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Salì sulla Sea Watch, multato Maurizio Martina: “Ci avevano autorizzato”

Denuncia e sanzione per il parlamentare bergamasco del Partito Democratico che a gennaio salì a bordo della nave Ong insieme al collega Matteo Orfini: "È una vicenda che va chiarita fino in fondo perché fa emergere un cortocircuito pericoloso"

Denunciati e multati per essere saliti a bordo della Sea Watch 3: è il provvedimento preso nei confronti di Maurizio Martina e Matteo Orfini, deputati del Partito Democratico, che a gennaio al largo di Siracusa andarono sulla nave della Ong bloccata dal governo per svolgere il ruolo di sindacato ispettivo.

Martedì 9 luglio i due si sono presentati volontariamente alla Capitaneria di porto di Siracusa per riferire sui fatti dello scorso 28 gennaio: la prima reazione fu la denuncia per aver violato l’articolo 650 del codice penale (“Inosservanza dei provvedimenti dell’autorità per ragioni di giustizia o sicurezza pubblica”), per aver disobbedito a un divieto di avvicinamento alla nave.

“E mesi dopo siamo stati multati – racconta Orfini – L’accusa è di non aver osservato le norme di polizia relative alla libera pratica sanitaria. Peccato che le cose non andarono così. Prima di salire incontrammo in prefettura prefetto e comandante della capitaneria ai quali notificammo la nostra intenzione di salire per verificare le condizioni della nave. Esercitando così le nostre prerogative parlamentari di sindacato ispettivo. Fummo autorizzati, tanto che le istituzioni in questione ci aiutarono a organizzare la logistica del breve tragitto di avvicinamento alla nave e comunicarono alla Sea Watch che eravamo autorizzati a salire a bordo. Ma quando tornammo a terra fummo denunciati. Da quelle stesse istituzioni che ci avevano autorizzato a salire a bordo”.

“Con i nostri legali iniziammo a costruire una memoria difensiva che non solo è servita a smontare le accuse, ma ha evidenziato un fatto molto grave – continua il presidente del Pd – Qualcuno ha scelto di denunciare dei parlamentari di opposizione che nel pieno della legge stavano semplicemente facendo il loro lavoro. E quel qualcuno sono corpi dello Stato che rispondono al governo. Non sappiamo chi abbia dato l’ordine e perchè, ma vogliamo capirlo. Perchè non è normale in uno Stato di diritto”.

Una ricostruzione confermata in blocco dal bergamasco Martina: “Ci siamo mossi nel solco di ciò che la Costituzione dispone per l’esercizio del mandato parlamentare. Abbiamo informato e condiviso i passi con le autorità preposte che prima ci hanno autorizzato salvo poi denunciarci e multarci per le nostra attività ispettiva. È una vicenda che va chiarita fino in fondo perchè fa emergere un cortocircuito pericoloso”.

Foto Pietro Sparaco

 

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