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Il Culmine di San Pietro, alla scoperta dell’antico valico orobico

Nuova puntata della rubrica domenicale di BGY che fa tappa in Val Taleggio

Posto sul confine fra le province di Bergamo e Lecco, il Culmine di San Pietro è oggi uno dei passi alpini più amati da ciclisti e motociclistici.

In grado di collegare Vedeseta a Moggio, a partire dal 1969 il valico permette a chiunque voglia di raggiungere la Valsassina attraverso la Val Taleggio con facilità.

Caratterizzato da prati estesi, da numerosi specchi d’acqua e da un paesaggio mozzafiato dove si può osservare vette come il Resegone e il Grignone, la storia del giogo risale al Medioevo.

A testimoniare ciò vi è la presenza della Chiesa di San Pietro, un edificio sacro realizzato dagli abitanti delle aree circostanti e che ancora oggi rimane un punto d’incontro per le popolazioni delle due vallate che il 29 giugno di ogni anno si ritrovano per celebrare la festa dell’apostolo.

A fare eco a questa tradizione vi era un tempo anche quella del “latte di San Vito”, un’usanza programmata per il 15 giugno e che vedeva protagonisti i pastori e mandriani che offrivano al martire il latte prodotto dagli animali durante la giornata.

Compreso nel territorio del Ducato di Milano anche dopo la Pace di Lodi del 1454, durante i decenni successivi il Culmine fu al centro di diversi contrasti riguardanti in particolare i diritti di pascolo, lo sfruttamento delle sorgenti e il taglio dei boschi.

Fra gli scontri più accesi si annoverano quelli fra Sottochiesa e Vedeseta che nel Cinquecento resero necessario la ridefinizione dei confini e la collocazione di cippi, operazione ripetuta successivamente anche a metà del Settecento.

Nonostante il passaggio di Vedeseta nel 1815 alla provincia di Bergamo e la conseguente cessione del versante orientale al territorio orobico, il legame fra il Culmine di San Pietro e Milano rimase sempre saldo, grazie anche all’antica cappella che ancora appartiene all’arcidiocesi meneghina.

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