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Aggredì la moglie, dopo la condanna torna a casa e lo rifà: di nuovo in carcere

La donna lo aveva accolto per una seconda possibilità. Riconosciuta l'aggravante della recidività e condannato a 12 anni

Quattro anni fa aveva aggredito la moglie. Era finito in carcere e, una volta uscito, era tornato a casa. Lo scorso gennaio ha di nuovo cercato di ucciderla con un coltello. Per questo Massimo Strazzullo, 48 anni, ieri è stato condannato in abbreviato (con sconto di un terzo della pena) dal gup Lucia Graziosi a dodici anni di reclusione per tentato omicidio.

Secondo gli inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Laura Cocucci, l’aggressione, avvenuta a inizio anno nell’abitazione della coppia alle Ghiaie di Bonate Sopra, è stata provocata dal rifiuto a un rapporto sessuale e dal fatto che il 48enne era sotto l’effetto di cocaina. Rosetta Muscerino era finita in prognosi riservata all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, con un polmone perforato e diverse lesioni all’addome.

Dopo aver colpito la consorte, Strazzullo era salito a bordo della Renault Megane di famiglia, lasciando a casa sconvolto il figlio 24enne e cominciando una fuga di una manciata di ore, con i carabinieri sulle sue tracce. Fino alla resa, nel tardo pomeriggio dello stesso giorno, in via San Giovanni Bosco a Bergamo. Era stato segnalato alle forze dell’ordine da alcuni passanti che lo avevano notato accasciato accanto alla vettura.

La vittima era parte civile al dibattimento con l’avvocato Marta Vavassori. Il giudice le ha riconosciuto una provvisionale di 10mila euro.

L’uomo, già detenuto nel carcere di Bergamo, attraverso il proprio legale, l’avvocato Federico Viviani, aveva chiesto l’assoluzione per incapacità di intendere e di volere e, in subordine, il riconoscimento di un vizio parziale di mente. Poco prima della sentenza, Strazzullo ha detto: “Mi dispiace per quello che è successo”. Ma non è bastato a convincere il giudice.

Sulle spalle di Strazzullo pesava il precedente del 2015, contestato dall’accusa come aggravante, teoria accolta dal gup che ha riconosciuto la recidività. In quell’occasione aggredì la moglie all’ora di pranzo, fuggì e rapinò un negozio di parrucchiere per procurarsi i soldi per la droga. Per quell’episodio l’uomo aveva patteggiato e una volta scontata la pena, nell’estate scorsa, era stato accolto in casa dalla moglie, per una seconda possibilità. Che ha sfruttato nel peggiore dei modi.

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