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Mezzo secolo di Missioni Luna. E l’astronauta Scott disse lassù: “Mamma mia!”

Eugenio Sorrentino, esperto di spazio e dintorni, ci racconta cosa è successo in questi 50 anni

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È straordinario che la generazione della Luna, composta da un numero ristretto di attori e una platea sterminata di spettatori all’epoca giovani e carichi di speranza, possa raccontare e raccontarsi mezzo secolo dopo in una serie di ricordi, aneddoti e flashback per aiutare a capire quale importanza significato ebbe il primo sbarco dell’uomo sulla superficie selenita.

La nostra civiltà spostava in là le colonne d’Ercole e prometteva di creare un avamposto.

Ci siamo accontentati di esplorarla, la luna, affrontando non pochi rischi e con probabilità di successo del 50%.

Ne era conscio Neil Armostrong, il quale la sera del 20 luglio 1969 portò a termine la discesa manualmente bypassando il computer di bordo e, qualche ora dopo, prima di calcare il suolo appoggiò il piede sulla piattaforma del modulo lunare e saggiò la risalita sulla scaletta.

sbarco sulla luna

luna

Abbiamo viaggiato nove volte verso il nostro satellite naturale, facendoci catturare dalla sua debole gravità. Dei 24 uomini spintisi intorno a quella che Edwin Buzz Aldrin, una vita segnata dalla sindrome del secondo uomo, definì “magnifica desolazione”, ne sono scesi dodici. Restano in vita quattro moonwalker.

Del primo equipaggio sono ancora tra noi Aldrin e Mike Collins, l’americano nato a Roma, pilota del modulo di comando di Apollo 11. Il 91enne Jim Lovell può raccontare di essere stato il primo ad arrivare intorno alla Luna, nel Natale 1968 insieme a Borman e Anders, senza potervi scendere la seconda volta quando fu protagonista con Apollo 13 del cosiddetto “fallimento di successo”.

Sei volte nello spazio, più di chiunque altro nella storia dell’astronautica, John Young, passato dalle capsule Gemini all’Apollo e alla guida del lunar rover, fino a portare in orbita il primo Space Shuttle, se n’è andato agli inizi del 2018. Un anno prima è scomparso Eugene Cernan, l’ultimo uomo sulla Luna con Apollo 17 nel 1972. Con lui era sbarcato il geologo Harrison Schmitt, unico scienziato tra i 24 lunauti.

Gli uomini dell’Apollo hanno trasportato sulla Terra 382 kg di pietre e polveri lunari, ancor’oggi oggetto di studio nei laboratori che, rispetto a mezzo secolo fa, dispongono di strumenti di analisi chimico-fisica decisamente più avanzati.

Da quando non ci siamo più andati, abbiamo imparato a conoscere di più la Luna grazie ai sensori delle sonde automatiche che dall’orbita hanno mappato la superficie e realizzato una accurata topografia, rilevando la presenza di ghiaccio ai poli.

Ma l’epopea delle missioni umane sulla luna resta il capitolo cha ha cambiato la storia dell’umanità, inducendo un’azione convinta verso il progresso.

Nato dalla sfida degli Usa e del mondo occidentale alla cosmonautica sovietica, il Programma Apollo è costato, rapportato ai valori attuali, 160 miliardi di dollari ma ha generato 160mila brevetti, pari a un investimento di un milione di dollari per ogni applicazione innovativa. La NASA si affidò a Werner von Braun, progettista del potente razzo Saturno V, un cilindro di 3.000 tonnellate senza cui non sarebbe stato possibile raggiungere la luna, scrostandogli di dosso la fama funesta delle V1 e V2.

Ma al successo contribuì in modo decisivo l’intuizione di John Hubolt, ingegnere e matematico dello Iowa, un dottorato nel politecnico svizzero doveva aveva studiato Einstein, il quale convinse la NASA a scegliere di approdare sulla luna con un veicolo leggero come il lem invece che direttamente con un razzo, alla Jules Verne per intenderci.

E della cabina del modulo lunare fu progettista Joseph Tufaro, originario di Terranova di Pollino, il cui ruolo divenne fondamentale per portare in salvo l’equipaggio di Apollo 13.

Su tutti emerge la figura di Rocco Petrone, figlio di italiani emigrati dalla Lucania e nato nella cittadina di Amsterdam nello stato di New York. Era il direttore delle operazioni di lancio e alla fine del 1969 divenne il direttore dell’intero programma Apollo. Sulla luna si è anche parlato italiano. Accadde durante la missione Apollo 15, quando l’astronauta David Scott, alla guida del rover, s’imbatté in un enorme sasso esclamando “Mamma mia!”.

Oggi, grazie ai viaggi lunari, possiamo dire di avere un grande avvenire dietro le spalle, per parafrasare un memoir di Vittorio Gassman.

Tutto è pronto per tornarci, spostando sostanzialmente verso l’orbita lunare l’esperienza della stazione spaziale internazionale, verso cui partirà nel giorno del 50esimo anniversario di Apollo 11 il nostro astronauta Luca Parmitano per restarvi 200 giorni in veste di comandante. Il nuovo programma lunare della NASA si chiama Artemide, come la mitologica dea della Luna. Il lunar gateway disegnerà una ellissi intorno al nostro satellite naturale e sarà l’avamposto da cui si staccherà il veicolo che segnerà il ritorno di astronauti.

Stavolta la prima persona a mettere piede sulla grigia superficie selenita sarà una donna. Da quel momento e da questo nuovo passo, si guarderà alla nuova frontiera di Marte.

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