evento che si svolgerà il giorno dopo nell’esercizio commerciale.

mustafa diop

Sono le 23 quando esce dal negozio, sale e in auto e si ricorda di non aver tolto il denaro dalla cassa. Lascia la borsa e il cellulare in auto e torna al negozio.

Sta aprendo la porta quando un uomo di colore, alto, il viso coperto per metà da una sciarpa la blocca con un coltello e le chiede il denaro. Spaventata entra con lui nel negozio e gli consegna 200 euro.

La giovane pensa che sia una rapina e che tutto finisca lì.

Invece inizia per lei l’inferno. L’uomo la spinge verso il retro del negozio e la violenta. Per quasi un’ora lei cerca di difendersi, schiaffi, morsi e graffi. Tutto inutile di fronte a quest’uomo alto 185 centimetri e dalla corporatura possente. Subisce la violenza. Quando poi lui se ne va, riesce a chiamare il 112. Sul posto arrivano i carabinieri che non esitano un attimo e capita la situazione portano la giovane in ospedale, mentre loro procedono ai rilievi biologici.

Una settimana dopo, venerdì 14 giugno, una prostituta lituana a Osio Sotto denuncia un tentativo di violenza sessuale. Dal racconto della giovane meretrice i carabinieri risalgono allo stesso identikit dello stupratore di colore di una settimana prima.

La commessa riconosce tra i volti sottoposti dai carabinieri un giovane senagalese, Moustapha Diop, classe 1990, senza fissa dimora.

La famiglia del giovane vive a Verdellino, il padre muratore e la madre casalinga, depistano le indagini e affermano che Moustapha sia in Spagna da oltre un mese e che non lo sentono. Ma i carabinieri intercettano il numero e tengono monitorati gli spostamenti del senegalese che si aggira tra Osio Sotto, Verdellino e Ciserano.

Il 25 giugno il giovane viene fermato per strada e sottoposto al prelievo salivare. Dopo un confronto all’americana effettuato in Procura la commessa e la prostituta lituana lo riconoscono, non ci sono dubbi. Il 29enne senegalese viene arrestato il 27 giugno scorso e portato in carcere.

Il confronto tra il tampone salivare e i rilievi biologici effettuati nel negozio di Osio Sotto coincidono: il Dna viene confermato, è la prova regina che incastra Moustapha Diop oggi accusato di rapina e violenza sessuale.

C’è di più, nel corso delle indagini, un’altra prostituta racconta che nel novembre 2018 venne rapinata mentre era appartata con un cliente ad Osio Sotto. Il volto di Diop viene riconosciuto dalla giovane che quella sera riuscì a fuggire scappando dalla portiera posteriore dell’auto.

Diop, regolare in Italia, ha un precedente nel 2014 per violenza sessuale. Cinque anni fa venne condannato a un anno e due mesi, ma in carcere ci rimase solamente un giorno. Ora sarà tutto diverso.

IL MAGISTRATO CARMEN PUGLIESE: “UN’INDAGINE PERFETTA”
L’indagine è stata coordinata dal pubblico ministero Laura Cocucci, la collega Carmen Pugliese che lavora nello stesso pool non esita a definire questa come “l’indagine perfetta, dove la Procura e i carabinieri hanno lavorato in perfetta sintonia, avvalendosi di rilievi scientifici e di metodi tradizionali che hanno portato nel breve tempo all’arresto di questo soggetto. Incastrato da una prova regina come quella del Dna”.

IL COLONNELLO PAOLO STORONI: “CERTEZZE PER LE FASCE DEBOLI” 
Secondo il colonnello Paolo Storoni, Comandante Provinciale dei carabinieri di Bergamo, “C’è stata una sinergia tra l’Arma dei carabinieri e la Procura che ha permesso di raggiungere questo risultato in breve tempo, con rilievi e prove schiaccianti. Merito della preparazione dei carabinieri che hanno saputo raccogliere, in un momento drammatico, tutti i particolari e i dettagli necessari a ricostruire la vicenda. I rilievi immediati hanno dato prova scientifica dei fatti. Il coordinamento con la Procura, che ha permesso di intervenire subito, ha fatto sì che le fasce più deboli, come le donne, si sentano protette e abbiano fiducia nelle forze dell’ordine e della Giustizia. I dati degli ultimi anni lo dimostrano e ci confermano che siamo sulla strada giusta”.

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