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“Addio calcio, ora faccio il falegname”: la storia dell’ex atalantino Tantardini

Una carriera sfortunata, chiusa a 26 anni dopo infortuni e operazioni chirurgiche: "Non potevo continuare così, ora lavoro nell'azienda di famiglia"

Dal calcio professionistico alla falegnameria è un attimo, soprattutto se la sfortuna ti ha preso di mira. Per Riccardo Tantardini il mondo del pallone è il passato dall’inizio di luglio. Da quando si è presentato a Salò per rescindere il contratto lo legava fino al 2020 alla Feralpi e per salutare tutti.

L’addio calcio a 26 anni, ad attenderlo c’è una vita nuova: farà il falegname nell’azienda di famiglia.

Lui che ha fatto tutta la trafila delle giovanili dell’Atalanta, finendo nella Primavera di Gallo (con gente come Andrea Conti, Mattia Caldara e Roberto Gagliardini), da oggi si occuperà di larici, ciliegi e abeti.

“Lavoro nel magazzino – ha spiegato a La Gazzetta dello Sport -. Devo imparare bene misure, materiali, ricambi. Studio le caratteristiche dei vari legni. Poi, se sarò in gamba, arriverò alla scrivania. L’azienda è come una squadra, bisogna andare d’accordo con tutti, remare dalla stessa parte, mantenere l’equilibrio”.

Riccardo Tantardini ha giocato sette stagioni con la Feralpi Salò
Riccardo Tantardini

Dopo aver chiuso con l’Atalanta, Tantardini è diventato una colonna portante della Feralpi Salò, dove è rimasto per sette anni.

La decisione di arrendersi l’ha maturata poco per volta: “Mi è spiaciuto moltissimo – ha raccontato -, perché giocare a calcio è sempre stato il mio obiettivo, ma non ce la facevo più, non potevo andare avanti con questi dolori, vivere nella precarietà, non sapere se puoi allenarti e come e quando”.

Riccardo Tantardini col napoletano Lorenzo Insigne
Riccardo Tantardini

I maggiori problemi glieli ha portato quel ginocchio sinistro rotto in circostanze sfortunate nel 2016: “Mi stavo allenando su un campo in provincia, in sintetico tra l’altro, ho messo male il piede e mi sono rotto i legamenti. Sono stato operato tre volte, perché nel primo intervento il chirurgo ha sbagliato tutto e peggiorato le cose. Sono rimasto fermo quasi due anni”.

Ma non è finita qui: “Mi sono rotto anche due vertebre per una ginocchiata di un avversario contro il Teramo e un ossicino dell’occhio per una gomitata in allenamento”.

Insomma, troppa sfortuna e troppi dolori da sopportare. Anche per un ragazzo di appena 26 anni innamorato del calcio.

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