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Toto Wolff, da Pedrengo alla Formula 1 con Hamilton: “Che spasso quando dice ‘alura’” fotogallery

Abbiamo intervistato Orlando Redolfi chiedendogli di raccontarci gli anni con Toto Wolff e per conoscere meglio il suo team.

“Un uomo vero, collaborativo e perfezionista”. Così Orlando Redolfi, patron del team Autorlando Sport e titolare del centro assistenza Porsche di Pedrengo, parla di Toto Wolff, oggi direttore esecutivo della Mercedes, che in passato è stato uno dei suoi piloti.

L’attuale top manager della scuderia tedesca di Formula 1 ha fatto parte della squadra nel 2002 e nel 2003 conquistando risultati importanti: era un giovane e promettente pilota sulla trentina d’anni, ma aveva già tutte le qualità per avere successo. Un biennio che si inserisce nella lunga carriera di Orlando, definito “il migliore preparatore Porsche che l’Italia possa vantare nel mondo” dallo storico settimanale Autosprint al Motor Show di Bologna 2018 in occasione della consegna del prestigioso “Casco d’Oro”, vero e proprio Oscar dei motori sportivi. Un riconoscimento che premia i successi ottenuti in qualità di meccanico e pilota.

Abbiamo intervistato Orlando Redolfi chiedendogli di raccontarci gli anni con Toto Wolff e per conoscere meglio il suo team. Accanto a lui c’è la figlia Rossella, responsabile della logistica.

Come è iniziata la collaborazione con Toto Wolff?

Un nostro pilota, Philipp Peter, era il suo tutor professionale. Toto Wolff voleva perfezionarsi e lui gli propose di correre in un campionato europeo a ottimi livelli. Così gli indicò il nostro team: avrebbe potuto partecipare alla FIA GT, una manifestazione completa di un certo livello, guidando una nuovissima Porsche, la 996 GT 3 RS classe NG/T e contando su una squadra in grado di gestire questa vettura. Così è nato il progetto, che ha dato ottimi risultati.

Che piazzamenti avete conquistato?

Per il campionato mondiale FIA GT, nel 2002 con Wolff e Peter abbiamo raggiunto il terzo assoluto nella categoria N/GT e il primo assoluto a Oschersleben (Germania). Tra le gare ricordiamo il nono assoluto a Brno (classe 3) e l’ottavo a Oschersleben (classe 1). Nel 2003, invece, per il campionato italiano N/GT, con Wolff e Stefano Valli abbiamo realizzato il nono assoluto.

Toto Wolff e Orlando

E che tipo di pilota era Toto Wolff??

Era un gentleman-driver con la mentalità di un professionista. Aveva valori solidi che gli permettevano di unire all’abilità tecnica ottime qualità umane: era un signore, una persona appassionata e affidabile, in poche parole un uomo vero, serio e chiaro. Era un perfezionista contraddistinto da una grande capacità di analizzare e gestire le problematiche con un approccio collaborativo con il team. Ritengo che questo sia il mix alla base del suo successo: tutti questi aspetti oggi come in passato gli permettono di essere un leader con cui non si fatica a confrontarsi.

Siete rimasti in contatto?

Si, ci lega un rapporto di profonda e reciproca stima. Ne ho avuto la conferma quando nel 2008, sei anni dopo che si è conclusa la sua esperienza nel team, ci ha proposto di partecipare a un suo innovativo progetto per una gara di 24 ore: ci ha fatto molto piacere che avesse pensato a noi. Più in generale, siamo in contatto tuttóra: recentemente gli ho inviato una raccolta di articoli relativi all’esperienza che ha vissuto qui e ci ha ringraziato.

Ricorda qualche aneddoto particolare?

Sono tanti, anche se più che un singolo episodio conservo il ricordo del lavoro svolto quotidianamente che ha portato a tante soddisfazioni.

Una curiosità: c’è chi giura che Toto Wolff parli benissimo il bergamasco. È vero?

(sorride, ndr). Si esprime molto bene in italiano, poi sa pronunciare anche qualche parola nel nostro dialetto, come “alùra” o “pòta”.

