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Da Sorisole alla maglia gialla: chi è Giulio Ciccone, leader del Tour de France

Originario di Brecciarola di Chieti, si è trasferito a Bergamo a 18 anni: ha corso nella Palazzago e nel Team Colpack prima del passaggio a professionista.

Più che giallo, come la maglia che si metterà sulle spalle qualche minuto dopo, sul traguardo della sesta tappa del Tour de France Giulio Ciccone era nero di rabbia.

Deve esserci qualcosa, sulle pendenze terribili di Planche des Belles Filles, che mette in moto i talenti italiani della bicicletta: perchè le inesorabili ascese dei Vosgi che hanno visto trionfare a braccia alzate Vincenzo Nibali nel 2014 e Fabio Aru nel 2017 questa volta hanno sorriso al viso pulito del 24enne di Chieti.

Uno che alla sua prima partecipazione alla Grande Boucle ha centrato un’impresa che ai più non è riuscita in un’intera carriera.

Il bambino che sognando Marco Pantani dava le sue prime sgambate nella frazione di Brecciarola oggi guarda tutti dall’alto verso il basso nella classifica di quella che è considerata la corsa a tappe più importante del mondo.

Lo fa al termine di un’azione eroica, dopo una fuga interminabile e un secondo posto dietro al belga Dylan Teuns che proprio non gli è andato giù: nella polvere dello sterrato, ha superato il traguardo scuro in volto, con una smorfia di disappunto.

Era arrabbiato, confesserà al termine della tappa, perchè con l’obiettivo della vittoria così vicino si era dimenticato di poter diventare la nuova maglia gialla, due anni dopo Fabio Aru, ultima volta di un italiano.

E come Aru anche il 24enne teatino ha un forte legame con Bergamo, dove si è trasferito all’età di 18 anni per fare la sua prima esperienza da Dilettante con la maglia della Palazzago (ancora una volta, la stessa dove è cresciuto il corridore sardo).

Poi il Team Colpack di Almè, con una pioggia di successi tra Elite e Under 23 che hanno fatto da trampolino verso il professionismo: nel 2016 l’ingaggio da parte della Bardiani-CSF, squadra tutta italiana senza troppe pressioni che è quanto di meglio possa chiedere un giovane nel suo percorso di crescita.

Un salto importante, che lo scaraventa subito sulle strade del Giro e verso la sua prima vittoria alla corsa Rosa sul traguardo di Sestola.

Dopo un 2017 sfortunato, il 2018 è quello del rilancio: vince la tappa di Genova al Giro dell’Appennino, è quarto a Cervinia nel Giro in cui si piazza al secondo posto nella classifica degli scalatori dietro sua maestà Chris Froome.

L’ennesima “promozione” della carriera è di quest’anno, col passaggio alla Trek Segafredo, formazione World Tour che gli concede subito la possibilità di gareggiare al Giro: trionfa nella Lovere-Ponte di Legno, sedicesima tappa, con passaggio per primo sul Mortirolo, e vince la maglia azzurra di miglior scalatore.

Poi l’esordio alla Grande Boucle, col finale (per ora) che già sappiamo.

Umiltà, impegno, lavoro, sacrifici, sudore: Giulio Ciccone si è meritato sempre tutto in questo modo.

Lì, sul podio del Tour de France, con indosso la maglia bianca di miglior giovane e quella gialla di leader della generale è parso trattenere a stento le lacrime dall’emozione.

“Vi prego se è un sogno non svegliatemi, sono la nuova maglia gialla” ha scritto ancora incredulo in serata sul proprio profilo Instagram.

Tranquillo Giulio, ti assicuriamo che è tutto meravigliosamente vero.

(foto Fb Le Tour de France)

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