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20 luglio 1969: “Ricordare Neil Armstrong non è revival, siamo tutti figli dello sbarco sulla Luna”

Abbiamo intervistato l'astrofisico bergamasco Andrea Possenti dell'Istituto nazionale di astrofisica - Osservatorio di Cagliari, per capire le ricadute che l'allunaggio ha avuto sulla nostra società.

Siamo tutti figli dello sbarco sulla Luna. L’impresa compiuta da Neil Armstrong il 20 luglio 1969 e il progetto Apollo hanno davvero cambiato il corso della storia e le nostre vite: gran parte delle tecnologie che oggi utilizziamo abitualmente sono scaturite dallo sviluppo innescato dagli enormi investimenti alla base di quel programma.

Così l’astrofisico bergamasco Andrea Possenti dell’Istituto nazionale di astrofisica -Osservatorio di Cagliari, illustra i frutti dell’allunaggio di cui ricorre il cinquantennale. Lo abbiamo intervistato per capire le ricadute che ha avuto sulla nostra società.

Perché è stato importante sbarcare sulla luna?

Innanzitutto per un aspetto culturale: per l’uomo è fondamentale avere sempre nuovi orizzonti da superare. Avere rotto per la prima volta i legami con il pianeta Terra è stato una conseguenza del desiderio di esplorare l’ignoto che ci caratterizza e un primo passo verso ulteriori ignoti che esploreremo in futuro. Un’impresa realizzata grazie a uno straordinario sviluppo tecnologico che è stato enormemente accelerato dopo che si è deciso di porsi come obiettivo l’allunaggio: in meno di un decennio è stato fatto quello che con il normale progresso tecnologico avrebbe richiesto tre o quattro decenni.

La Guerra Fredda è stata uno stimolo, dunque?

Si, l’accelerazione dei tempi di questo sviluppo tecnologico è figlia di un investimento economico colossale. Per giustificarlo era importante che chi avrebbe dovuto pagare avesse una motivazione forte per accettare di tassarsi in modo significativo per raggiungere lo scopo. Nella fattispecie l’impegno sarebbe stato essenzialmente a carico dei cittadini americani e l’idea che gli Stati Uniti fossero il Paese-guida in questa esplorazione dell’allora ignoto ha permesso al presidente John Fitzgerald Kennedy di convincerli. In un famoso discorso tenuto alla Rice University nel 1962, quando iniziò il programma Apollo, spiegò che bisognava realizzare l’impresa spaziale: sarebbe costata molto ma era compito degli Stati Uniti sobbarcarsi l’onere per mantenere la leadership nella corsa verso lo spazio.

Allunaggio - Andrea Possenti

E gli americani accolsero con entusiasmo quest’impresa

Kennedy aveva intuito che avrebbero accettato più volentieri di spendere così tante risorse per la missione spaziale anzichè per la corsa agli armamenti. L’equivalente in denaro attuale della somma spesa al termine del programma Apollo, che si è concluso nell’83, è di 150 miliardi di dollari, cioè mezzo dollaro a settimana per ogni americano per dieci anni. Non era un messaggio così semplice da trasmettere, considerando che una cifra simile si sarebbe potuta impiegare per fini militari.

Alla fine ha portato a risultati importanti

È valso molto più delle spese per i silos nucleari e ha permesso avanzamenti tecnologici in tanti settori di cui ancora oggi godiamo i frutti. La gran parte dei dispositivi che utilizziamo è stata progettata grazie a conoscenze e capacità che sono scaturite per effetto di quell’impulso. Ne sono esempi il computer portatile e gli orologi digitali, i trasmettitori miniaturizzati per mezzo dei quali funzionano i cellulari e i relativi ricevitori, le camere SSD, il Gps e l’introduzione dei sistemi wi-fi… Ogni display digitale che abbiamo sul telefonino, sull’orologio e nelle automobili probabilmente sarebbe arrivati molto più tardi. Anche la Tac e la Nmr (risonanza magnetica nucleare), oggi adoperate per la diagnostica in medicina, sono nate per esigenze scientifiche. Ma tanti altri settori ne hanno beneficiato.

