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Galleria paramassi al Bögn, il naturalista Avogadri: “Sì, ma dev’essere invisibile” fotogallery

Il conservatore del Museo Civico di Scienze Naturali di Lovere lancia una proposta per il recupero di uno dei luoghi più suggestivi del lago d'Iseo

“I termini della questione sono due – riflette Aldo Avogadri, conservatore del Museo Civico di Scienze Naturali di Lovere -: da un lato offrire ai pedoni una seducente esperienza ambientale, dall’altro garantire loro sicurezza”.

Il noto naturalista interviene nel dibattito sulla discussa galleria al Bögn di Riva di Solto: 55 metri di lunghezza in cemento armato precompresso che stanno suscitando più di una perplessità tra i visitatori del luogo: uno dei più suggestivi di tutto il lago d’Iseo, con le ripide pareti rocciose che si tuffano a strapiompo nelle acque del golfo.

“Le soluzioni in grado di contrastare eventuali rischi ci sono – riconosce Avogadri -, ma così ne va di mezzo proprio ciò che giustifica la visita al Bögn, ossia la naturalità del posto”. E allora, che fare?

C’è chi ha ventilato un’ipotesi radicale, che annulla o quasi ogni rischio: quella di escludere ogni ingresso pedonale per favorire l’accesso esclusivamente dal lago (opportunità, questa, tutt’ora offerta a chi si avventura nello splendido anfiteatro naturale).

“Accettando che l’orrido sia interessato da un percorso pedonale sicuro bisogna predisporre soluzioni non impattatanti, quasi invisibili soprattutto dal lago e dalla strada litoranea che arriva da Castro” commenta Avogadri. Ed ecco che arriviamo al dunque, ovvero al progetto della galleria contestato da Legambiente e persino dalla Commissione Paesaggio del Comune. “Sicura per chi vi transita, ma se davvero la si vuole realizzare occorrono parecchi accorgimenti”, osserva Avogadri.

L'orrido del Bögn (foto: Google Maps)
Orrido Zorzino

Quali? “Innanzitutto il tunnel andrebbe mascherato da una cortina di vegetazione arborea, capace di raccordarsi fino al bagnasciuga con la boscaglia che copre il pendio sopra la strada dell’orrido”. Un suggerimento, in qualche modo, già previsto dall’architetto Sergio Ghirardelli, al quale l’amministrazione comunale ha affidato la stesura del progetto, elaborato sulla scorta delle relazioni geologiche (“soluzioni alternative sono state valutate ma, vista la conformazione e l’altezza del fronte di versante da proteggere, non ne esistono tecnicamente plausibili”, si legge nelle carte del progetto).

“È auspicabile – aggiunge Avogadri – che la parte superiore del manufatto sia coperto da un generoso strato di terra, col duplice scopo di attutire la caduta dei sassi e ospitare la vegetazione arborea e arbustiva spontanea del luogo”. I boschi, tuttavia, sono costituiti da specie caducifoglie, che si spogliano nella stagione invernale. “Proprio per questioni di ‘mascheramento’ – precisa il naturalista loverese – è consigliabile piantumare davanti e sopra alla galleria lecci e allori sempreverdi”. Non solo, “anche rivestire tutte le superfici in cemento a vista con una copertina in sassi della stessa natura e colore delle pareti dell’Orrido, reperibili ad esempio alla cava di Piangaiano”.

Avogadri aggiunge poi un altro tassello alla discussione. “Forse il più importante, perché riguarda il vecchio tracciato stradale che ha vinto la verticalità delle pareti dell’Orrido”. Per avere un’idea della soluzione indicata per proteggere i pedoni, prende come esempio le reti dell’Orrido di Castro. “Queste sono appoggiate su bracci a sbalzo ancorati alle pareti. Una soluzione efficace per evitare le conseguenze della caduta dei sassi, ma queste strutture, applicate all’Orrido di Zorzino, sono disturbanti, antiestetiche e soprattutto mortificano la percezione della severa naturalità del luogo, esaltata dalle impressionanti pareti”.

Questa soluzione, secondo il conservatore del Museo di Scienze Naturali, è inevitabile per proteggere coloro che passano sul più antico percorso artificiale dell’Orrido di Zorzino”, quello risalente al 1910. Ma l’interrogativo che Avogadri pone è: “Si può rinunciare a questo percorso? Con quali vantaggi?”.

Il naturalista accenna a due aspetti. Primo: “La demolizione della strada farebbe venir meno la necessità di predisporre antiestetiche barriere protettive ancorate alle pareti che interrompono la continuità della roccia verticale dall’alto fino all’acqua del lago”. Secondo: “Sarebbe un’impagabile operazione di ripristino ambientale, perché con la demolizione delle strutture in cemento armato si restituirebbe all’Orrido il senso di severa naturalità consentendo di percepire – magari da un affaccio con protezione posto all’uscita della più vecchia galleria – l’immersione degli strati verticali del tratto finale dell’orrido, che da lontano appare come un castello che si erge direttamente dall’acqua” (vedi foto nella gallery).

“Queste – conclude Avogadri – non sono altro che le considerazioni di un naturalista che si sforza di trovare un giusto compromesso tra esigenze dell’uomo e diritti della natura”. Per recuperare, quando possibile, la sua bellezza originaria.

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