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Dalla presa della Bastiglia al crollo del muro di Berlino: quando l’anno termina col 9 è rivoluzione

Ogni volta che l’anno termina con il numero “9”, si sono verificati cambiamenti epocali, fatti che hanno segnato la fine di una fase storica e il preludio di un nuovo inizio.

Nove? Fa rima con rivoluzione. Non è un errore di scrittura e nemmeno un dettaglio per gli appassionati di numerologia o cabala, ma una constatazione che nasce guardando ai principali avvenimenti degli ultimi secoli.

Ogni volta che l’anno termina con il numero “9”, si sono verificati cambiamenti epocali, fatti che hanno rappresentato uno spartiacque scandendola fine di una fase storica e il preludio di un nuovo inizio. Si sono diffusi partendo ogni volta da determinati ideali che al termine di questi fermenti hanno trovato più o meno attuazioni: in alcuni casi sono stati mantenuti mentre in altri risultano totalmente o parzialmente traditi.

Facendo un minimo sforzo possiamo richiamare alla nostra memoria molti eventi che nel bene o nel male hanno segnando il corso dei tempi.

Pensiamo, per esempio, al 14 luglio 1789, il giorno in cui a Parigi avvenne la presa della Bastiglia. Una folla inferocita prese d’assalto ed espugnò la fortezza che rappresentava l’emblema dell’ancien régime e del governo dispotico della dinastia dei Borboni. La conquista di questa roccaforte assunse un enorme significato simbolico al punto di essere considerata il vero inizio della rivoluzione: il potere non era più nelle mani del re in quanto rappresentante di Dio ma nelle mani del popolo, come sostenevano i filosofi del diciottesimo secolo.

Nel 1849, invece, proseguì l’ondata dei moti rivoluzionari del 1848, che sconvolsero l’Europa in questo biennio. Lo scopo era quello di abbattere i governi della Restaurazione, per sostituirli con governi liberali. Il 9 febbraio 1849, in seguito a una rivolta nei territori dello Stato Pontificio, nacque la Repubblica Romana, governata da Carlo Armellini, Giuseppe Mazzini, e Aurelio Saffi. Terminò il 4 luglio 1849 a causa dell’intervento militare della Francia di Luigi Napoleone Bonaparte, il futuro Napoleone III, che per convenienza politica ristabilì l’ordinamento pontificio, in deroga a un articolo della costituzione francese. Quella della repubblica romana fu un’esperienza breve ma significativa nella storia dell’unificazione italiana, che rappresentava il suo obiettivo di fondo. Per questo, costituì una delle ispirazioni del Risorgimento, nonchè un banco di prova di nuove idee democratiche.

Sempre nel ’49, il 22 agosto, si spense la Repubblica di San Marco, che venne costituita a Venezia il 22 marzo 1848 a seguito dell’insurrezione della città contro il dominio austriaco. Dopo una strenua resistenza e una lunghissima battaglia per la propria libertà la città lagunare è costretta ad arrendersi agli austriaci. A piegarla fu una terribile epidemia di colera e un bombardamento che subì dal 13 al 22 agosto. Fu il disperato epilogo della prima guerra d’indipendenza ed ebbe pesanti conseguenze di carattere economico e sociale, ma fu un altro riferimento per la futura nascita dello stato italiano.

Proseguendo in questo escursus storico si giunge all’immediato primo dopoguerra. Un periodo segnato da crisi economica, disoccupazione e inflazione crescente che portarono a conflitti sociali e scioperi nelle fabbriche del centro-nord e all’avanzata del partito socialista Fra il 1919 e il 1920, nel cosiddetto biennio rosso, si verificarono lotte operaie e contadine che ebbero il loro culmine e la loro conclusione con l’occupazione delle fabbriche nel settembre 1920.

Benito Mussolini riuscì a fondere idee, aspirazioni e frustrazioni dei reduci della Grande Guerra, in un movimento politico che all’inizio ebbe un’ispirazione rivoluzionaria e si caratterizzò per la violenza contro gli oppositori. Il 23 marzo 1919 a Milano, si radunarono circa 120 ex-combattenti, interventisti, arditi e intellettuali, che fondarono i Fasci italiani di combattimento il cui intento era essenzialmente volto alla valorizzazione della vittoria sull’Austria-Ungheria e alla rivendicazione dei diritti degli ex-combattenti.

Il Diciannove è stato anche l’anno dell’occupazione di Fiume, contesa tra il Regno d’Italia e il Regno di Jugoslavia. La spedizione, guidata dal poeta Gabriele D’Annunzio, raggiunse la città adriatica il 12 settembre 1919, proclamandone l’annessione al Regno d’Italia.

Dopo il primo congresso nazionale del 1919, la lista dei Fasci italiani di combattimento si presentò alle elezioni, nel collegio di Milano, ottenendo 4.657 voti (0,08%) e nessun eletto, ma presto il ventennio fascista ebbe inizio.

