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I 50 anni di Space oddity: David Bowie, la Luna e l’alienazione

Usciva esattamente 50 anni fa, l’11 luglio 1969, pochi giorni prima dello storico “sbarco sulla luna”, operato dalla missione Apollo 11.

Torre di Controllo a Maggiore Tom, prendi le tue pillole di proteine e mettiti il casco, Torre di Controllo a Maggiore Tom, comincia il conto alla rovescia, accendi i motori, controlla l’accensione e che Dio ti assista, dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due, uno; partenza!”.

In questi versi troviamo il Major Tom, un uomo o meglio un’astronauta immaginario, nato nel lontano 1969, che inizia il suo lungo viaggio nello spazio verso il “nostro” satellite. A farlo vivere fu David Bowie, nella canzone “Space Oddity”, che usciva esattamente 50 anni fa, l’11 luglio 1969, pochi giorni prima dello storico “sbarco sulla luna”, operato dalla missione Apollo 11.

Il camaleonte

Major Tom lanciò Bowie nell’orbita delle classifiche mondiali, dopo che quest’ultimo trascorse un periodo iniziale difficile, tra una serie di singoli fallimentari e un album d’esordio che non ha avuto il suo dovuto successo, tra la fine di una relazione amorosa con Hermione e una burrascosa lite durante la registrazione del video promozionale di “Love you till Tuesday”; la carriera di David parve ormai declinarsi definitivamente, il turbamento si consolidò.

Ma questa condizione assente e solitaria portò il giorno successivo alla scrittura della prima versione di “Space Oddity” e la bozza di un personaggio che cambierà per sempre le sorti del cantante. Sarà il principio di una serie di entità che l’artista incarnerà e interpreterà, assumendo quella che oggi definiamo una forma di camaleontismo ed è proprio con questa espressione che Bowie si aggiudica il merito di essere riconosciuto come il simbolo del mutamento perenne, del travestimento e dell’irrequietezza: l’artista più influente della storia del rock cadeva sulla Terra.

Ogni personaggio ha la sua storia e spesso queste stesse storie rispecchiano l’essenza di Bowie. La vicenda del Major Tom non a caso ebbe origine in un momento complicato di inizio carriera del cantante, tanto che in diverse interviste ha affermato che il brano parla del “sentirsi soli”, dell’”alienazione” dell’uomo, e lui stesso ha continuato dicendo che si immedesimava nel protagonista. È il racconto di un ufficiale astronauta vestito con una stretta tuta argentata e un elmetto spaziale, che viaggia nello spazio con destinazione “Luna”.

Major Tom

Il brano si apre con la partenza del “razzo” e Tom chiuso dentro in un “barattolo di latta”: il mondo è in fermento alla notizia del suo arrivo, lui è inconsapevole di essere diventato una “star” sulla Terra, riferendoci al testo ”and the papers want to know whose shirts you wear”, ovvero “e i giornali vogliono sapere che marca di camicia porti”. Assurdo, qui all’umanità non interessa la conquista dello spazio da parte del personaggio, specula sulla marca della sua camicia e qui emerge l’ambiguità della fama tra mero commercio e appagamento dell’ego.

L’astronave ha il pilota in automatico e il protagonista si affida completamente all’intelligenza artificiale. Improvvisamente emerge un problema con la radio, rendendo la comunicazione difficoltosa con la superficie terrestre, ma Major Tom non ci sta, si ribella, disinteressandosi di cosa gli uomini possano dire o pensare di lui e ammirato dalla bellezza e dal misterioso panorama che si erge all’esterno dell’”astronave”, decide di uscire, inizia a fluttuare nello spazio e scopre la verità: la Terra è piccola, lontana e blu, il tutto avvolto da un silenzio sublime.

Il Pianeta Terra è blu” recita il testo e ricorda le parole del primo uomo che andò in orbita nel 1961, Jurij Gagarin, cosmonauta sovietico, che osservando il Globo, rimase estasiato, aggiungendo che “da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini”. Ma blu in inglese “blue” significa anche triste, e negli ultimi versi di “Space Oddity” vuole comunicare malinconia.

Major Tom è malinconico, rassegnato e accetta il proprio destino ormai deciso, lasciandosi trasportare dall’immensità e dal caos spaziale, tra un misto di meraviglia e timore. “Penso che la mia astronave sappia quale via seguire” dice Tom, ormai abbandonato nel proprio oblìo, ma padrone di sé stesso, al di sopra delle ideologie e della tecnologia. La storia poteva in quell’epoca essere malaugurante per chi a breve avrebbe compiuto l’impresa storica dell’Apollo 11, ma nonostante tutto la BBC il 20 luglio 1969 accompagnò il momento del primo allunaggio proprio con le note di “Space Oddity” e questo scatenò l’ilarità di Bowie per l’incompatibile associazione.

