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Linate chiude, torna il Bergamo-Roma: “E ci sono le condizioni per confermarlo”

Il direttore commerciale aviation di Sacbo esprime la massima fiducia sul collegamento che Alitalia opererà dal Caravaggio quattro volte al giorno per 3 mesi: "La richiesta c'è, il proseguimento dell'attività è più di una speranza".

Quando nell’agosto del 2002 Alitalia e Volare spostarono su Orio parte della loro attività di Linate, circa una sessantina di voli, Giacomo Cattaneo era un semplice addetto dell’area commerciale che da cinque anni lavorava in Sacbo.

Era un periodo di grandi trasformazioni per l’aeroporto di Bergamo che, guidato da Ilario Testa, aveva appena preso una delle decisioni più importanti e strategiche di sempre, aprendo la pista all’arrivo di Ryanair.

Diciassette anni dopo, Linate chiude nuovamente per manutenzione straordinaria della pista e per un restyling dell’area imbarchi e il panorama nei cieli lombardi è cambiato completamente: Orio è il terzo scalo italiano per traffico di passeggeri, le livree bianco-giallo-blu di Ryanair dominano la scena e Giacomo Cattaneo è diventato Direttore commerciale aviation di Sacbo.

Cattaneo, si ricorda come si viveva nel 2002 il trasloco dei voli da Linate?

Per quello che era il flusso dell’aeroporto in quel momento, lo spostamento di una sessantina di voli era qualcosa di notevole che occupava una quota importante del traffico. Richiese uno sforzo enorme di adattamento del nostro scalo, al punto che molto personale “amministrativo” era stato spostato dentro l’aerostazione, identificato con una giacchetta gialla, a supporto dei passeggeri che per la prima volta si trovavano a fare i conti con Orio.

E come era il clima ai piani alti di Sacbo?

Indubbiamente si voleva sfruttare l’occasione e ci riuscimmo. Finito quel periodo di chiusura, che allora fu solo di 3 settimane, Alitalia spostò alcuni collegamenti per Roma Fiumicino su Bergamo. Operava con degli MD80 (nella foto proprio sulla pista di Orio ndr), velivoli dalla capacità ridotta tra i 140 e i 160 passeggeri. Ma era un momento molto diverso del traffico domestico da e per Roma, con un’offerta altissima data l’assenza di collegamenti ad alta velocità che oggi invece sono molto concorrenziali. Proporzionalmente l’offerta di Alitalia era simile a quella che porteranno dal 27 luglio al 27 ottobre ma il mercato produceva più richiesta.

Siamo ad agosto 2002: sei mesi prima Sacbo aveva sfruttato al meglio un’altra occasione, quella che all’epoca era la scommessa delle low cost.

Il 14 febbraio Ryanair aveva aperto i suoi voli su Bergamo, con due collegamenti giornalieri per Francoforte Hahn. Ad aprile, con la stessa frequenza, aggiunse Londra Stansted. Ad agosto, con Linate chiuso, a Bergamo il vettore irlandese aveva 4 voli. Loro fecero circa 360mila passeggeri trasportati, l’intero aeroporto viaggiava sul milione e 300mila.

Da fine luglio Alitalia riporta a Bergamo il collegamento con Roma: manca da un po’ e il territorio, ciclicamente, torna sempre a richiederlo.

La compagnia di bandiera ha interrotto quelle operazioni a inizio 2012, sostituita poi da Ryanair ma su Ciampino, che è un prodotto ben diverso, il cosiddetto “punto a punto”. Poi c’è stata anche Blue Panorama che consentiva con un ottimo servizio di fare andata e ritorno in giornata e si sosteneva solo così. Ma di negativo aveva la poca flessibilità.

Secondo lei oggi, vista la concorrenza, il Bergamo-Roma può funzionare?

Il prodotto che porterà qui Alitalia ha tutte le caratteristiche per andare bene, poi è chiaro che dobbiamo aspettare il debutto dei voli. Opererà con un aereo medio-piccolo e quattro frequenze giornaliere: quindi ci sarà bisogno di meno gente per renderli commercialmente sostenibili e allo stesso tempo risponderà ai bisogni di tutte le componenti del mercato, dalle famiglie al business e anche per le connessioni con tutto il grande network Alitalia.

Quindi è fiducioso.

La domanda di traffico per Roma, dal territorio di Bergamo e dintorni, è molto alta e importante. Aggiungiamoci quello che dicevamo poco fa, che si può sfruttare la Capitale come punto di partenza per mete intercontinentali. Ma attenzione, vale anche il contrario: la nostra è un’area molto forte e industrializzata, indubbiamente negli scambi economici con Stati Uniti, Oriente o America Latina ci saranno persone che per business o turismo si interesseranno a Bergamo, alla provincia, al lago d’Iseo.

Come può competere col treno?

Dobbiamo contare sull’utenza locale. Se per un milanese può essere comodo venire a Orio per prendere un volo Ryanair per Stansted o Bari, difficilmente lo farà per Roma, collegata perfettamente da Linate, Malpensa e Milano centrale. Bergamo, Brescia, Brianza, Lecco, Como, parte della Valtellina, Crema, Cremona: quest’area è quella maggiormente interessata, senza grossi collegamenti ad alta velocità, un volo che in 50 minuti ti porta a Roma è sicuramente un ottimo prodotto.

E al termine dei tre mesi che fine farà il Bergamo-Roma? Non c’è margine per confermarlo?

La nostra speranza è proprio quella. Anzi, è molto di più di una speranza. Le discussioni fatte con Alitalia ci hanno permesso di mostrare loro tutti i vantaggi di cui parlavamo poco fa. Anche dopo la riapertura di Linate a nostro avviso ci saranno i presupposti per sostenere la rotta: magari non quattro al giorno, ma nemmeno solo una. La decisione, però, è tutta in mano ad Alitalia. Noi ribadiamo in ogni occasione che abbia senso, speriamo che la conferma possa arrivare e la sensazione è che una risposta l’avremo presto.

Chiusura di Linate nel 2002 e chiusura nel 2019: quali vantaggi portò allora e quali può portare oggi che Orio l’ha scavalcato di molto nella classifica degli aeroporti più importanti d’Italia?

Penso che il vantaggio, in entrambi i casi, sia lo stesso: un’ottima vetrina per Orio al Serio. All’epoca aveva una valenza notevole: l’aeroporto era piccolo, facevamo a malapena un milione di passeggeri e il trasferimento dei voli ci aveva dato un’esposizione e una visibilità importanti. Tutti si accorsero della nostra esistenza.
Oggi vale lo stesso ma con una finalità diversa: tutti sanno che esistiamo e che lavoriamo con grandi volumi. La mia sensazione, però, è che molti abbiano ancora una visione sbagliata di Orio: soprattutto chi non lo utilizza lo ritiene un aeroporto “low cost”, non in termini di voli ma di servizi e qualità. L’utenza business che si rivolge solitamente a Linate, invece, così potrà vedere e toccare con mano che i parcheggi sono molto vicini all’aerostazione, che ci sono sale vip dove sostare nella massima privacy, che abbiamo un servizio fast track e che in generale abbiamo un’infrastruttura che dal punto di vista dell’offerta e del design è molto bella.
L’augurio è che in questi tre mesi ci consentano di migliorare la percezione che hanno di noi soprattutto i passeggeri che non ci conoscono.

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