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Confartigianato, Giambellini chiede più tutele all'Europa: "E sogno liceo artigiano" - BergamoNews
L'intervista

Confartigianato, Giambellini chiede più tutele all’Europa: “E sogno liceo artigiano”

Il presidente di Confartigianato Bergamo detta la linea del futuro prossimo, che non può prescindere da un'Europa più attente alle istanze dei piccoli imprenditori artigiani.

Un’Europa più vicina alle imprese artigiane, anche alle più piccole, che si sforzi di applicare norme e disposizioni che in parte già ci sono: è la battaglia sulla quale Confartigianato Bergamo non intende arretrare nemmeno di un centimetro.

Il tema è stato al centro della 74esima assemblea pubblica dell’associazione, dal titolo in questo senso chiarissimo: “Bergamaschi, europei: come diffondere e tutelare il saper fare delle imprese artigiane nel mondo”.

Un appuntamento in cui ha assunto particolare rilievo la presenza del segretario generale di Confartigianato Imprese Cesare Fumagalli che nel suo intervento ha ricordato l’importanza di essere dentro l’Unione Europea per poter competere sui mercati globali.

Dalla dimensione locale a quella regionale, da quella italiana a quella europea: il presidente Giacinto Giambellini ha sottolineato più volte che sono tutte anime che convivono nell’artigiano bergamasco, la cui proverbiale concretezza si scontra contro macigni che rispondono ai nomi di burocrazia, politiche miopi, difficoltà di accesso al credito e mancanza di personale qualificato.

Presidente Giambellini, partiamo dai numeri: come stanno le imprese artigiane di Bergamo?

Il bilancio dello scorso anno è positivo, al netto di alcune situazioni complicate: parlo in particolare di due settori, autostrasporti ed edilizia che all’inizio dell’anno andavano ancora al ribasso, con ripercussioni su tutta la nostra operatività. Dall’altro lato c’è stato chi è andato molto bene, come la meccanica o le aziende che producono software. Complessivamente sfioriamo le 12mila imprese con un totale di 14mila soci.

Il titolo dell’assemblea quest’anno era un grosso appello all’Europa, perché vi tuteli di più e si impegni a far rispettare le norme.

Era la sintesi di ciò che abbiamo ascoltato durante l’anno a contatto con il territorio. Si doveva parlare di una dimensione europea ma partendo dal nostro essere bergamaschi. Partiamo da un concetto, quello di denominazione di origine protetta dei prodotti: secondo me dovrebbe essere applicabile anche all’artigiano bergamasco. Ma non solo chi è nato qui, è il territorio che contamina i lavoratori con peculiarità quali l’affidabilità, la certezza del valore economico, il saper fare e il saper stare nei tempi. Ma queste caratteristiche devono confrontarsi anche con il mondo. Lo Small Business Act è stata una bellissima pensata, peccato che non abbia avuto il seguito che ci aspettavamo.

Che cosa è successo?

L’idea era quella di valorizzare, all’interno del contesto globale, i tanti piccoli che lo compongono. Per noi è importante, siamo sicuri che in Europa saremmo molto apprezzati perchè in Italia creiamo il 65% del Pil e il 99% delle aziende italiane hanno meno di 50 dipendenti. Fare leggi o decreti senza tenerne conto e senza considerare le ricadute che le stesse avrebbero su questo tipo di mercato non ha alcun senso. Non possiamo permettere che le direttive europee non tengano conto delle Pmi italiane. Lo Small Business Act è stato creato, ma manca di applicazione pratica perchè oggi le norme vengono emanate perlopiù senza tenere conto delle difficoltà delle piccole imprese.

giacinto giambellini

Quali sono i bisogni principali che manifestano i vostri associati?

