Tumore e trombosi, rapporto pericoloso: per studiarlo è nata la Fondazione Artet - BergamoNews
Bergamo

Tumore e trombosi, rapporto pericoloso: per studiarlo è nata la Fondazione Artet

Roberta Sestini è la presidente, Giovanna Terzi Bosatelli la vicepresidente. Anna Falanga coordina il Comitato tecnico scientifico

Ci sono realtà e situazioni a due passi da noi, in famiglia o tra gli amici, che non conosciamo. Ne sentiamo parlare spesso, ma per una serie di motivi, non concentriamo mai l’attenzione su di loro. Eppure sono talmente importanti da essere considerate fondamentali per la qualità della vita o per la vita stessa. Tra queste il legame tra la trombosi e i tumori o la prevenzione delle emorragie che troppo spesso portano addirittura alla morte.

Ebbene, a Bergamo è nata una Fondazione che si propone proprio di renderci consapevoli di queste situazioni già concrete, concretissime. Ma non solo, la Fondazione Artet  vuole promuovere la ricerca scientifica e l’assistenza attiva alle cure nel campo di queste malattie: quelle della coagulazione e della trombosi, nonché sviluppare conoscenze scientifiche innovative da mettere al servizio dei pazienti e della società.

Martedì la Fondazione Artet, onlus fondata nel 2018, che rappresenta l’evoluzione dell’associazione per la Ricerca su Trombosi e Tumori A.R.T.E.T. nata nel 2005 per compiere attività di ricerca nel campo su trombosi, emostasi e tumori, si è presentata. Come ha spiegato la presidente Roberta Sestini “Vogliamo promuovere progetti a stretto contatto con i cittadini perché è per loro che abbiamo creato questa Fondazione. E per questo il primo eveno pubblico è già programmato per il 14 Novembre”.

Fondazione Artet
(da sinistra): Anna Falanga, Roberta Sestini, Giovanna Terzi Bosatelli

La vicepresidente Giovanna Terzi Bosatelli ha dato alcune cifre molto significative: “In Italia il cancro provoca 500 morti al giorno, mille sono i casi di malattia tumorale giornalieri. Il 60 per cento dei malati oggi sopravvive a 5 anni dalla diagnosi con punte dell’80-90% per alcune forme di carcinoma, tra cui quello mammario. Quindi i nuovi strumenti diagnostici e terapeuti offrono nuove possibilità di guarigione. Ma non basta: le trombosi peggiorano e vanificano a volte la possibilità di guarigione dal tumore”.

Ecco dunque che, attraverso la collaborazione tra ricercatori di discipline quali emostasi, trombosi, oncologia, immunologia, biologia, farmacologia e biochimica, la ricerca scientifica condotta da Fondazione Artet ha lo scopo di migliorare la conoscenza di un legame, quello tra malattia trombotica venosa e tumori, tanto pericoloso quanto poco conosciuto.

A coordinare il Comitato tecnico scientifico della Fondazione Anna Falanga, professore ordinario di Ematologia presso l’università Milano Bicocca e direttore dell’Unità di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell’ASST Papa Giovanni XXIII nonché direttore del dipartimento interaziendale di Medicina Trasfusionale ed Ematologia della Provincia di Bergamo (DMTE). “Il nostro impegno è quello di spezzare il circolo vizioso che si instaura tra cancro e trombosi e, attraverso la comprensione di questi fenomeni, sviluppare strategie efficaci di prevenzione e terapia della trombosi e, allo stesso tempo, interrompere un meccanismo promotore della crescita e disseminazione tumorale”.

Attualmente, ha proseguito la dottoressa Falanga, la Fondazione è impegnata in due importanti progetti, lo studio Hypercan e lo studio Matter.

Lo studio Hypercan si propone di identificare marcatori di trombosi in grado di predire, nei soggetti sani, una diagnosi precoce di tumore e, nei soggetti con tumore, la prognosi della loro malattia. Attualmente sono stati arruolati circa 9.500 soggetti sani e circa 3.900 soggetti con 4 diversi tipi di tumore (mammario, colon-retto, gastrico, e polmonare).  Lo studio Matter prevede di arruolare un’ampia popolazione di pazienti con bassi livelli di piastrine (neoplasie ematologiche con piastrinopenia)  e concomitanti terapie anticoagulanti e ha come obiettivo principale quello di identificare le migliori strategie per la gestione delle terapie anticoagulanti per queste particolari condizioni.

Artet
(da sinistra): Elisabetta Olivari, Giovanna Terzi Bosatelli, Domenico Gerbasi, Roberta Sestini, Roberto Labianca, Anna Falanga, Fabrizio Lazzarini, Laura Russo

Il Comitato tecnico scientifico è così composto: Anna Falanga (Coordinatrice), Andrea D’Alessio, UO Medicina Interna e Oncologia del Policlinico San Marco di Zingonia-gruppo San Donato, Domenico Gerbasi, responsabile del coordinamento della Breast Unit dell’A.S.S.T. Bergamo Est di Seriate, Raffaella Giavazzi, coordinatore delle ricerche dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS di Milano, Roberto Labianca, direttore della UOC cure palliative ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Fabrizio Lazzarini, direttore generale della Fondazione casa di ricovero Santa Maria Ausiliatrice onlus di Bergamo, Elisabetta Olivari, esperta in comunicazione.

Laura Russo, biologa ricercatrice presso la Divisione di Immunoematologia e Medicina trasfusionale dell’ospedale Papa Giovanni XXIII, è segretario generale.

leggi anche
  • La ricercatrice falanga
    “La terapia con plasma iperimmune? Un’arma efficace in attesa del vaccino”
    Generico maggio 2020
commenta

NEWSLETTER

Notizie e approfondimenti quotidiani sulla tua città.

ISCRIVITI

Per favore, disabilita AdBlock per continuare a leggere.

Bergamonews è un quotidiano online gratuito che non riceve finanziamenti pubblici: l’unica fonte di sostegno del nostro lavoro è rappresentata dalle inserzioni pubblicitarie, che ci permettono di esistere e di coprire i costi di gestione e del personale.
Per visualizzare i nostri contenuti, scritti e prodotti da giornalisti a tempo pieno, non chiediamo e non chiederemo mai un pagamento: in cambio, però, vi preghiamo di accettare la presenza dei banner, per consentire a Bergamonews di restare un giornale gratuito.
Vuoi continuare a leggere BergamoNews senza pubblicità? Scopri come su bergamonewsfriends.it