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Sanga: “85 miliardi nei conti esteri, ora rinforzi per riportarli in Italia”

Giovanni Sanga, che possiamo definire un po' il patron della novità (se ne parla molto adesso, ma in realtà il lavoro viene da lontano) della caduta del segreto bancario internazionale e di conseguenza del disvelamento di tanti e tanti conti di italiani all'estero che potrebbero (dovrebbero) rientrare, fa il punto e suggerisce le strategie utili per incamerare quei denari.

“Adesso si cominciano a vedere i risultati. Ma è adesso che occorrono rinforzi perché questi risultati vengano incamerati. E parliamo di una montagna di soldi”. Giovanni Sanga, che possiamo definire un po’ il patron della novità (se ne parla molto adesso, ma in realtà il lavoro viene da lontano) della caduta del segreto bancario internazionale e di conseguenza del disvelamento di tanti e tanti conti di italiani all’estero che potrebbero (dovrebbero) rientrare, fa il punto e suggerisce le strategie utili per incamerare quei denari.

Cosa bisogna fare ora che si sono rivelati al fisco italiano 85 miliardi di euro portati all’estero in quelli che non sono più paradisi fiscali?

Bisogna riportarli da noi.

E come si fa?

Rinforzando gli addetti al recupero. Cioè la Guardia di Finanza, le stesse Agenzie delle entrate. E perfezionando gli strumenti che le nuove tecnologie ci mettono a disposizione per fare le indagini. Perché se è giusto e rincorrere gli scontrini fiscali che non sono stati battuti al bar, altrettanto o ancor più doveroso destinare risorse su queste mega-operazioni. Perché questo è il momento in cui man mano scattano gli applicativi degli accordi e l’Agenzia delle entrate si troverà di fronte una marea di dati che insieme alla Guardia di Finanza dovrà esaminare, vagliare, per riportare a casa i tesoretti sfuggiti.

Lei è stato il relatore della Voluntary disclosure, a suo tempo anche criticata e tacciata di essere un condono per evasori.

Vero, c’è chi l’ha criticata senza capire che la voluntary riduceva le sanzioni sì, ma a fronte del rientro dei capitali interamente. Perché in concomitanza con la voluntary negli anni scorsi sono stati assunti provvedimenti, approvate leggi e intese internazionali che hanno consentito (oggi, e ancor più domani) alle Agenzie entrate di recuperare e stanare evasori di grandi operazioni internazionali.

Come possiamo definire queste norme?

Il primo tentativo di globalizzare il fisco anche grazie alla tecnologia. A partire dall’Europa, anche se fu Obama ad aprire la strada: il presidente degli Stati Uniti creò il Facta per recuperare risorse dopo la crisi finanziaria.

E in Europa dunque cosa è successo?

Dobbiamo partire dal fatto che quando abbiamo votato la voluntary abbiamo fatto un accordo con la Svizzera, Montecarlo e il Liecthenstein: abbiamo detto che devono regolarizzare, non con condono, ma secondo le regole Ocse.

Cosa dicono le regole Ocse?

Consentono di definire il recupero della base imponibile e la riduzione delle sanzioni. Quindi la rottamazione delle cartelle fatta da noi non è un condono: perché di fatto definisce la materia imponibile, la recupera e riduce la sanzione.

Questo scambio di informazioni è rimasto circoscritto a questi tre Paesi?

No, si è allargato ad altre 47 nazioni, comprese Panama, Singapore, gli Emirati… e un’altra cinquantina inizieranno la collaborazione entro la fine dell’anno. Insomma un totale di 101 Paesi. Ma c’è dell’altro.

Altre novità?

Ai tempi, nel 2017, con la Svizzera per esempio si è aperta una collaborazione nel senso che se l’Italia chiedeva informazioni su un determinato conto l’Agenzia delle entrate elvetica non poteva più rispondere: “No, i conti sono segreti”. Ma il passo successivo è stata la trasparenza, senza bisogno di richieste formali. Così si sono scoperti tra il 2017 e il 2018 un milione e centomila conti esteri, che sono stati trasmessi all’Agenzia delle entrate.

Senta, ma l’obiettivo sono quelle imprese che non vogliono pagare le tasse?

No, non solo gli imprenditori. Quello che emerge è soprattutto una grande fetta di sommerso legato alla criminalità organizzata. E anche al terrorismo internazionale che deve finanziarsi e per farlo usa denaro sporco e nero.

Non c’è il rischio che i tesoretti vengano spostati nei Paesi che non rientrano tra i cento ormai trasparenti?

A parte che 100 Paesi sono già tanti, di fatto rimangono al di fuori Stati non proprio sicuri. È già successo che alcune banche di questi Paesi fallissero e gli evasori che avevano trasferito là il loro conto sono rimasti a secco.

Lei è stato il relatore, ma quali Governi hanno promosso e portato avanti questa rivoluzione che porterà un po’ di soldi nelle casse dello Stato?

I governi Letta, Renzi e Gentiloni.

Qual è stata in sintesi la rivoluzione della voluntary?

Che ha fatto cadere il muro di omertà.

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