Al primo posto mettono sempre l’accesso al credito. O meglio, la riapertura al credito alle imprese. L’accesso è sempre facilitato, tramite il nostro consorzio fidi, ma il vero problema è che il settore bancario non sta rispondendo in modo adeguato alle richieste. Solo un numero: l’ultimo bollettino della Banca d’Italia sul credito dice che quello alle imprese è calato di 3,9 miliardi. Così si ferma l’economia, quando noi avremmo solo bisogno di fiducia nella visione imprenditoriale.

E il rapporto con la politica?

Le aziende ci chiedono di monitorare il loro lavoro, allertarla di alcuni situazioni che si stanno venendo a creare. L’indecisione e la poca chiarezza non ci permettono di lavorare serenamente. Noi siamo un intermediario importante, in primis ascoltiamo e poi portiamo le loro istanze. La mia relazione fatta in assemblea sarà mandata ai 70 europarlamentari italiani. L’ultimo bisogno è un incredibile paradosso italiano.

Di cosa si tratta?

In provincia di Bergamo le persone in cerca di occupazione sono tornate a crescere e le imprese artigiane sono alla ricerca di personale da assumere. Sembrerebbero due condizioni che ben si sposano ma in realtà c’è una difficoltà di fondo: la mancanza di personale qualificato. Il “matching” è sempre più difficile ma non perchè manchi l’impegno, anzi abbiamo anche avviato un ufficio di job talent per facilitare l’incontro di domanda e offerta. Di fatto la ricerca delle imprese è molto mirata e serve allineare le competenze richieste con la formazione. Una formazione più attenta nelle scuole professionali ma anche valutazioni più consone per i ragazzi: dai dati provinciali vedo voti proiettati al ribasso, c’è qualcosa che non torna.

Voi avete provato a colmare questo divario, con un grande lavoro sul territorio che parte dagli studenti fino alla formazione più avanzata per dipendenti e titolari d’impresa.

Cerchiamo di far innamorare i ragazzi del mestiere di artigiano. Con Provincia di Bergamo siamo i pensatori e gli organizzatori della Fiera dei Mestieri che mostra agli studenti delle medie e alle loro famiglie quali sono i possibili sbocchi lavorativi. Il nostro sogno è quello di arrivare a un vero e proprio liceo artigiano, elevando il concetto di scuola professionale. È un obiettivo importante che a pari dignità permetterà di frequentare l’università. Viviamo in un millennio completamente differente rispetto a quelli dove sono nati i nostri mestieri, occorre aumentare all’ennesima potenza le nostre capacità con investimenti in formazione, soprattutto nel digitale, per ogni livello dell’impresa.

Importante anche il vostro ruolo di supporto per chi intende intraprendere la vita da imprenditore artigiano: i giovani si scontrano con la burocrazia e i tanti adempimenti e molti alzano subito bandiera bianca.

Anche io, quando ho aperto l’azienda a 20 anni, ho potuto contare sul supporto di Confartigianato. È importante essere accompagnati nei primi passi, anche solo per registrarsi nella giusta categoria merceologica. Spesso lo facciamo gratuitamente e senza nemmeno chiedere il tesseramento perchè comprendiamo che in certe situazioni il sostegno anche morale è fondamentale. L’affiliazione arriva più avanti, ma con tante agevolazioni e benefici. La burocrazia ferma le imprese, che si disinnamorano. Chi ha la fortuna di avere un’azienda strutturata, con una persona in ufficio che si dedica solo a quello, ce la può fare ma un artigiano classico lascia perdere. Deve essere assolutamente riallineata alle esigenze di ragazzi e imprese.

Cosa manca davvero oggi e cosa vi penalizza?

Ancora una volta, un’Europa più vicina. Non possiamo più assistere da lontano e impotenti a decisione prese da altri. Confartigianato ha un ufficio a Bruxelles ma non basta: dobbiamo investire per creare un presidio vero che faccia ascoltare le nostre istanze. Ai nostri europarlamentari ho consegnato il Manifesto “Un’Europa a misura di micro e piccola impresa”. Dieci proposte, cinque anni per agire. Hanno una grossa responsabilità.

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