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A Branzi “Across the Universe”: viaggio nel cosmo con parole e musica

Sabato 20 luglio, al Cineteatro di Branzi, l’associazione Progetti e Regie presenta uno spettacolo di parole, immagini e musica per rivivere, a 50 anni esatti, le fasi salienti dello sbarco sulla Luna.

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Un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità”. Il 20 luglio 1969, l’astronauta statunitense Neil Armstrong è il primo uomo a mettere piede sul suolo lunare. Cinquanta anni dopo, al Cineteatro di Branzi (sabato, ore 21), viene ricordato questo momento storico grazie allo spettacolo “Across the Universe”.

Un immaginario viaggio nel Cosmo, uno spettacolo di parole e immagini con le quali rivivere la notte dello sbarco sulla Luna. Un concerto di parole, musica, immagini e scatole sonore, prodotto dall’associazione culturale Progetti e Regie e messo in scena da Sara Poli (regista-autrice), Laura Mantovi (attrice e musicista) e Daniela Savoldi (violoncellista e compositrice) che accompagnano gli spettatori in un viaggio tra i corpi celesti “alla scoperta delle voci e dei misteri dello Spazio”.

I brani originali, infatti, vengono accompagnati lungo tutto lo spettacolo dai suoni creati dalle emissioni radio magnetiche captate dalle sonde spaziali Voyager 1, Voyager 2 e Cassini e dalle voci dei protagonisti della missione Apollo 11, i primi a sbarcare sulla Luna.

Uno spettacolo alla scoperta dei misteri dello Spazio, che non dimentica però gli effetti di questo avvenimento sull’uomo, la nuova prospettiva che l’era spaziale ha donato all’umanità e su di essa.
“Una delle grandi rivelazioni dell’era spaziale è la prospettiva che ci ha donato sull’umanità. Quando vediamo la Terra dallo Spazio, ci vediamo come un Tutto, vediamo l’Unità e non le divisioni. È un’immagine così semplice dotata di un messaggio così affascinante. Un pianeta, una razza umana! Siamo qui tutti assieme e dobbiamo vivere assieme, con tolleranza e rispetto. Dobbiamo diventare cittadini globali”.

Anche attraverso questa riflessione di Stephen Hawking, “Across the Universe” si presenta come memoria di eventi storici, ma soprattutto come viaggio nel mistero che ancora avvolge l’uomo.

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