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Atalanta a San Siro, le ragioni del sì del Milan: “Ospitalità, rispetto e fair play”

Con una nota ufficiale la società rossonera ha annunciato e motivato il proprio benestare: e i tifosi della Curva Sud insorgono.

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“Crediamo che questa opportunità sia di beneficio non solo per l’Atalanta, ma per tutto il calcio italiano, poichè ispirata da importanti valori come il senso di ospitalità, il rispetto e il fair play”: con una nota ufficiale il Milan ha dato così il proprio benestare all’ipotesi che vedrebbe i nerazzurri in campo a San Siro nella loro prima storica partecipazione alla Champions League.

“Confermiamo di accogliere la richiesta dell’Atalanta di poter disputare gli incontri casalinghi della prossima Uefa Champions League allo stadio di San Siro. La nostra decisione è maturata nel rispetto del parere positivo del sindaco della Città di Milano Giuseppe Sala e dopo aver recepito il forte desiderio in tal senso della proprietà del Club bergamasco”.

Un segnale importante e una bella mano tesa dopo le parole ostili degli ultras rossoneri e soprattutto di quelli interisti che avevano preso una dura posizione in merito alla possibilità di ospitare una tifoseria da sempre rivale come quella atalantina.

Ma a preoccupare l’Atalanta erano state anche le parole del presidente del Milan Paolo Scaroni che, cauto, aveva annunciato che avrebbe tenuto conto del parere dei suoi tifosi prima di dare una risposta definitiva ai Percassi.

E non sono tardate le reazioni nell’ambiente del tifo organizzato milanista, con la Curva Sud che ha affidato a un comunicato la propria idea: “Il calcio moderno fatto solo di business e interessi economici sferra un altro colpo basso verso tutti i tifosi milanisti – scrivono -: il presidente dell’Atalanta, Percassi, ha chiesto di poter giocare a San Siro le partite di Champions League in cui la sua squadra sarà impegnata nella prossima stagione. Nel calcio che noi amiamo e difendiamo questa richiesta sarebbe stata rimandata al mittente con una grossa risata: vi siete vantati del vostro nuovo stadio e ora osate chiedere San Siro? Ma lo sa Percassi cos’ha chiesto? Lo sa Percassi cos’è San Siro? No che non lo sa, perché altrimenti non si sarebbe permesso di mettere in imbarazzo il Milan con questa richiesta, salutata con entusiasmo da tutti quegli ipocriti e perbenisti che girano e vivono intorno al calcio, ma che offende noi sostenitori rossoneri costretti anche a sopportare l’affronto di vedere giocare nel nostro stadio la squadra che è in Coppa dei Campioni a spese nostre”.

“Cosa direbbe – continuano – il presidente Percassi se un domani il Brescia chiedesse lo stadio dell’Atalanta per giocare in Coppa? Direbbe no o dovrebbe sottostare al precedente creato proprio da lui medesimo? […] È possibile che nel calcio non ci sia più rispetto per la passione dei tifosi, per la loro storia, per il loro cocciuto sentirsi parte di un mondo che ormai sembra far di tutto per trasformarli in clienti? San Siro, caro AC Milan, è casa nostra; il Gate 14 è la porta d’ingresso in casa nostra e nessuno invita ospiti indesiderati fra le proprie mura. […] Perché San Siro non è un teatro o un locale che si affitta, non è una villa per cerimonie: San Siro gronda di passione rossonera, di amore per il Diavolo, di milanismo, di quei valori che si sono tramandati di padre in figlio, di quella mentalità che da 51 anni distingue gli ultras milanisti da tutti gli altri. Percassi porti i suoi ragazzi a Reggio Emilia, scriva lì la storia della sua squadra lontano dallo stadio dei suoi tifosi, lontano da quella Bergamo che non sarà mai di casa a Milano. Siamo uomini, siamo tifosi milanisti, abbiamo le nostre ragioni e, soprattutto, i nostri sentimenti: sono quelli che chiediamo non vengano calpestati. Da nessuno, nemmeno dal Milan”.

Ma alla fine ha prevalso la linea della società e l’Atalanta può guardare con fiducia ai prossimi passi istituzionali da compiere: con l’approvazione dell’Inter che non è mai stata in discussione, ora per l’ufficialità manca l’autorizzazione di Prefetto e Questore di Milano da un lato e la sottoscrizione di un contratto con la società che gestisce San Siro (Milan e Inter detengono il 50% ciascuna delle quote) dall’altro.

Infine il capitolo Uefa, solo una formalità: al massimo organismo calcistico continentale è sufficiente sapere almeno con venti giorni d’anticipo quale sarà la sede delle partite casalinghe, cambiando l’ultima indicazione del Mapei Stadium di Reggio Emilia con quella della Scala del calcio.

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