Potrebbe farci alcuni esempi?

Basta pensare ai nuovi tessuti che è stato necessario sviluppare per l’allunaggio e di cui disponiamo in qualsiasi outlet o store: ovviamente non sono quelli direttamente usati per andare sulla luna, ma la chimica del tessile si è enormemente sviluppata per avere tute che sopportassero condizioni estreme. Tutto questo oltre alle tecnologie specifiche che hanno consentito di costruire strumenti che all’epoca erano all’avanguardia e negli anni hanno permesso di migliorarli. Nessuna azienda al mondo avrebbe potuto investire a quei tempi cifre così ingenti sostanzialmente a fondo perduto. Lo scopo principale era politico, strategico e pubblicistico, però l’industria ne ha tratto vantaggio sia nell’immediato sia in una prospettiva a lunga scadenza: per il sistema economico americano le ricadute sono state molto superiori di quei 150 miliardi di dollari. Questa considerazione vale per ogni grande investimento che si effettua in tecnologia e in scienza.

Ci spieghi

Esiste una relazione diretta tra gli investimenti che i governi e i privati svolgono nella ricerca e i benefici sulla ricchezza complessiva di un Paese. Se si vuole crescere bisogna investire in ricerca e sviluppo, altrimenti si retrocede: chi investe di più ha maggior ritorno e recuperare terreno è difficile. Le risorse destinate allo sviluppo tecnologico di base, come la ricerca in scienze, astrofisica e scienze dello spazio, hanno uno scopo immediato che è il successo della missione o dell’esperimento, ma generano anche effetti sull’economia globale e in modo particolare sul Paese che li attua. Mettono a disposizione nuove capacità, anche se non è possibile stabilire all’inizio che cosa si scoprirà: produrranno molta più ricchezza della cifra investita ma non si conosce in che tempi e in quali settori.

L’allunaggio, dunque, non riguarda solo il passato

Siamo tutti figli dello sbarco sulla luna, non tanto perchè quel giorno ci siamo emozionati e ci siamo sentiti orgogliosi di quell’impresa, ma perchè quello che oggi abbiamo intorno nella nostra vita quotidiana è in gran parte o comunque in buona misura frutto dei massicci investimenti fatti allora e portati avanti nei decenni successivi in modo più ridotto da diversi Paesi del mondo.

E come sono cambiate le nostre conoscenze sullo spazio dopo lo sbarco sulla luna?

Dalla luna sono stati riportati materiali che si è esaminato per cercare di capire come si sia formata. Il dibattito è ancora aperto e l’ipotesi che sembra più accreditata è quella di un grande impatto fra un corpo celeste di notevoli dimensioni e la Terra avvenuto poco dopo la formazione del nostro pianeta che avrebbe rilasciato molta materia dalla quale si è formata la luna. Esserci andati con delle persone anzichè adoperando dei robot ha mostrato che uscire dal nostro pianeta è possibile. Il futuro seguirà da questa constatazione: l’irrefrenabile desiderio di toccare con mano l’ignoto farà sì che presto o tardi verranno avviate altre missioni umane verso qualche pianeta, il primo sotto la lente di ingrandimento è Marte.

Per concludere, quali sono i prossimi orizzonti della ricerca spaziale?

Non sono prevedibili i tempi di nuove operazioni perchè dipendono molto dall’investimento economico. Per la luna i cinesi hanno avviato una serie di missioni e la più recente è avvenuta quest’anno: sono allunati con una struttura simile all’Apollo ma sul lato nascosto di questo satellite e certamente sono tra i Paesi che hanno mostrato il maggior afflato a investire in ricerca e sviluppo tecnologico. Stimolati da questi piani gli americani recentemente hanno detto che vorranno ritornare al più presto sulla luna con esseri umani, creando stazioni permanenti dalle quali si possa andare e tornare. Questa possibilità sarebbe un buon avamposto per una missione verso Marte.

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