Toto Wolff e Orlando

Gli anni con Wolff si inseriscono nella storia del suo team. Quando è iniziato tutto?

Il progetto del team è nato sin da quando ho aperto la mia prima officina nel 1972. L’obiettivo è sempre stato quello di preparare le macchine per correre alle gare di rally o in pista a seconda dei programmi di volta in volta prefissati. Prima di aprire la mia attività nel 1965, a 17 anni, sono stato assunto dalla concessionaria Bonaldi, quando si trovava in via Angelo Mai, come magazziniere ma poco dopo spiegai al responsabile dell’officina il mio desiderio di lavorare sui motori e divenni meccanico. Inizialmente mi occupai delle Guzzi, poi delle Wolkswagen e in seguito delle Porsche. Alla fine del 1966 la Porsche organizzò degli stages alla sede di Weissach per i migliori meccanici segnalati dalle rispettive strutture, Bonaldi fece il mio nome e mi recai in Germania per sei mesi.

E come andò?

Tutto bene. Fu un’esperienza molto importante e, dopo un anno andai nuovamente in Germania per altri sei mesi, poi ritornai in Italia per svolgere il servizio militare. Terminata la leva, sulla scia della passione per le auto sportive, ho lavorato a Brescia da Enrico Bonomelli, che avevo incontrato in Germania. Partivo al mattino presto con la mia Cinquecento e rincasavo la sera tardi, ma mi piaceva molto: riparavo solo automobili da corsa e ho conosciuto tanti piloti gentleman-driver. Poi ho affittato un garage da mia zia a Pedrengo e tutto è iniziato: nel 1972 ho aperto la mia prima officina specializzata nella riparazione di Porsche. La struttura attuale è stata allestita nel 1983 e successivamente potenziata. Nel tempo l’attività è cresciuta ma lo spirito è rimasto lo stesso: come dico sempre “noi siamo il negozio dei balocchi”.

Autorlando Sport

In che senso?

Chi prepara le auto deve avere più passione di chi le acquista: il nostro obiettivo è mettere il pilota nella condizione di poter competere al meglio. Preparare una corsa richiede mesi di lavoro: i pochi minuti in cui si svolge sono il risultato di una lunga e attenta preparazione e basta un imprevisto per rovinare una stagione. Tutti i dettagli devono essere seguiti al top considerando le esigenze dei piloti e quelle degli organizzatori: la sinergia della squadra, quindi, è essenziale e bisogna essere sempre pronti per ogni evenienza. Ogni gara è a sè e ci sono tanti fattori che possono incidere sul risultato: una minima disattenzione può rompere gli equilibri e avere pesanti ripercussioni. Inoltre, è necessario guardare sempre alla competizione successiva cercando di migliorare. Ma c’è un altro aspetto fondamentale: contare su persone motivate perchè se sei appassionato diventi anche qualificato.

E quali sono i risultati che avete conquistato recentemente?

Abbiamo avuto tante soddisfazioni nel rally, nella GT2, GT3 e GT4 sia a livello nazionale sia europeo. Negli ultimi anni ci siamo concentrati su quest’ultima categoria e nel palmarès spiccano: nel 2016 il terzo posto all’European GT4 Series Porsche 997 GT4 con Giuseppe Ghezzi e Alessandro Giovanelli; nel 2017 il primo posto all’European GT4 AM con Giuseppe Ghezzi e il secondo posto all’European GT4 AM con Manuele Mengozzi; nel 2018 secondi all’European GT4 AM con Giuseppe Ghezzi e Alessandro Giovanelli.

Autorlando Sport

Per concludere, quali sono i prossimi progetti per il futuro?

Ogni anno definiamo programmi che sappiamo di poter seguire al top. Ora abbiamo scelto di dedicarci alla GT4 nazionale con due Cayman 718 MR. Guardiamo sempre avanti pronti a cogliere nuove sfide.

E tra i suoi piloti c’è qualcuno che potrebbe seguire le orme di Toto Wolff?

È difficile fare paragoni, perchè ognuno ha le proprie peculiarità. L’obiettivo, come sempre, è fare il massimo con il budget e i piloti su cui possiamo contare.

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