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Chiesa ex Riuniti, i musulmani escono allo scoperto: “Ricorso contro la Regione”

Dopo l'esercizio della prelazione sulla chiesetta vinta all'asta, gli islamici vanno al Tar: "Convinti delle nostre ragioni, impugneremo il provvedimento"

Un epilogo scontato? Forse, ma adesso non ci sono più dubbi. L’Associazione Musulmani di Bergamo presenterà ricorso al Tar contro la decisione della Regione Lombardia di esercitare il diritto di prelazione sulla chiesetta degli ex ospedali Riuniti di Bergamo.

La stesura del ricorso è in fase di completamento. “Questione di giorni e lo depositeremo” annuncia il portavoce dell’associazione, Youssef Ait Abbou. “Riteniamo vi siano motivi di impugnazione del provvedimento regionale” spiega l’avvocato Andrea Di Lascio.

La vicenda è nota. L’offerta più alta per la chiesetta, messa all’asta lo scorso 25 ottobre dall’Asst Papa Giovanni XXIII (azienda ospedaliera controllata dalla Regione) era stata formalizzata dall’Associazione Musulmani di Bergamo, forte di un rialzo dell’8 per cento sulla base fissata a 418.700 euro. All’asta avevano partecipato anche la Comunità Ortodossa Romena, che dal 2015 usufruisce degli spazi della cappella in comodato d’uso gratuito, e un imprenditore attivo nel settore alberghiero.

L’esito delle buste a molti suonò paradossale. Del resto, nel 2015, la Regione aveva approvato la cosiddetta Legge “anti moschee”. Una legge molto restrittiva che rende difficile la costruzione di luoghi di culto partendo da zero, e che il verdetto aveva in qualche modo scavalcato.

Le polemiche che ne conseguirono spinsero il governatore regionale Attilio Fontana a scendere in campo in prima persona, annunciando il diritto (e l’esercizio) della prelazione per sfilare la chiesetta ai musulmani, “congelando” di fatto l’iter di aggiudicazione della gara.

Uno stallo durato fino al 4 aprile. Quando, dopo le verifiche imposte dalla legge, la chiesa era stata ufficialmente assegnata ai musulmani per 452.196 euro. A inizio maggio, una volta firmato il rogito, erano scattati i 60 giorni di tempo concessi alla Regione per esercitare il diritto di prelazione, cosa poi avvenuta con una delibera di giunta e la presentazione di un progetto culturale riguardante il futuro dell’immobile.

La vicenda è tornata alla ribalta mercoledì 17 luglio, dopo un post al vetriolo pubblicato su Facebook dal sindaco di Bergamo Giorgio Gori, che ha parlato di “un pasticcio, da qualunque punto di vista la si guardi”, riservando più di una frecciata al governatore Fontana, avversario alle ultime elezioni regionali. Lo stesso Gori ha lanciato una proposta: mettere a disposizione della comunità ortodossa (sempre in cerca di una sistemazione) la chiesa che la Regione possiede in via Borgo Palazzo, nell’area dell’ex ospedale psichiatrico. “Non è molto grande, ma potrebbe andar bene ed evitare che i cristiani ortodossi si ritrovino senza un luogo di preghiera – suggerisce Gori -. Sempre che in questa vicenda Regione Lombardia voglia trovare delle soluzioni e non solo creare problemi”.

A distanza di qualche ora è arrivata la replica: “Mi preme sottolineare che quella indicata come Chiesa di via Borgo Palazzo, in realtà è solo una cappella e la sua proprietà non è della Regione, ma dell’Asst Papa Giovanni XXIII, pertanto l’amministrazione regionale non può disporne a suo piacimento – interviene Fontana -. La Chiesa in questione è oggetto di una convenzione con la Diocesi che regola l’assistenza religiosa in ospedale e prevede l’uso esclusivo per il culto cattolico”.

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