Anche dopo la seconda guerra mondiale la ricorrenza del 9 tornò a farsi sentire. Il 2 gennaio 1959, Fidel Castro entrò vittorioso a Santiago de Cuba, segnando la fine della dittatura di Batista.

Il 1969 fa seguito ai fermenti del Sessantotto, la “rivoluzione dei costumi”, che modificò radicalmente la società italiana. Ma richiama alla mente anche la terribile strage di Piazza Fontana, con l’inizio degli “anni di piombo”.

Sempre nel 1969, il mattino del 21 luglio, alle 4.56 l’astronauta Neil Armstrong sbarcò sulla luna chiudendo la sfida spaziale che in quegli anni aveva impegnato Stati Uniti e Unione Sovietica, che hanno spostato tra le stelle la cosiddetta “Guerra fredda”. Nello stesso anno il 4 dicembre la repressione del movimento delle Pantere nere da parte della polizia di Chicago comporta una tragica battuta d’arresto delle lotte per i diritti civili degli afro-americani. Infine, a New York la rivolta di Stonewall segna la nascita e la diffusione del Movimento di liberazione gay in tutto il mondo.

Il 1979, invece, avvenne la rivoluzione iraniana. Cominciò il 1° febbraio di quell’anno, quando il religioso sciita Ruhollah Khomeini arrivò all’aeroporto della capitale, Teheran, dopo molti anni di esilio all’estero. Ad aspettarlo c’erano centinaia di migliaia di persone che nelle settimane precedenti avevano sostenuto la rivoluzione contro lo scià Mohammad Reza Pahlavi, il sovrano che governava in maniera autoritaria in Iran dal 1941. Khomeini era il religioso più carismatico: era diventato popolare grazie alle audiocassette di propaganda spedite clandestinamente dalla Francia, che gli avevano garantito un ampio seguito. In breve tempo divenne il leader della rivoluzione iraniana: marginalizzò tutte le altre forze politiche che avevano complottato contro lo scià, tra cui comunisti e nazionalisti, e impose un sistema di governo che non si era mai visto fino a quel momento, cioè un esecutivo nel quale veniva riconosciuto il ruolo di guida del giurista islamico sulla comunità dei credenti.

Spostandoci in Europa, nel 1989, avvenne la caduta del muro di Berlino: il 9 novembre 1989 è la data in cui la Germania Est annunciò l’apertura delle proprie frontiere. Non fu la conclusione vera e propria della guerra fredda, ma, di sicuro l’inizio di quella fine.

Più recentemente, nel 2009 cominciarono i fermenti che poi portarono alla “primavera araba”. Tutto è iniziato dopo il gesto disperato di un giovane laureato disoccupato, Mohammed Bouazizi che il 17 dicembre 2010 nella cittadina di Sidi Bouzid decise di darsi fuoco per protestare contro disoccupazione e corruzione dell’allora regime tunisino. Scaturì un movimento di proteste che si propagò a Tunisi, dove diversi giovani laureati disoccupati manifestarono per le strade della città e vennero colpiti duramente dalla polizia.

Le maggiori criticità erano la disoccupazione, soprattutto su quella dei neo-diplomati, e l’economia “parallela”, che portò a percepire il potere politico come una rete di interessi e clientele. Da qui crebbe una buona parte del malcontento che ha portato alle rivolte che avvennero tra dicembre 2010 e gennaio 2011.

Nel 2009 un gruppo di economisti tunisini diffuse clandestinamente uno studio intitolato “Limites, coûts et fragilités des performances économiques tunisiennes” nel quale si denunciava pubblicamente che: “L’importanza della fortuna accumulabile in Tunisia dipende dal grado di prossimità con il potere politico. Questa vicinanza apre le porte delle banche, permette d’ottenere prima di altri le imprese pubbliche privatizzate, autorizza il mantenimento di posizioni di monopolio in talune attività […] e conferisce uno statuto d’intermediazione senza licenza per accaparrarsi le commissioni in occasione delle vendite pubbliche”.

Venendo ai giorni nostri, il Venezuela sta attraversando una fase critica, con il leader dell’opposizione Juan Guaidó, che il 30 aprile 2019 si è autoproclamato presidente da una parte e il presidente Nicolàs Maduro, che ha denunciato l’accaduto come un colpo di Stato appoggiato dagli Stati Uniti. E la situazione è tuttóra delicata.

Ognuna di queste rivoluzioni è diversa dalle altre, nascono e si sviluppano in un determinato contesto e hanno motivazioni ogni volta differenti. L’elemento-base che hanno in comune è l’auspicio, anzi la convinzione, che la società in cui si vive possa cambiare lasciando spazio a scenari diversi, nuovi e alternativi. Da questa aspirazione prendono forma e si diffondono le idee e i progetti rivoluzionari.

Le nuove pagine di storia sono ancora tutte da scrivere, ma sicuramente essere a conoscenza di quanto accadde in passato è essenziale per vivere il presente con consapevolezza e per pensare a un futuro migliore.

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