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Papa Francesco alza la voce per ribadire il messaggio del vangelo

Fedele al messaggio evangelico che si era parecchio diluito nella Chiesa, ma l'amore per i propri simili non ammette deroghe di sorta,

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Che nesso c’è tra religione, fede e politica? Il tema viene riproposto da atteggiamenti a sostegno, da parte di molti cattolici, a idee che nulla hanno da spartire con le religioni praticate in Italia.

È mia convinzione che il fondamento di ogni credo debba essere legato sostanzialmente all’idea del bene e che coerentemente, questo bene debba manifestarsi nei confronti del mondo al quale appartengono vegetali, animali ed esseri umani. Ora, credo che intuitivamente, ciascuno di noi condivida l’idea che fare del bene sia, ad esempio, non mettere in difficoltà il prossimo, per lo meno quel prossimo che palesa buona volontà e voglia di ricambiare in qualche modo il bene ricevuto.

In Italia, la maggior parte delle persone adulte è di fede cristiana cattolica e questa religione fa capo al Papa. La chiesa Cattolica spesso si è scostata dai principi sui quali si incardina il suo stesso essere cioè, dal testo evangelico, un testo semplice, comprensibile a tutti, lontano dalle diatribe teologiche che hanno finito per allontanare Dio dal mondo. Ma il Cristo, chiunque egli fosse, ha lasciato la traccia fondamentale che ha ispirato tutte le differenti religioni cristiane che dovrebbero rifarsi ai principi riportati dai Vangeli. E tra questi principi, uno dei più violati ai nostri giorni è proprio l’amore per il prossimo.

“Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

È facile intuire che la parola “piccoli” non è riferita solamente ai bambini ma a tutti coloro che in qualche modo, sono indifesi, impossibilitati a provvedere a loro stessi e ai loro figli o a coloro che sono oppressi e bisognosi di aiuto. Certamente, leggere un messaggio così esplicito non lascia spazio a dubbi interpretativi. Sotteso a questo messaggio c’è il senso del mondo intero, di questo pianeta abitato dall’essere umano, da un’umanità che si manifesta in diverse forme e colori, ma che comunque, è parte della razza umana, senza esclusioni di sorta.

Ad alcuni di questi esseri è toccata la fortuna di nascere in Paesi sviluppati dove salute, cibo, cultura e lavoro non rappresentano un problema, sono alla portata di tutti, o meglio, di quasi tutti. Sì, perché a voler ben guardare, anche tra coloro che vivono in Paesi sviluppati si son create differenze sociali tra chi ha troppo e chi ha appena i mezzi sufficienti per sopravvivere.

Ne discende che nell’essere umano è probabilmente insito il cromosoma dell’egoismo che si insinua in ogni tipo di società, dovunque sia allocata sul globo. E questo virus tende, basandosi su egoismi riconducibili quasi esclusivamente alla ricchezza nelle sue diverse manifestazioni, a far sì che la società sia, di fatto, divisa in classi sociali che altrove vengono chiamate caste.

È evidente che in questo contenzioso si debba tirare in ballo anche la figura del Papa, soprattutto dell’attuale pontefice. La parola pontefice deriva dal latino e significa “colui che costruisce ponti”. Vedo dal punto di vista laico, la funzione di Papa Francesco inserita nell’attuale contesto storico. Francesco alza la sua voce e lo fa, fedele al messaggio evangelico che si era parecchio diluito nella Chiesa. L’amore per i propri simili non ammette deroghe di sorta, per cui al viandante, al povero e al profugo, secondo i dettami della dottrina cattolica che si rifa al Vangelo, non si può negare soccorso, non si può chiudere la porta in faccia.

Alla luce di queste brevi considerazioni, che senso ha baciare i crocefissi del rosario ed utilizzare simboli religiosi durante i comizi se poi si disattende il messaggio più grande del vangelo, testo sul quale è incardinata la chiesa cattolica? Come si concilia l’essere cristiani con gli atteggiamenti assunti da una parte politica che li contraddice totalmente?

Se però esamino l’altra parte della medaglia, anch’io considero l’immigrazione indiscriminata non tanto un pericolo quanto piuttosto l’impossibilità di dare a tutti coloro che vorrebbero approdare ai nostri problematici lidi, una sistemazione decente che rappresenti l’inizio di una vera integrazione.

Questo non traspare dai messaggi che la politica attuale vuol dare. Sono più messaggi di odio, di discriminazione e nella migliore delle ipotesi, di tensione sociale, sfruttando debolezze nazionali per creare barriere. Se ben ricordate, non molti anni or sono, era il sud Italia il continente diverso dal quale ci si doveva difendere. Oggi, la necessità di ottenere consenso porta la politica a blandire anche queste persone, prima considerate “diverse”, come migranti interni alla nazione. Il motto era “prima il nord”.

Su Dio, ognuno faccia le sue considerazioni e lo veda come meglio gli aggrada. La figura del Cristo, di quel giovane, crocefisso per aver rotto gli schemi di dottrine incomplete, di dottrine che dividevano la società in caste e che non volevano riconoscere un ruolo predominante al più nobile dei sentimenti, l’amore “erga omnes”, verso tutti, non può lasciare spazio a dubbi o fraintendimenti.

Non si può essere cristiani a seconda delle convenienze. Non si può ridurre la religione all’andare in chiesa o alla recita di formule mantriche quali sono le preghiere. La religione è la fede in un credo che o si accetta o si rifiuta. Essere giusti a metà o a seconda delle convenienze non è coniugabile con la fede cristiana.

In questo specifico contesto, anch’io, da laico quale sono, vedo positivamente i messaggi lanciati da Francesco. Non vorrei aver ingenerato sospetti in chi legge. L’immigrazione va regolata e le regole devono valere per tutti i Paesi che aderiscono alla UE. Ma se si crede che con urla sguaiate si faccia pervenire il messaggio al Parlamento Europeo si commette un grave errore. Ci sono tavoli dove si dovevano discutere queste importanti problematiche, ma la sedia Italiana, in quelle aule, è rimasta tristemente vuota.

Il tema è grande quanto lo è il mondo e non si risolve costruendo muri, ma predisponendo leggi condivise, da applicare da parte di tutti coloro che vogliono un’Europa migliore e giusta. Di usi inopportuni delle religioni se ne sono visti anche nel passato. Pensiamo solo alla fibbia dei cinturoni dell’esercito nazista che riportava inciso il motto prussiano ”Dio con Noi”. Il nazismo modificò il disegno dell’aquila, lo sostituì con un’aquila in posizione di riposo, ma lasciò intatta la scritta. Dio era anche con loro?

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