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La lettera (non più anonima) dei sacerdoti contro il vescovo: “I veri bersagli sono altri due prelati”

Venerdì 12 Araberara, il quindicinale diretto da Piero Bonicelli, in due pagine scritte da lui e da Aristea Canini, racconta che un prete si è recato in redazione a Clusone e ha svelato di essere uno degli autori.

Non è più anonima la lettera che un gruppo di sacerdoti qualche settimana fa ha inviato anche ai giornali con un esplicito attacco al vescovo di Bergamo Francesco Beschi e che Bergamonews, proprio perché senza firma, si era rifiutato di pubblicare.

Venerdì 12 Araberara, il quindicinale diretto da Piero Bonicelli, in due pagine scritte da lui e da Aristea Canini, racconta che un prete si è recato in redazione a Clusone e ha svelato di essere uno degli autori.

Ma c’è di più: dopo aver sottolineato e ribadito i contenuti e le critiche al vescovo fino a chiederne il trasferimento in un’altra sede per una serie di motivi tra cui la situazione del Seminario (7 studenti se ne sono appena andati), la decisone di istituire i maxi vicariati, i bilanci disastrosi della diocesi, l’autore afferma che l’accusa più pesante è da riferirsi a quello che definisce il “cerchio magico“, in particolare due collaboratori stretti di monsignor Beschi: Vittorio Nozza e Giulio Dellavite.

E, ancor più importanti sono le risposte del segretario generale della Curia: monsignor Dellavite infatti si chiama fuori dal cerchio magico e a sua volta, rilanciando le accuse dei suoi colleghi firmatari della lettera, incolpa dei problemi Vittorio Nozza (e in parte il vicario generale monsignor Davide Pelucchi) dichiarando di essere “solo il trombettiere del re“, quello che in sostanza pubblicizza le decisioni assunte da altri.

Insomma, attacchi diretti e incrociati, senza dimenticare che anche il precedente presule, Roberto Amadei “aveva suscitato malumori e mormorazioni per le sue scelte, accusato di essere di parte e aver premiato i ‘leccapiedi’”, scrive il direttore Bonicelli.

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