Le atmosfere

Aldilà delle secondarie interpretazioni, come il possibile “stupido flirt con l’eroina” che Bowie ebbe l’anno precedente tali da proiettarne l’immagine sul Major Tom, un tossico in stato di decomposizione, ripresa tra l’altro in “Ashes to Ashes”, singolo uscito nel 1980, il testo divenne una sorta di sfogo per il Duca Bianco per la tempestosa situazione sentimentale e artistica che stava attraversando, ritagliandosi un momento di solitudine, staccandosi dal resto del mondo per rimanere da solo con sé stesso e con i propri pensieri. Si parla quindi del totale isolamento al fine di superare ogni barriera di controllo e inoltre come dichiarò lo stesso David, la canzone fu scritta per raccontare anche il sogno americano: “C’era la grande esplosione tecnologica americana che ha spinto questo ragazzo nello spazio, ma una volta arrivato lì non è del tutto sicuro del motivo per cui è lì. Ed è lì che l’ho lasciato”.

La musica di “Space Oddity” evoca in maniera magistrale gli stati d’animi, i colori e le reazioni del Major Tom, a partire dai tratti evocativi della prima parte con la voce e la chitarra acustica, accompagnati dal conto alla rovescia della Torre di controllo in sottofondo, che annuncia il decollo della navicella per lanciare il nostro protagonista nello spazio.

Poi il brano diventa più grave con le note dissonanti della chitarra elettrica e gli effetti dello stilofono e infine esplode in tutta la sua grazia con l’utilizzo del mellotron. Il suono è unico, spaziale e atroce e accompagna la perdizione del ragazzo, tanto da ricordare “Atmospheres” di Ligeti che segue il viaggio allucinatorio dell’astronauta Dave Bownman nel film “2001: Odissea nello spazio”, che dopo aver dominato la capacità distruttiva del computer di bordo Hall 9000, abbandona l’astronave Discovery. Giunto nell’orbita di Giove va incontro a un grande monolito, che si riempie di stelle spingendolo ad elevate velocità attraverso il cosmo, verso pianeti lontani e inizia un viaggio nella luce, nei colori, nelle forme, nei miscugli e nel mistero della materia, insieme allo sguardo esterrefatto e spaventato dell’astronauta che ha delle visioni, si lascia trasportare e si rassegna di fronte all’ignoto.

Odissea nello spazio

odissea nello spazio

Il film di Stanley Kubrick non a caso catturò e ispirò David Bowie che lo portò a comporre e scrivere “Space Oddity”. Il titolo del brano inoltre cita per assonanza quello della pellicola Kubrickiana: al posto di “Odissea”, in inglese “Oddisey”, troviamo “Oddity”, che indica una cosa dispari, strana, quindi la traduzione diventa “Stranezza nello spazio”.

Nel film “l’uomo supera lo stadio animale con la tecnologia e raggiunge lo stato del superuomo, liberandosi di quella stessa tecnologia”: Dave ha fatto ricorso alla sua istintività animale per demolire Hall 9000, l’entità pericolosa e onnipresente. È un film quello di Kubrick che rappresenta miliardi di storia del genere umano, dove tutto nasce, si sviluppa e muore, affermando l’eterno ritorno nietzschiano. Secondo Nietzsche, l’uomo è un viandante che grazie alla scienza riesce ad emanciparsi dalle tenebre del passato e dalle certezze precostituite, un passo decisivo per divenire oltreuomo proprio come fa l’astronauta: si libera dalla sicurezza, da Hall.

Il viaggio costituisce la necessità di riscoprire l’autenticità dell’uomo, che il mondo della tecnologia e delle ideologie ha coperto. Bowie percepì questa necessità, tanto da attribuirsi attraverso le sue successive trasformazioni il mito del Superuomo. Solo attraverso il Major Tom David riuscì a compiere un gesto di ribellione, isolandosi da un mondo che a quell’epoca era travolto dal dualismo ideologico tra forze in contrapposizione, come Usa e Urss nel bel mezzo della Guerra Fredda, ed era un atto quello del distacco ancora più incisivo di quello che poteva forse essere la lotta studentesca dell’anno prima o Woodstock.

luna

Un piccolo passo…

La certezza è che David Bowie si immedesimò nell’astronauta e ci ha invitato e lo fa tuttora attraverso la sua arte, ad avvicinarci al ragazzo allo scopo di riflettere sul nostro vissuto e oltrepassare delle barriere imposte dall’evoluzione, riscoprendo la nostra vera natura, l’autenticità e l’istinto umano. “Questo è un piccolo passo per un uomo, un gigantesco balzo per l’umanità” disse Neil Armstrong appena mise piede per la prima volta sulla superficie lunare e come non dargli torto, perché quell’impresa non fu solo un trionfo del progresso tecnologico, ma soprattutto dell’umanità, del suo coraggio e della sua bellezza autentica.

Ognuno di noi si rivede in Major Tom e ce lo portiamo dentro, ma dobbiamo prendercene cura perché il suo isolamento non deve cadere nell’impotenza e nell’oscurità, ma deve costituire un trampolino di lancio per la rinascita.

Space Oddity” è il capolavoro dei capolavori, che apre un ciclo vitale e lo chiude con l’ultimo album “Blackstar”, nel quale si scorge la presenza del Major Tom sotto forma di teschio: ora David Bowie è ritornato tra le stelle e fluttua nell’infinito.

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